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Zambetti dal carcere contro la Boccassini
«Questa è peggio di Di Pietro, di tirannia»

Calabria

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MILANO - «Se io, invece di accettare, mettevo a rischio la famiglia e tutti quanti e andavo in Procura, qui diventavamo sorvegliati a vista per tutta la vita! Questa è la verità vera, eh! (...) Diventavo un eroe nazionale io, e voi per il resto della vita che c.... facevate? ...Eh? Ci mancherebbe, ma è stato l’unico motivo per il quale ho accettato questa estorsione di m...., aaaah!». Così Domenico Zambetti, l’ex assessore lombardo alla Casa in carcere dallo scorso 10 ottobre con l’accusa di voto di scambio con la 'ndrangheta nell’ambito dell’inchieste della Dda di Milano, si è rivolto alla convivente, al figlio e al genero che erano andati a fargli visita a Opera. Il dialogo, intercettato nella sala colloqui della casa di reclusione milanese il 22 ottobre, qualche giorno dopo l'arresto, e del quale è stata disposta dal gip Alessandro Santangelo la trascrizione, è ora sotto forma di brogliaccio depositata agli atti dell’indagine. Zambetti quando nel suo discorso parla di «estorsione» si riferisce alle intimidazioni ricevute dai boss in quanto, come è riportato nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice, «non aveva rispettato con puntualità gli impegni assunti nel patto di scambio preelettorale». In seguito alle minacce, come emerge da alcune telefonate, l’ex assessore «risulta chiaramente spaventato e rassegnato». 

«'Sti cornuti, si fa presto a parlare con il c... degli altri, fanno quello che vogliono 'sti figli di p...di magistrati...la Boccassini!». Afferma ancora Domenico Zambetti riferendosi ai pm della Dda milanese Giuseppe D’Amico e Ilda Boccassini. Zambetti, da poco arrestato, si sfoga insultando anche i pm milanesi e dicendo alla compagna «io non centro un c... con questa storia. Ieri sono andati a sequestrare la cassetta di sicurezza, lo sai?». E ancora: «Per questo sono tranquillo, la mia è la verità, poi se credono ai delinquenti non lo so». L’ex assessore rivolgendosi alla donna, prosegue: «E' dopo che ci sono state le elezioni, perchè questa roba qui è successa dopo le elezioni... è successo dopo. Mi hanno tirato un tranello a Magenta e io non sapevo e lo dicono pure. Che c... devo fare, ammazzargli i figli ed i nipoti? 'Sti cornuti, si fa presto a parlare con il c... degli altri, fanno quello che vogliono sti figli di p.... di magistrati...la Boccassini!». E dopo che la convivente gli replica «...fa il suo mestiere...“ lui attacca di nuovo: «ma che fa il suo mestiere, col cavolo!». Ilda Boccassini «è un’altra Di Pietro di tangentopoli...di tirannia! Peggio questa. Il fatto vero – è un altro passaggio del discorso di Zambetti - che sulla storia mia è uscita soltanto la versione della Boccassini che ho comprato i voti da loro, che mi hanno dato quattromila voti per farmi eleggere come assessore. Uno non servivano i quattromila voti per essere eletto ..., secondo non sono diventato assessore ..., ottomila per diventare assessore io ..., quindi non è assolutamente in gioco sta roba qua. Quindi non è questo il discorso vero, fatto è che per noi ora c'è di mezzo questa Boccassini qua che comunque adesso arresta per 'ndrangheta da tutte le partì».   «Non solo abbiamo fatto la lotta alla 'ndrangheta prima, - ha proseguito l’ex assessore – adesso dobbiamo fare la lotta contro la magistratura... (...) È il magistrato che è delinquente». A proposito delle conversazioni intercettate di Eugenio Costantino, uno dei boss arrestati, e che sono state fondamentali per la ricostruzione dei pm, Zambetti ha commentato: «Ha messo di mezzo anche altra gente, a fianco a me (in carcere, ndr) ci sta il fratello di Crespi, il sondaggista di Berlusconi (...). Ma quello non ha dato neanche un voto, ma stai scherzando! Cose che hanno sentito dentro la macchina di questo (...) Questa è l’unica cosa al mondo che non mi immaginavo! Ma proprio una roba (...). Il discorso vero è che stavano aspettando che andava giù la giunta Formigoni...». 

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