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L'odissea di un Intercity tra Roma e Reggio
Due locomotori guasti, alla fine si cambia treno

Calabria

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«ABBIAMO dovuto fare di corsa ma almeno quell’Intercity, il 553, l’abbiamo preso» hanno inizialmente pensato i passeggeri del Frecciabianca 9775 che domenica scorsa, provenienti da Genova, sarebbero dovuti arrivare alla stazione Termini 50 minuti prima delle 12:40, orario di partenza del Roma–Reggio Calabria. 

Per “problemi nella composizione dei vagoni” i viaggiatori si son dovuti però far bastare appena 5 minuti. Le peripezie però sono iniziate davvero quando a Napoli per “un malfunzionamento elettrico a due vetture” il ritardo cresceva a 40 minuti. Pur non essendo in programma, la sosta obbligata alla stazione di San Lucido. Agli inutili tentativi di “metterci una pezza” per il proseguo del viaggio i macchinisti hanno dovuto necessariamente richiedere che da Paola giungesse una motrice sostitutiva. 

Che il “nuovo” componente di locomozione avesse una durata inferiore al precedente ha rappresentato il passaggio dal reale all’assurdo. Visto che il secondo guasto del treno è avvenuto in galleria, subito dopo Vibo, il viaggio è degenerato nel drammatico: il pianto di molti bambini negli scomparti in cui, per l’assenza delle tendine ai finestrini, non era possibile evitargli la visione prolungata del totale buio esterno; diffusi inoltre i malori fra gli anziani che, a causa dell’ambiente chiuso, dopo la prima ora d’attesa, hanno accusato difficoltà respiratorie per l’ulteriore ora e mezza d’attesa. Un terzo locomotore, stavolta agganciato in coda al treno, lo ha riporta a Vibo dove, dopo un’altra mezz’ora d’attesa si è deciso di chiedere ai passeggeri di spostarsi su un altro convoglio per giungere al capolinea di Reggio Calabria centrale, invece delle ore 20:00, intorno alla mezzanotte. 

«Indescrivibile», il commento generale dei viaggiatori. Di fatto sono occorsi circa undici ore per un viaggio che dalla Capitale avrebbe dovuto giungere sino in riva allo Stretto in poco più di sette ore. Il tutto senza neppure la distribuzione di una sola bottiglietta di acqua fresca fra i passeggeri, piccoli o anziane che fossero. Fra le ultime dichiarazioni raccolte si è potuto evincere il muoversi dei primi passi volti alla costituzione di un comitato spontaneo che si chiamerà appunto “Intercity 553” per la richiesta a Trenitalia dei danni morali dovuti alla durata ed alle condizioni “disumane” di viaggio. Ed ancora «Con i fatti la dimostrazione che il taglio dei treni a lunga percorrenza, specie quelli che passavano dalla Locride, non è servito ad ottimizzare il servizio su quelli fatti salvi». Commento conclusivo: «Tanto, di tempo per stilare un elenco con i relativi recapiti dei malcapitati compagni di viaggio dell’altro ieri ne abbiamo avuto, mancava solo che la radio mandasse quella canzone che fa, ahi settembre partirò». 

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