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Caso Bergamini, la difesa di Isabella Internò
«Accuse indegne, io l'ho visto: si è ucciso»

Calabria

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COSENZA - Fin dalla prima ora non ha mai vacillato nella sua versione dei fatti e anche dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso in omicidio, ribadisce ciò che ha già detto ai magistrati nel 1989. 24 anni fa, quando aveva appena 19 anni. “Denis si è suicidato”. Isabella Internò oggi vive a Rende con la sua famiglia, il marito poliziotto e le due figlie. Ha 43 anni e fa la casalinga e da ieri per i magistrati della procura di Castrovillari è in qualche modo tra i colpevoli dell'omicidio di Denis Bergamini, l'ex calciatore del Cosenza morto il 18 novembre 1989 sotto le ruote di un camion sulla statale 106. Lei, però, non ci sta a passare per falsa e bugiarda e rilancia la sua verità: “Ribadisco ciò che ho visto e cioé che Denis si è ammazzato - dice dalla sua abitazione di Rende - Non cambio versione, non l'ho mai fatto in questi anni e non ho alcuna intenzione di farlo ora. L'ho detto all'epoca, l'ho ribadito un anno fa ai magistrati di Castrovillari, quando sono stata ascoltata dopo la riapertura delle indagini, e lo dirò anche ora quando mi sarà chiesto in aula. Si tratta di un suicidio e la verità non può essere modificata dal passare degli anni”. Sicura di ciò che ha visto e ferma nella sua ricostruzione dei fatti, oggi l'assillo di Isabella Internò è difendersi dalla accuse di omicidio e preservare la sua famiglia: “Sono sorpresa per la piega che hanno preso le indagini - continua - ma nutro il massimo rispetto per la magistratura ed oggi non vedo l'ora di difendermi in aula da tutta la campagna di accuse indegne e prive di fondamento che mi sono state fatte nel corso di questi mesi. Sono stata esposta a una vera e propria gogna mediatica e in un processo avrò la possibilità di rispondere punto su punto. Se è necessario - annuncia - tirerò fuori gli artigli, graffierò perché sono assolutamente certa di ciò che ho visto”. Isabella Internò si sfoga e parla di mesi difficili e impegnativi per la famiglia che si è costruita a Rende. “Negli anni - afferma - sono uscite fuori le versioni più disparate sulla morte di Denis. Se ne sono dette tante, quasi una fiction. Non ho idea del perché oggi si metta in discussione la verità. Ma ribadisco non esiste altra verità oltre quella del suicidio. Non posso pagare per essermi trovata al posto sbagliato, nel momento sbagliato e per aver visto quello che ho visto”. Nessun risentimento, infine, nei confronti dei familiari di Bergamini, che attraverso le indagini portate avanti attraverso il loro avvocato, hanno contribuito alla riapertura del fascicolo: “Mi dispiace molto per loro - dice - combattono con il dolore più grande di aver perso un figlio. Non mi sento di criticarli in nessun modo. Ora, però, io devo andare avanti, a testa alta e con la coscienza a posto”.

 
LEGGI SULL'EDIZIONE CARTACEA I SERVIZI INTEGRALI A FIRMA DI GIULIA VELTRI, FRANCESCO MOLLO, VALTER LEONE E IL COMMENTO DI GIANNI CERASUOLO SULLA NUOVA INCHIESTA SULLA MORTE DI DENIS BERGAMINI

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