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Esami falsi all'Unical, patteggiano in tre
Due di loro dovranno rinunciare alla laurea

Calabria

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COSENZA - Prime condanne in vista per i presunti falsi esami alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria. Tre studentesse (due laureate e una laureanda) hanno infatti proposto, tramite i loro avvocati di fiducia, il patteggiamento della pena a 6 mesi e 20 giorni di reclusione a testa per falso e frode informatica. Una pena ridotta sulla quale influiscono  la scelta del rito e le generiche.
Il pm Antonio Bruno Tridico, della procura di Cosenza, e la collega Alessia Miele,  di Catanzaro, hanno dato il loro consenso. La parola ultima spetta adesso al gip di Catanzaro, che valuterà la congruità della pena.
Si procederà quindi con l’emissione della prima sentenza di “Centodieci e lode”, inchiesta aperta nella primavera del 2011 dalla procura di Cosenza su denuncia presentata dal rettore dell’Unical, Giovanni Latorre.
Le tre studentesse hanno sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità e le due che nel frattempo si erano laureate rischiano ora la revoca del titolo. A una sono stati contestati 12 esami; a un’altra 10 e alla terza  nove. Prove che erano state inserite - forse con la complicità di segretari compiacenti - come “superate” nei rispettivi piani di studio e che, invece, non sarebbero state mai sostenute davanti ai professori. Si sospettano false firme sugli statini o l’ingresso nel sistema informatico dell’università per modificare i dati.
 Gli stessi pm Tridico e Miele in questi giorni hanno firmato le richieste di rinvio a giudizio per 61 persone sempre coinvolti nell’inchiesta “Centodieci e lode”. Tredici in tutto, invece, le richieste di archiviazione. Queste ultime riguardano quegli studenti ai quali è stato contestato un modesto numero di esami, che alla fine sono risultati “puliti”. Sono cioè usciti fuori gli statini che hanno confermato il reale superamento.
 Anche in questo caso si attendono le determinazione dell’ufficio gip di Catanzaro, che entro questo fine settimana dovrà procedere con le notifiche ai diretti interessati.
 
 La maggior parte degli indagati che ora rischiano il rinvio a giudizio sono studenti. Ci sono anche una tutor, tre addette alla segreteria e un docente. Gli esami contestati spaziano dal 2004 al 2011.  Il tutto ha avuto inizio dalla denuncia di un docente di Lettere che non riconobbe la firma apposta sullo statino di una laureanda. Il prof  informò l’allora  preside di Lettere e Filosofia Raffaele Perrelli. Quindi la denuncia in Procura, col relativo fascicolo affidato al pm Tridico, Nel corso delle indagini gli agenti della Digos di Cosenza hanno acquisito numerosi incartamenti, relativi alla carriera universitaria degli indagati. Sono stati analizzati piani di studi e libretti universitari;  controllato il sistema informatico per la registrazione degli esami (“Uniwex”). Ora le prime ufficiali ammissioni di responsabilità, con tanto di patteggiamento della pena.

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