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La vicenda: scomparse dal 2004 senza denuncia
E lui che si giustifica: «Mi vergognavo di dirlo»

Calabria

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UNA denuncia fatta solo cinque anni dopo la sparizione di due donne, ma con indagini che non portarono a nulla. Un uomo che non attiva le pratiche per ottenere la sua pensione e vive in ristrettezze, con una casa abbandonata a sporcizia e incuria ma una maniacale attenzione per il giardino. Due scheletri femminili coperti solo da biancheria intima, trovati 8 anni dopo e solo perchè una seconda denuncia rinnova un’indagine mai chiusa. La vicenda di Castelvolturno, culminata questa mattina all’alba con il fermo di Domenico Belmonte, 72 anni, ex direttore sanitario del carcere di Poggioreale a Napoli per omicidio volontario e sottrazione di cadavere, lascia ancora molte ombre sul destino della moglie Elisabetta Grande e della figlia Maria. 

Due donne inghiottite dal nulla in una comunità indifferente, che vede ogni giorno la Citroen verde della donna parcheggiata sotto casa ma non vede più mamma e figlia entrare e uscire dalla villetta di Baia Verde. Il fascicolo, affidato all’aggiunto Luigi Gay, viene aperto in Procura nel novembre 2009. Il procedimento viene iscritto a modello 45 dopo che Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta, un mese prima ha sporto denuncia per irreperibilità. Voleva parlare con la sorella, dice, «per risolvere delle questioni patrimoniali». I carabinieri vanno a casa Belmonte, e l’ex direttore sanitario dice loro che non ha notizie di moglie e figlia dal 18 luglio 2004. L’informativa dei militari dell’Arma arriva in procura solo nell’agosto 2011, «a seguito sollecito», annota nel decreto di fermo il pm Silvio Marco Guarriello. E nell’ottobre di un anno fa i carabinieri bussano alla porta di Lorenzo Grande a Catanzaro, e si vedono consegnare un certificato di residenza avuto dall’uomo, che ha scoperto che le due abitano a Napoli nel quartiere Montecalvario. Altri accertamenti a quell'indirizzo danno esito negativo. Solo il 23 agosto scorso, Grande denuncia di nuovo la scomparsa di sorella e nipote. 

A questo punto le indagini prendono una piega diversa e una accelerazione. Emerge con più chiarezza che le due donne non sono andate via spontaneamente: tra l’altro stavano avviando un’attività commerciale. Si arriva alla perquisizione della villetta e al macabro ritrovamento dei resti in una intercapedine del pavimento che serve a proteggere l’abitazione dall’umidità del terreno. «Ho avuto qualche battibecco con mia moglie – dice Domenico Belmonte agli inquirenti questa notte, continuando a negare di sapere dei corpi nascosti – e per evitare problemi sono andato nella casa di Napoli. Altre volte era mia moglie che andava a vivere a Napoli e io la andavo a riprendere e la riportavo a casa». Le discussioni, aggiunge, erano legate alla sua attenzione eccessiva per il lavoro. Ma «con mia figlia andavamo d’accordo – sottolinea – mai nessun dissapore, l’ho cresciuta con il respiro. Ritengo sia andata via per non lasciare sola la madre. Mi sento in colpa per averle trascurate, non per la loro morte». Difficile credergli, argomenta il pm. I cadaveri non possono essere stati portati dove erano in un momento successivo alla morte, erano composti e depositati «con cura» in un posto di facile accesso a Belmonte e in cui lui ha ammesso di aver fatto piccoli lavori di manutenzione. 

C'era poi una separazione di fatto dei coniugi, come movente, che poteva causare all’uomo quella «vergogna» che lui asserisce gli ha impedito di denunciare la scomparsa di moglie e figlie. Ma soprattutto la testimonianza di una amica di Maria, alla quale la donna confessò un rapporto conflittuale con il padre, fatto anche di abusi, non esclusi quelli sessuali, e fin da bambina, abusi di cui la madre era a conoscenza. Il decreto di fermo è stato emesso anche per il «concreto pericolo di fuga» e di reiterazione del reato.

(Agi)

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