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Arrivederci, è stato bello conoscersi

Basilicata

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Scrive il sommo poeta nazionale: “Era già l’ora che volge il disìo ai navicanti, / e ‘ntenerisce il core”. E’ questo il sentimento del mio cuore nell’apprestarmi a scrivere l’editoriale di commiato dai lettori. Alla mia finestra nevica copiosamente in questo febbraio 2013 e la moviola dei ricordi ritorna ad un altro sabato, era l’aprile del 2007 e c’era il sole, quando assumevo la direzione del Quotidiano della Basilicata e scrivevo il primo editoriale di presentazione ai lucani. A quel tempo mi rivolgevo a un pubblico esiguo e diffidente, oggi è enormemente allargato e molto più partecipe della narrazione svolta. Sono stati circa sei anni vissuti pericolosamente e che mi hanno regalato grandi emozioni e soddisfazioni insieme a qualche naturale amarezza. Trovavo una terra che il racconto nazionale rubricava a genere “noir”, con una comunicazione lenta e piuttosto ferma. Sono partito dalle notizie.

Ho avuto la fortuna d’incontrarne di straordinarie negli avvenimenti che svelavano orditi romanzeschi e tremende suggestioni. Giorno per giorno insieme ai miei colleghi abbiamo cominciato collettivamente a cambiare passo e mentalità. Non è stato semplice, ma la credibilità e l’affidabilità del Quotidiano della Basilicata nel corso degli anni mi rendo conto che è arrivata a livelli impensabili. E’ stato un merito non solo mio, ma di quel “Noi” che ha saputo allargareil giornalismo partecipato che a quel tempo era una formula fredda e che l’arrivo dei social network e il dispiegarsi della Rete ha ampiamente certificato stravolgendo tutto e tutti. Non siamo stati proni a nessuno. Abbiamo polemizzato con le firme stellari e i volti televisivi di successo quando eravamo convinti di sostenere il giusto, abbiamo cambiato posizione e campo quando la realtà mostrava il suo volto, siamo stati sempre assestati sul meridionalismo e la difesa dei valori costituzionali non negando parola e diritto di replica a nessuno. Non siamo mai stati il bollettino acefalo di procura ufficiali e parallele e in quel complesso viottolo insieme alle notizie abbiamo sempre cercato di portare dibattito e ragione. La dialettica con il Potere è stata irruente ma leale. Abbiamo sostenuto i referendum sull’acqua e il nucleare, dato credito al rinnovamento dei giovani, ci siamo schierati con la politica contro il qualunquismo, spesso seduti dalla parte del torto. Giorno per giorno, riunione per riunione, notizia per notizia, abbiamo raccontato fatti, posto e imposto gerarchie, smascherato propaganda, spesso difendendo gli ultimi. Vado via con l’ultima soddisfazione regalatami dalla mia redazione. Una commerciante strappata ad un’ingiusta cella in una vicenda di ordinaria malagiustizia. 

Nella nostra gerarchia abbiamo valorizzato i talenti lucani dello spettacolo e della cultura. Abbiamo reso protagonisti i giovani che sanno farsi valere altrove e che vorremmo veder ritornare. Abbiamo proposto modelli, chiesto riforme,  e scelto protagonisti di riferimento che non sempre saranno stati quelli giusti, ma che in piena onestà intellettuale pensavamo potessero essere i migliori per la nostra terra. Quando guardo i calanchi o penso alla sconosciuta donna anziana che accolse i miei figli in casa a Pietrapertosa offrendogli succhi di frutta e gabinetto mi accorgo di appartenere a questi luoghi. Nei momenti difficili leggo i versi di Giulio Stolfi e ritrovo pace sentendomi parte di quel mondo anche se consapevole delle nuove trasformazioni. In questi anni ho molto dialogato con tante persone, mi sia però concesso di simbolicamente farle rappresentare dall’eretico e controverso Andrea Di Consoli, costruendo con lui un difficile e anomalo racconto, che pur da posizione diverse, ha cercato di sbrogliare la difficile matassa di una regione eccezionale, un’invenzione della politica, grande ma poco antropizzata, che sono convinto possa disvelare nuova Utopia e sfatare il luogo comune di terra piccola, di cafoni, abbandonata che sempre qualcuno tenta di smembrare disperdendone memorie e potenzialità. Nel 2007 arrivavano in Basilicata un direttore calabrese e un caporedattore campano che avevano anche due figli. Un editore puro senza altri interessi in Basilicata, ancora una volta, dava carta bianca e mandato pieno per nuovi ambiziosi obiettivi. 

