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Scomparsi a Crotone, il padre torna a casa
il figlio diventa un collaboratore di giustizia

Calabria

Tempo di lettura: 
6 minuti 50 secondi

 

di ANTONIO ANASTASI
CROTONE – Il padre è tornato a casa ieri sera, si è fatto una doccia e poi è andato in caserma dai carabinieri. Il figlio collabora con la giustizia, stando a una voce che non viene smentita in ambienti investigativi. «Non posso accettare che voci di popolo descrivano mio figlio come un probabile collaboratore di giustizia», dice, però, Maria Oliverio, mamma di Domenico Foschini, il 31enne del quale non si hanno notizie dallo scorso 14 novembre. Eppure la «voce di popolo», come la chiama la signora Oliverio, non viene smentita in ambienti investigativi. Probabilmente il giovane Foschini sta collaborando con la giustizia. Forse perché temeva che potesse succedergli qualcosa. Forse perché è stato coinvolto in un fatto criminoso accaduto di recente o avevano tentato di coinvolgerlo. Forse perché ha detto un “no” che è stato letto come uno sgarro in ambienti malavitosi. Non sembrano esserci profili di convenienza dietro una simile scelta poiché il giovane non rischia, per una rapina per la quale fu arrestato nel marzo scorso, condanne pesantissime. Più misteriosa, invece, sembrava la scomparsa del padre del ragazzo, Giovanni Foschini, 65enne, uscito di casa sabato scorso per andare a cercare il figlio. «E’ in stato di shock», ha detto la moglie al Quotidiano subito dopo il rientro. Ai carabinieri l’uomo ha raccontato di aver vagato a piedi e di essere rimasto  in città.
Nonostante non siano mai stati coinvolti in vicende di ‘ndrangheta, le parentele di padre e figlio sono in odore di mafia e questo fa riflettere gli inquirenti. Domenico Foschini, in particolare, è nipote di un pezzo da novanta nel panorama della criminalità organizzata locale, stando a quanto riferiscono gli inquirenti, come Gaetano Barilari. Uno che, imputato nel processo Herakles per mafia e narcotraffico, in Appello ha avuto ridotta a 6 anni e 8 mesi una condanna a 14 anni inflittagli in primo grado, ma la Cassazione, nel febbraio scorso, ha annullato con rinvio e ora il pg chiede 16 anni. Nell’ottobre 2010, nell’ambito del processo Harem, la Cassazione gli ha ridotto a 3 anni e 4 mesi una pena di 10 anni e 8 mesi per narcotraffico, ritenendo insussistente l’ipotesi dell’associazione a delinquere. Ma sono soltanto alcune delle vicende giudiziarie in cui l’uomo è stato implicato. Quindi, gli investigatori più esperti escludono che qualcuno possa aver osato far sparire il nipote di Barilari. Ma passiamo ai fratelli di Giovanni, anche loro zii di Antonio. Luigi Foschini ha avuto ridotta in Appello a 8 anni e 8 mesi di reclusione la condanna inflitta in primo grado nel marzo 2010 ma la Cassazione annullò con rinvio la sentenza. Nello stesso processo fu prosciolto in Appello Antonio Foschini (che in primo grado ebbe 6 anni e 8 mesi) ma adesso dovrà ridecidere un collegio in diversa composizione. Il primo, secondo la Dda di Catanzaro, nell’ambito della cosca Vrenna Bonaventura Corigliano aveva il compito di compiere intimidazioni ai danni di commercianti e imprenditori che non erano disponibili a pagare il pizzo; il secondo si sarebbe occupato del traffico di stupefacenti. Intanto, il pg chiede 10 anni per Antonio e 15 anni e mezzo per Luigi. Nel processo Pandora, per Luigi Foschini è stata chiesta in Appello la conferma della condanna a quattro anni, inflitta nel luglio 2011 in primo grado, per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ai danni dei costruttori del residence Le Palme. 
Ben poca cosa sono i precedenti di Domenico Foschini, che pure ha avuto a che fare con la giustizia, rispetto a quelli degli zii (si consideri che è anche nipote del pentito Vittorio Foschini, ex braccio destro del capo del “locale” di ‘ndrangheta di Milano Franco Coco Trovato). L’obbligo di dimora gli era stato inflitto in seguito all’arresto, in concorso con due presunti complici, per rapina aggravata ai danni di un artigiano, suo ex datore di lavoro, peraltro aggredito a bastonate. Il giovane è noto alle forze dell’ordine anche per reati  di droga.

