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Affare Eni, Donato Viggiano scrive al Quotidiano:
«Mia moglie quasi ci perdeva»

Basilicata

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Titolo ad una sola riga
Catenaccio light per primo piano da non modificare - CATEGORICO
di LEO AMATO
POTENZA - «L’unico affare mia moglie lo ha fatto riuscendo a disfarsi di quelle quote societarie cedute ad un altro socio, ad un prezzo identico a quello di ingresso, riuscendo così a limitare le perdite nell’operazione a 18mila euro». 
E’ quanto dichiara il direttore generale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata. Ieri mattina Donato Viggiano ha replicato così all’inchiesta del Quotidiano della Basilicata che ha portato alla ribalta gli affari della moglie con alcuni imprenditori nell’orbita dell’Eni. Grazia Panetta, così si chiama “la signora ambiente”, di mestiere fa l’insegnante di matematica nel liceo classico Giustino Fortunato di Pisticci. Ma a giugno del 2010 ha deciso di lanciarsi nella libera intrapresa. Per la prima volta nella vita, stando ai dati raccolti dalla Camera di commercio di Potenza. Fatto sta che giusto un mese prima il marito aveva ricevuto l’incarico da parte della giunta appena nominata dal due volte presidente Vito De Filippo. 
Stando a Viggiano il proposito di costituire quella società in Val d’Agri andrebbe fatta risalire a molto tempo prima «sulla base dell’idea di un amico imprenditore che conosciamo da oltre 10 anni e che ha sviluppato attività di varia natura nella valle intravedendo con altri 4 soci opportunità nel settore dei servizi di ingegneria generale, e a beneficio delle aziende che operano sul territorio.». L’«amico» sarebbe un imprenditore di Polla da tempo nell’orbita dell’Eni, ma tra i soci c’è anche un altro misterioso personaggio, che in passato risulta residente nei paraggi del quartier generale della compagnia del cane a sei zampe. 
Tempo poco più di un anno comunque e a San Donato Milanese avrebbero incassato due diverse autorizzazioni ambientali dalla Regione: quella integrata - prevista dalle ultime normative - per l’esercizio del centro olii della Val d’Agri così com’è; e quella per il suo «ammodernamento». Mentre la società della signora, pur senza alcuna particolare referenza, avrebbe ricevuto una commessa di altissima specializzazione da un’altra azienda nell’orbita dell’Eni, il gruppo Cosmi della famiglia Resca, che esprime anche un membro nel consiglio di amministrazione guidato da Giuseppe Recchi e da Paolo Scaroni. Oggetto? Dei “rilievi ingegneristici” nell’ambito della progettazione proprio dei lavori di «ammodernamento» del centro olii della Val d’Agri. Un programma da 250 milioni di investimenti complessivi nell’infrastruttura fondamentale per l’incremento delle estrazioni in Basilicata. 
Viggiano, già direttore del centro di ricerche Enea della Trisaia di Rotondella oltreché docente di energetica applicata della facoltà  di ingegneria dell’Unibas, è considerato tra i maggiori esperti nel suo settore tanto da meritarsi la nomina come supermanager esterno della Regione. Inoltre ha fama di persona autonoma da logiche di filiera, per questo non ci sta a passare per quello che si fa condizionare. E prova a minimizzare il conflitto d’interessi con gli affari della moglie. 
«La società ha svolto tra il 2011 e il 2012, incarichi per attività di ingegneria per 326mila euro da parte di una società fornitrice di quella titolare del centro olii». Qualcosa tipo «lo 0,1%» dell’ammontare dei lavori in questione. Inoltre avrebbe chiuso il suo bilancio in attivo «per un solo anno (il 2011 con ben 713 euro di utile) perdendone oltre 282mila euro l’anno scorso (...) Se, quindi, pure fosse stato suddiviso il dividendo nel 2011, mia moglie avrebbe ottenuto la favolosa cifra di 140 euro, dovendo invece cercare di ripianare, nell’anno successivo, la sua quota di perdita di 56mila euro». 
Perciò il dg conclude «che se questo è il quadro economico con cui mi sarei fatto condizionare nelle scelte, dovrei essere allontanato non perché inaffidabile, ma perché inetto». Una cosa che nel suo brillante curriculum stonerebbe e nemmeno poco.

