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Narcotraffico gestito da calabresi e bulgari, 30 arresti

Calabria

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UN’organizzazione bulgara, erede diretta della «vecchia» mafia di Sofia, e una 'ndrina trapiantata in Piemonte ma collegata alla cosca Bellocco di Rosarno alleate nell’importazione via mare di cocaina dal Sud America e nella successiva distribuzione sui principali mercati europei. È una inedita «multinazionale del narcotraffico» quella scoperta e smantellata dai carabinieri del Ros che, nell’ambito dell’operazione «Magna Charta», hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 30 indagati. Sette trafficanti sono stati arrestati in Lombardia, Piemonte e Veneto, gli altri tra Bulgaria, Spagna, Olanda, Slovenia, Romania, Croazia, Finlandia e Georgia. 

Le indagini – hanno spiegato in una conferenza stampa, nella sede del Comando provinciale di Roma, i vertici del Ros, i generali Giampaolo Ganzer e Mario Parente - sono partite nel 2005 proprio in Piemonte, da una «costola» calabrese riconducibile a clan di Rosarno.

Presto è emerso il collegamento con i bulgari, che avevano sedi operative in Italia, Spagna e Croazia, e bulgari sono stati i primi corrieri finiti in manette con singoli carichi di droga intercettatati negli scali aerei di Milano e Amsterdam. Il vero «salto di qualità» c'è stato però quando la droga ha cominciato ad arrivare dal Sud America a bordo di grandi «navi madre», nella tratta oceanica, e di velieri opportunamente dotati di doppi fondi dirottati verso le Baleari e l’isola di Madeira: gli specialisti delle importazioni, secondo gli investigatori, erano i fratelli italiani Fabio e Lucio Cattelan, che si preoccupavano di reclutare anche gli skipper. 

Dopo il doppio sequestro – nel febbraio del 2007 – di sei tonnellate di cocaina stivate sul «Blaus VII» e sull'"Oct Challenger», e l’arresto di sette membri di equipaggio, il «cartello» ha provato a rifarsi delle perdite: il boss dei bulgari, Evelin Nicolov Banev, detto «Brendo», contattato dal trafficante padovano Antonio Melato, ha noleggiato una barca a vela e una motonave per importare altri 3mila chili di stupefacente, ma una grave fuga di notizie sulle indagini in corso (responsabile un magistrato bulgaro, oggi non più in servizio), ha convinto l’organizzazione a rimandare tutto a tempi migliori.

Al momento degli ultimi arresti, anche Antonio Melato e il figlio Alessandro, «pizzicato» a Dubrovnik, stavano organizzando una nuova spedizione, stavolta sulla rotta africana. Mentre due degli skipper italiani avrebbero perso la vita durante una tempesta al largo delle coste portoghesi: di loro si sono perse le tracce mentre andavano al «rendez vous» con una delle «navi madre» cariche di cocaina. 

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