Qui ho trovato la mia esperienza professionale più compiuta come direttore. In passato avevo diretto amici e persone che avevo scelto e a cui mi legavano sentimenti precedenti. Trovammo una squadra già fatta da modificare nelle mentalità, usi, attitudini. Abbiamo scovato i demoni e le passioni che li pervadevano e giornale dopo giornale siamo riusciti a trovare l’amalgama giusto. Non è stato facile. Ma le lacrime visibili che qualcuno ha versato dopo il mio saluto alla redazione sono un premio sentimentale senza eguali. Avevo sempre inseguito competitor in altre esperienze senza mai poterli raggiugere. In Basilicata abbiamo ottenuto allunghi e sorpassi che restano. Abbiamo visto bollettini di vendita che nessuno immaginava, aumentato il peso del Quotidiano nel dibattito pubblico in misura significativa. Purtroppo abbiamo avuto la ventura di incrociare la più grande crisi editoriale planetaria dai tempi di Gutemberg ad oggi. E’ motivo di soddisfazione aver tutelato i livelli occupazionali, e permettemi un plauso al fiduciario Alfonso Pecoraro, per le ottime relazioni sindacali avute con lui in questi anni. Tutte le aziende editoriali affrontano la crisi o con prepensionamenti o con licenziamenti dell’organico penalizzando la base redazionale. Le circostanze e le determinazioni nel nostro giornale permettono una ristrutturazione in alto (ma non solo) con una scelta interna che coincide con il mio abbandono della direzione. Questo permetterà investimenti diversi e valorizzazione del corpo redazionale che potrà vedersi riconoscere le attese e giuste premialità grazie alla lungimiranza di un editore dallo sguardo lungo che intende allargare la sua missione su basi innovative e di conquista di altri mercati. Sono per natura irrequieto e circa ogni lustro cambio funzione e sfera d’interesse. Il mio ruolo, dopo tante soddisfazioni, è giunto ad un capolinea. Ho avuto diverse proposte professionali da vagliare, ma ho scelto quella che mi consentisse di restare più vicino alla mia famiglia e che mi permettesse di vivere una mia passione culturale mai troppo soddisfatta. 

Confesso anche di essere tornato a vivere il mio essere di parte in modo diverso, a non poter esser più terzista. Un giornale locale è inadatto a reggere una linea editoriale tanto ingombrante in una Regione per giunta senza alternanza. La mia nuova responsabilità pubblica riguarderà solo la mia persona. L’editore ha scelto come mio successore Lucia Serino. Dopo le sue valutazioni, la proprietà non ha temuto di dover affrontare critiche su presunti conflitti d’interesse o urla scomposte. Lucia Serino è al suo trentennale di professione ed è caporedattore dei giornali del gruppo Dodaro da 18 anni. Ha lavorato con la macchina da scrivere e sa cosa è un proto. Ha scritto per i principali quotidiani campani, ha collaborato con il Corriere della Sera, un suo celebre scoop fece storia sulla stampa nazionale. E’ stata mia maestra professionale insegnandomi molto, prima di diventare coppia. E’ una “giornalista, giornalista” proprio come racconta il film “Fortapasc” su Giancarlo Siani. Politicamente laica, crociana convinta, su posizioni e suggestioni culturali ben differenti dalle mie. 

Ogni giornale ha l’impronta indelebile del suo direttore. So bene che il Quotidiano di Lucia Serino non sarà più quello di Paride Leporace. Lo dimostrerà ai lettori, al Partito-Regione, ai cretini che non mancano mai, al dibattito pubblico con le sue scelte e sensibilità. Che sono quelle di una donna del Sud, di quelle donne da sempre tenute lontane dai posti di comando per arretratezza culturale e che hanno dovuto faticare il triplo di noi uomini che ci distraiamo spesso dagli impegni familiari. Sono lieto quindi di consegnare il giornale alla prima donna direttore di un quotidiano in Basilicata, un valore simbolico importante che si lega alla storia di questa terra. La mia lettera di dimissioni all’editore non è stata burocratica. Ho aggiunto poche righe ringraziando Francesco e Antonella Dodaro, presidente e amministratore della Luedi, per la libertà massima che mi hanno concesso in tutti questi anni. Tutto quello che si è prodotto è stato frutto delle mie scelte senza condizionamenti e gli errori che pur sono stati sicuramente commessi, sono a me imputabili. Mi scuso se ho offeso qualcuno, ma se è avvenuto non c’è mai stato astio o cattiveria gratuita da parte mia. Ho detto ai miei colleghi che libertà, questa parola, è un bene prezioso per loro. Rara in forme così totali nel nostro mestiere. Ripaga di tante amarezze e difficoltà e ti consente di andare a dormire con la coscienza a posto la sera quando analizzi la tua giornata. La continueranno ad usare al meglio al vostro servizio. Questa è una certezza. 

Lascio questa esperienza con un “arrivederci” al gruppo editoriale che mi ha formato come uomo e professionista, quando nuove irrequietezze agiteranno la mia futura maturità sarò a disposizione per altre avventure e funzioni, al servizio di un editore da sempre impegnato nel migliorare le sorti del Sud e dei suoi territori. Ora l’ora volge veramente al desio di un nuovo giorno. Per me tramonta il sole di un periodo di grandi soddisfazioni e se ne apre altro di nuova trama; a chi resta auguro la miglior fortuna e altri successi, invidioso di non poterli più condividere con voi.

Buona vita a tutti i lettori del Quotidiano della Basilicata.

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