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Unibas, numeri, qualità, ricerca e riduzione dei costi. Ecco dove intervenire

Basilicata

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L’inaugurazione dell’anno accademico della Universita’ della Basilicata dovrebbe essere un momento di riflessione sul futuro dell’Ateneo nel quadro della grave crisi sociale ed economica della Regione. Gli ultimi dati sulla disoccupazione e sulla struttura formativa dei senza lavoro, il 60 per cento possiede la licenza elementare e della scuola media inferiore, richiamare tutti ad una seria valutazione sul ruolo del sistema scolastico e in particolare sul futuro della Università lucana che non riesce a superare la soglia dei diecimila iscritti mentre chiude corsi di Laurea ,e’ assente nel comparto dell’alta Formazione ed e’ praticamente senza ruolo nell’ambito della ricerca in settori strategici come l’energia, l’automobile e l’agro-alimentare. Sul mancato sviluppo e sulla capacità di attrazione pesa la grave carenza dei servizi agli studenti. Storici sono i ritardi nella realizzazione della casa dello studente e poche i sono le borse di studio che l’Ardsu fornisce ogni anno. Del tutto assente e’ la capacità di costruire relazioni con altre regioni e con i Paesi del Mediterraneo. I tagli alle risorse finanziarie prodotte dai governi hanno certamente avuto riflessi negativi. E’ evidente a tutti che la gestione finanziaria dell’ateneo, che poggia su una spesa sostanzialmente quasi tutta vincolata per il personale, non potrà solo contare solo sul contributo della Regione. Il nodo decisivo per una prospettiva riguarda’ la qualita’ dell’offerta formativa, formazione post laurea compresa, e almeno il raddoppio degli iscritti. In questo quadro, tenuto conto dell’esigenza di affrontare il tema della formazione continua, compresa quella dei formatori bisognerebbe pensare ad un progetto di sviluppo strutturato su elementi e contenuti inediti per alzare il livello dei saperi e della ricerca. E’ possibile prevedere che il ministro Fabrizio Barca, che tanto ha fatto per rilanciare la spesa e la qualità degli investimenti dei fondi europei, contribuira’ a nutrire il confronto sul futuro dell’Universita’ lucana con idee e progetti. Rimane intatta per il gruppo dirigente dell’Ateneo la necessita’ affrontare con piu’ forza e impegno la costruzione di un piano di miglioramento delle attivita’ didattiche e dell’offerta dei servizi necessari agli studenti, anche attraverso una profonda riforma dell’Ardsu. Bisogna eliminare gli sprechi, le duplicazioni. Le inezie nel comparto della ricerca. Oggi l’universita’ ha tre sedi e molti immobili inutilizzati da tempo, comprese le decine di serre che potrebbero avere altre funzioni. Occorre una razionalizzazione anche per diminuire i costi di gestione. Necessita uno scatto, una profonda ristrutturazione dei costi e nuove entrate. Quando nel 1981, a Palazzo Chigi, nel corso della trattativa sui contenuti della Legge 219 sulla ricostruzione, la delegazione lucana della federazione unitaria Cgil, Cisl e Uil, sostenuta con forza in particolare da Luciano Lama ,rivendico e ottenne l’inclusione nel disegno di legge della norma per la liberalizzazione della Universita’ in Basilicata fu scelta la strada di coniugare ricostruzione e crescita culturale. E’ bene ricordare tutto questo in occasione del trentennale anche per evitare di cadere in uno stanco rituale incentrato solo sul ricordo. La Basilicata ha bisogno di sviluppo, di lavoro e di crescita dei saperi. 

* Presidente Cseres 

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