CROTONE – Il padre è tornato a casa ieri sera, si è fatto una doccia e poi è andato in caserma dai carabinieri. Il figlio collabora con la giustizia, stando a una voce che non viene smentita in ambienti investigativi. «Non posso accettare che voci di popolo descrivano mio figlio come un probabile collaboratore di giustizia», dice, però, Maria Oliverio, mamma di Domenico Foschini, il 31enne del quale non si hanno notizie dallo scorso 14 novembre. Eppure la «voce di popolo», come la chiama la signora Oliverio, non viene smentita in ambienti investigativi. Probabilmente il giovane Foschini sta collaborando con la giustizia. Forse perché temeva che potesse succedergli qualcosa. Forse perché è stato coinvolto in un fatto criminoso accaduto di recente o avevano tentato di coinvolgerlo. Forse perché ha detto un “no” che è stato letto come uno sgarro in ambienti malavitosi. Non sembrano esserci profili di convenienza dietro una simile scelta poiché il giovane non rischia, per una rapina per la quale fu arrestato nel marzo scorso, condanne pesantissime. Più misteriosa, invece, sembrava la scomparsa del padre del ragazzo, Giovanni Foschini, 65enne, uscito di casa sabato scorso per andare a cercare il figlio. «E’ in stato di shock», ha detto la moglie al Quotidiano subito dopo il rientro. Ai carabinieri l’uomo ha raccontato di aver vagato a piedi e di essere rimasto  in città.Nonostante non siano mai stati coinvolti in vicende di ‘ndrangheta, le parentele di padre e figlio sono in odore di mafia e questo fa riflettere gli inquirenti. Domenico Foschini, in particolare, è nipote di un pezzo da novanta nel panorama della criminalità organizzata locale, stando a quanto riferiscono gli inquirenti, come Gaetano Barilari. Uno che, imputato nel processo Herakles per mafia e narcotraffico, in Appello ha avuto ridotta a 6 anni e 8 mesi una condanna a 14 anni inflittagli in primo grado, ma la Cassazione, nel febbraio scorso, ha annullato con rinvio e ora il pg chiede 16 anni. Nell’ottobre 2010, nell’ambito del processo Harem, la Cassazione gli ha ridotto a 3 anni e 4 mesi una pena di 10 anni e 8 mesi per narcotraffico, ritenendo insussistente l’ipotesi dell’associazione a delinquere. Ma sono soltanto alcune delle vicende giudiziarie in cui l’uomo è stato implicato. Quindi, gli investigatori più esperti escludono che qualcuno possa aver osato far sparire il nipote di Barilari. Ma passiamo ai fratelli di Giovanni, anche loro zii di Antonio. Luigi Foschini ha avuto ridotta in Appello a 8 anni e 8 mesi di reclusione la condanna inflitta in primo grado nel marzo 2010 ma la Cassazione annullò con rinvio la sentenza. Nello stesso processo fu prosciolto in Appello Antonio Foschini (che in primo grado ebbe 6 anni e 8 mesi) ma adesso dovrà ridecidere un collegio in diversa composizione. Il primo, secondo la Dda di Catanzaro, nell’ambito della cosca Vrenna Bonaventura Corigliano aveva il compito di compiere intimidazioni ai danni di commercianti e imprenditori che non erano disponibili a pagare il pizzo; il secondo si sarebbe occupato del traffico di stupefacenti. Intanto, il pg chiede 10 anni per Antonio e 15 anni e mezzo per Luigi. Nel processo Pandora, per Luigi Foschini è stata chiesta in Appello la conferma della condanna a quattro anni, inflitta nel luglio 2011 in primo grado, per tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ai danni dei costruttori del residence Le Palme. Ben poca cosa sono i precedenti di Domenico Foschini, che pure ha avuto a che fare con la giustizia, rispetto a quelli degli zii (si consideri che è anche nipote del pentito Vittorio Foschini, ex braccio destro del capo del “locale” di ‘ndrangheta di Milano Franco Coco Trovato). L’obbligo di dimora gli era stato inflitto in seguito all’arresto, in concorso con due presunti complici, per rapina aggravata ai danni di un artigiano, suo ex datore di lavoro, peraltro aggredito a bastonate. Il giovane è noto alle forze dell’ordine anche per reati  di droga.

 

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