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Via l'acqua e con essa i soccorsi d'urgenza
a Sibari resta una densa coltre di fango

Calabria

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Sibari – Un silenzio quasi assoluto avvolgeva ieri, all’imbrunire, il Parco Archeologico di Sibari. L’orecchio attento a malapena percepiva un leggero ronzio che proveniva dalla zona di Porta Nord. Al posto di guardiania due custodi. Severi e attenti. Non permettono a nessuno, se non debitamente autorizzato, di varcare la soglia del cancello di ingresso dell’area archeologica della Sibaritide. L’occhio nota subito. Non ci sono più le potenti idrovore dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Cosenza, del Consorzio di Bonifica di Trebisacce e della Coldiretti Calabria, così come non ci sono più i mezzi della Protezione Civile regionale. 
Restano operative solo 4 idrovore di proprietà della Soprintendenza e una quinta dovrebbe iniziare a “pompare” questa mattina, con l’esclusivo compito di mantenere l’acqua a livello della falda per tenere “umida” la spessa coltre di fango presente su tutta l’area archeologica. Così è stato deciso ieri mattina dopo che i tecnici della Sovrintendenza e il vice comandante provinciale dei Vigili del Fuoco hanno effettuato un sopralluogo su tutta l’area. Le potenti idrovore hanno concluso il loro prezioso lavoro. Il loro rumore assordante ha accompagnato per ben otto giorni, ininterrottamente, il lavoro incessante e solidale dei veri “angeli del fango”, che giorno e notte hanno provveduto a far funzionare senza sosta quelle insostituibili macchine che sono riuscite ad aspirare ben 200 mila metri cubi di acqua che il fiume Crati, esondando, lo scorso venerdì 18 gennaio, aveva rigettato, con la violenza della “piena”, sui 5 ettari di area archeologica oggi per lo più coperta da una spessa e appiccicosa coltre di fango. 

CASSANO jONIO (CS) - Un silenzio quasi assoluto avvolgeva ieri, all’imbrunire, il Parco Archeologico di Sibari. L’orecchio attento a malapena percepiva un leggero ronzio che proveniva dalla zona di Porta Nord. Al posto di guardiania due custodi. Severi e attenti. Non permettono a nessuno, se non debitamente autorizzato, di varcare la soglia del cancello di ingresso dell’area archeologica della Sibaritide. L’occhio nota subito. Non ci sono più le potenti idrovore dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Cosenza, del Consorzio di Bonifica di Trebisacce e della Coldiretti Calabria, così come non ci sono più i mezzi della Protezione Civile regionale. Restano operative solo 4 idrovore di proprietà della Soprintendenza e una quinta dovrebbe iniziare a “pompare” questa mattina, con l’esclusivo compito di mantenere l’acqua a livello della falda per tenere “umida” la spessa coltre di fango presente su tutta l’area archeologica. Così è stato deciso ieri mattina dopo che i tecnici della Sovrintendenza e il vice comandante provinciale dei Vigili del Fuoco hanno effettuato un sopralluogo su tutta l’area. Le potenti idrovore hanno concluso il loro prezioso lavoro. Il loro rumore assordante ha accompagnato per ben otto giorni, ininterrottamente, il lavoro incessante e solidale dei veri “angeli del fango”, che giorno e notte hanno provveduto a far funzionare senza sosta quelle insostituibili macchine che sono riuscite ad aspirare ben 200 mila metri cubi di acqua che il fiume Crati, esondando, lo scorso venerdì 18 gennaio, aveva rigettato, con la violenza della “piena”, sui 5 ettari di area archeologica oggi per lo più coperta da una spessa e appiccicosa coltre di fango. 

 

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