POTENZA - «L’unico affare mia moglie lo ha fatto riuscendo a disfarsi di quelle quote societarie cedute ad un altro socio, ad un prezzo identico a quello di ingresso, riuscendo così a limitare le perdite nell’operazione a 18mila euro». E’ quanto dichiara il direttore generale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata. Ieri mattina Donato Viggiano ha replicato così all’inchiesta del Quotidiano della Basilicata che ha portato alla ribalta gli affari della moglie con alcuni imprenditori nell’orbita dell’Eni. Grazia Panetta, così si chiama “la signora ambiente”, di mestiere fa l’insegnante di matematica nel liceo classico Giustino Fortunato di Pisticci. Ma a giugno del 2010 ha deciso di lanciarsi nella libera intrapresa. Per la prima volta nella vita, stando ai dati raccolti dalla Camera di commercio di Potenza. Fatto sta che giusto un mese prima il marito aveva ricevuto l’incarico da parte della giunta appena nominata dal due volte presidente Vito De Filippo. Stando a Viggiano il proposito di costituire quella società in Val d’Agri andrebbe fatta risalire a molto tempo prima «sulla base dell’idea di un amico imprenditore che conosciamo da oltre 10 anni e che ha sviluppato attività di varia natura nella valle intravedendo con altri 4 soci opportunità nel settore dei servizi di ingegneria generale, e a beneficio delle aziende che operano sul territorio.». L’«amico» sarebbe un imprenditore di Polla da tempo nell’orbita dell’Eni, ma tra i soci c’è anche un altro misterioso personaggio, che in passato risulta residente nei paraggi del quartier generale della compagnia del cane a sei zampe. Tempo poco più di un anno comunque e a San Donato Milanese avrebbero incassato due diverse autorizzazioni ambientali dalla Regione: quella integrata - prevista dalle ultime normative - per l’esercizio del centro olii della Val d’Agri così com’è; e quella per il suo «ammodernamento». Mentre la società della signora, pur senza alcuna particolare referenza, avrebbe ricevuto una commessa di altissima specializzazione da un’altra azienda nell’orbita dell’Eni, il gruppo Cosmi della famiglia Resca, che esprime anche un membro nel consiglio di amministrazione guidato da Giuseppe Recchi e da Paolo Scaroni. Oggetto? Dei “rilievi ingegneristici” nell’ambito della progettazione proprio dei lavori di «ammodernamento» del centro olii della Val d’Agri. Un programma da 250 milioni di investimenti complessivi nell’infrastruttura fondamentale per l’incremento delle estrazioni in Basilicata. Viggiano, già direttore del centro di ricerche Enea della Trisaia di Rotondella oltreché docente di energetica applicata della facoltà  di ingegneria dell’Unibas, è considerato tra i maggiori esperti nel suo settore tanto da meritarsi la nomina come supermanager esterno della Regione. Inoltre ha fama di persona autonoma da logiche di filiera, per questo non ci sta a passare per quello che si fa condizionare. E prova a minimizzare il conflitto d’interessi con gli affari della moglie. «La società ha svolto tra il 2011 e il 2012, incarichi per attività di ingegneria per 326mila euro da parte di una società fornitrice di quella titolare del centro olii». Qualcosa tipo «lo 0,1%» dell’ammontare dei lavori in questione. Inoltre avrebbe chiuso il suo bilancio in attivo «per un solo anno (il 2011 con ben 713 euro di utile) perdendone oltre 282mila euro l’anno scorso (...) Se, quindi, pure fosse stato suddiviso il dividendo nel 2011, mia moglie avrebbe ottenuto la favolosa cifra di 140 euro, dovendo invece cercare di ripianare, nell’anno successivo, la sua quota di perdita di 56mila euro». Perciò il dg conclude «che se questo è il quadro economico con cui mi sarei fatto condizionare nelle scelte, dovrei essere allontanato non perché inaffidabile, ma perché inetto». Una cosa che nel suo brillante curriculum stonerebbe e nemmeno poco.

 

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