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Catanzaro, sarebbero morte per un suicidio
Madre e figlia scomparse a Castel Volturno

Calabria

Tempo di lettura: 
5 minuti 59 secondi

 

di TERESA ALOI
UNO SQUARCIO di verità nella triste vicenda della villetta degli orrori a Castel Voltuno. Nella storia di Elisabetta e Maria nessuno ha fiatato per anni. Non Domenico Belmonte che non ha mai denunciato la sparizione della moglie e della figlia. Non Salvatore Di Maiolo che non ha mai avuto  la curiosità di incontrare o parlare con l’ex suocera o l’ex moglie. Ora in una sorta di legge del contrappasso la vita delle due donne trovate morte in un vespaio della villetta di Castel Volturno, in provincia di Caserta, da novembre scorso,   viene sventrata.  Radiografata. E i contorni  della vicenda sembrano schiarirsi. Spunta l’ipotesi di un duplice suicidio anche se non è possibile stabilire con certezza  un’ eventuale differente datazione del decesso.   
Francesco Introna, l'anatomopatologo di Bari incaricato dai pubblici ministeri  di Santa Maria Capua Vetere di analizzare i resti dei cadaveri di Elisabetta Grande e della figlia Maria Belmonte,  ha consegnato la sua   relazione. Trecento pagine con allegati atti e fotografie dei resti delle due donne certificano gli ultimi momenti di vita di madre e figlia. Sui corpi non sono stati rilevati nè traumi nè lesioni, segno che le donne siano entrate spontaneamente in quella intercapedine che si affaccia direttamente sul cortile del villino dove entrambe avevano deciso di vivere lontano da Belmonte, che aveva preferito stare a Napoli e  che in quella casa  era rientrato quando la moglie lo aveva richiamato ricordando l’aggressività della figlia. 
Ed è lì che nel terreno adiacente sono state trovate  tracce di acido muriatico e solfato di tallio, di solito utilizzato nella preparazione di esche avvelenate contro i topi,  un topicida usato fino al 2004, poi eliminato dal mercato  a causa della sua tossicità. Ciò lascerebbe presupporre che qualcuno, durante quegli otto anni si è preso cura  di quei cadaveri. Secondo la “verità scientifica” del professore Introna, le due sostanze sarebbero state utilizzate per contribuire alla putrescenza dei cadaveri. Un'altra ipotesi  è che nel vano della villa sia entrata più volte acqua perchè a 30 centimetri dalla superficie del terreno sono state trovate tracce di acqua di mare. Spesso, dunque, la camera d'aria sarebbe stata raggiunta da acqua che avrebbe «lavato» più volte i due cadaveri attraverso una tecnica che viene definita «washing». E ancora. Nella perizia si legge anche di una bacinella ritrovata accanto ai  corpi di Elisabetta e Maria: al suo interno, gli esami chimici avrebbe accertato la presenza  di  benzodiazepina,  una molecola  che si riscontra  in ansiolitici, sedativi: un farmaco contenuto nel Minias, un ipnotico per combattere l'insonnia. Ora, la perizia sarà acquisita dagli avvocati difensori dei due indagati per omicidio e occultamento di cadavere, Domenico Belmonte, padre e marito delle donne (difeso dagli avvocati Carlo e Giancarla De Stavola e Rocco Trombetti) e Salvatore Di Maiolo, ex marito di Maria Belmonte (difeso dall'avvocato Nando Letizia),  mentre  giovedì 2 maggio è previsto un altro interrogatorio di Belmonte e Di Maiolo da parte del pubblico ministero  Silvio Marco Guarriello, titolare del fascicolo di indagine, che ha disposto un confronto sulle dichiarazioni rese in passato dai due.  Gli inquirenti hanno infine identificato l'uomo indicato nel diario di Elisabetta  come Carlo della Colombia  a cui veniva data una somma in denaro ogni mese: vive all'estero ed era legato a entrambe le donne. 

CATANZARO - Uno squarcio di verità nella triste vicenda della villetta degli orrori a Castel Voltuno. Nella storia di Elisabetta e Maria nessuno ha fiatato per anni. Non Domenico Belmonte che non ha mai denunciato la sparizione della moglie e della figlia. Non Salvatore Di Maiolo che non ha mai avuto  la curiosità di incontrare o parlare con l’ex suocera o l’ex moglie. Ora in una sorta di legge del contrappasso la vita delle due donne trovate morte in un vespaio della villetta di Castel Volturno, in provincia di Caserta, da novembre scorso,   viene sventrata.  Radiografata. E i contorni  della vicenda sembrano schiarirsi. Spunta l’ipotesi di un duplice suicidio anche se non è possibile stabilire con certezza  un’ eventuale differente datazione del decesso.   Francesco Introna, l'anatomopatologo di Bari incaricato dai pubblici ministeri  di Santa Maria Capua Vetere di analizzare i resti dei cadaveri di Elisabetta Grande e della figlia Maria Belmonte,  ha consegnato la sua   relazione. Trecento pagine con allegati atti e fotografie dei resti delle due donne certificano gli ultimi momenti di vita di madre e figlia. Sui corpi non sono stati rilevati nè traumi nè lesioni, segno che le donne siano entrate spontaneamente in quella intercapedine che si affaccia direttamente sul cortile del villino dove entrambe avevano deciso di vivere lontano da Belmonte, che aveva preferito stare a Napoli e  che in quella casa  era rientrato quando la moglie lo aveva richiamato ricordando l’aggressività della figlia. Ed è lì che nel terreno adiacente sono state trovate  tracce di acido muriatico e solfato di tallio, di solito utilizzato nella preparazione di esche avvelenate contro i topi,  un topicida usato fino al 2004, poi eliminato dal mercato  a causa della sua tossicità. Ciò lascerebbe presupporre che qualcuno, durante quegli otto anni si è preso cura  di quei cadaveri. Secondo la “verità scientifica” del professore Introna, le due sostanze sarebbero state utilizzate per contribuire alla putrescenza dei cadaveri. Un'altra ipotesi  è che nel vano della villa sia entrata più volte acqua perchè a 30 centimetri dalla superficie del terreno sono state trovate tracce di acqua di mare. Spesso, dunque, la camera d'aria sarebbe stata raggiunta da acqua che avrebbe «lavato» più volte i due cadaveri attraverso una tecnica che viene definita «washing». E ancora. Nella perizia si legge anche di una bacinella ritrovata accanto ai  corpi di Elisabetta e Maria: al suo interno, gli esami chimici avrebbe accertato la presenza  di  benzodiazepina,  una molecola  che si riscontra  in ansiolitici, sedativi: un farmaco contenuto nel Minias, un ipnotico per combattere l'insonnia. Ora, la perizia sarà acquisita dagli avvocati difensori dei due indagati per omicidio e occultamento di cadavere, Domenico Belmonte, padre e marito delle donne (difeso dagli avvocati Carlo e Giancarla De Stavola e Rocco Trombetti) e Salvatore Di Maiolo, ex marito di Maria Belmonte (difeso dall'avvocato Nando Letizia),  mentre  giovedì 2 maggio è previsto un altro interrogatorio di Belmonte e Di Maiolo da parte del pubblico ministero  Silvio Marco Guarriello, titolare del fascicolo di indagine, che ha disposto un confronto sulle dichiarazioni rese in passato dai due.  Gli inquirenti hanno infine identificato l'uomo indicato nel diario di Elisabetta  come Carlo della Colombia  a cui veniva data una somma in denaro ogni mese: vive all'estero ed era legato a entrambe le donne. 

 

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