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Vibo, il clan ha «lambito» massoneria e politica
A Roma il sostegno al consigliere Idv Maruccio

Calabria

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VIBO VALENTIA - Un tratto che al momento non è stato approfondito, ma che lo sarà a stretto giro di posta. È quella parte dell'inchiesta “Libra” che fa riferimento al voto del 2010 nella Regione Lazio. Una campagna elettorale nel corso della quale, secondo quanto riferito dal procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Lombardo, il «clan Tripodi ha cercato di sponsorizzare la candidatura di Vincenzo Maruccio, ex capogruppo di Italia dei Valori», “enfant prodige” di Antonio Di Pietro, già assessore ai lavori pubblici sotto la giunta Mazzarro e capogruppo di Idv, quindi all'opposizione, durante il biennio Polverini. Il politico, originario di Maierato (nel Vibonese), arrestato nel novembre 2012 per un presunto peculato inerente la sottrazione di svariate centinaia di migliaia di euro dai fondi del partito e scarcerato l'11 gennaio scorso, non è comunque indagato anche perché i propositi dei Tripodi di ottenere vantaggi dal consigliere «non si sono poi concretizzati in quanto, ha aggiunto Borrelli - ha vinto la coalizione opposta, quella della Polverini, e Maruccio non è quindi entrato nella nuova giunta regionale».
La vicenda che tira in ballo l'ex esponente di Italia dei Valori riguarda il tentativo di Francesco Comerci, titolare della Edil Sud, ovvero della società avente sede a Roma, riconducibile a Nicola Tripodi (ossia il capo) e direttamente gestita dai figli di Nicola, Orlando e Marika, di contattare Maruccio, allora titolare della delega ai Lavori Pubblici. E lo fa appoggiandosi a Rocco Prestanicola, Rosario Presti (per il tramite di Nunzio Grasso, commercialista della Edil Sud), Cecilie Claire Toulet. Tentativo vano in quanto, secondo le carte dell'inchiesta, non sono stati accertati contatti diretti tra i due. E anche se nella conversazione telefonica del 3 marzo 2010 riferiva di avere incontrato un assessore ai lavori pubblici calabrese (Maruccio), nelle captazioni dell'anno seguente (agosto/settembre 2011), è ancora alla ricerca di un incontro e di un contatto telefonico. Comerci, infine, dialogando con la sua amica parigina Cecilie Claire Toulet, all'affermazione dell'amica che Maruccio gli si potrebbe rivolgere contro, ribatte «non si può rivolgere contro  lui conosce lo “zio” e quindi deve scattare sugli attenti perché da loro, in Calabria, ci sono questi legami forti e dunque deve essere lui a chiamarlo e non Comerci a cercarlo».
Elementi, questi, che secondo gli investigatori chiariscono, da un lato, la mancanza di elementi indiziari gravi per ritenere che Comerci abbia rapporti di frequentazione ma, dall'altro, evidenziano la serietà e concretezza dei contatti indiretti dell'arrestato finalizzati ad incontrare il personaggio politico vibonese.
Ma Maruccio non era l'unico esponente politico che Comerci ha tentato di contattate. Questi ha, infatti, riferito (nell'interrogatorio del 6 dicembre 12) di aver partecipato ad una cena elettorale per il candidato D'Ambrosio in occasione delle elezioni del consiglio regionale sempre del Lazio, conducendo un gruppo di suoi amici (circa quaranta persone), offrendo sostegno elettorale con la promessa di ottenere, in cambio, aggiudicazione in appalti pubblici: l'indagato non aveva tuttavia precisato se e quali siano stati gli sviluppi dell'accordo suddetto.

VIBO VALENTIA - «Questa mafia imprenditrice ha lambito sia la massoneria che la politica». Così  il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, ha descritto gli intrecci emersi durante le indagini che hanno portato oggi agli arresti contro la cosca Tripodi di Vibo Valentia (LEGGI L'ARTICOLO).

 

LEGGI I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

 

 

Venti ordinanze d'arresto che riguardano anche le province di Bologna, Roma Milano. E un intreccio che ha portato fino agli appalti per il post alluvione di Vibo Marina (LEGGI) e ai locali della movida notturna romana.

IL SOSTEGNO PER MARUCCIO - Si tratta, ha insistito Lombardo, di «una mafia raffinata che agisce nel tentativo, non sappiamo ancora se riuscito oppure no, di infiltrare apparati che presiedono all’economia pubblica, in particolare nel settore degli appalti». E in questo senso una parte dell'inchiesta “Libra” fa riferimento al voto del 2010 nella Regione Lazio. Una campagna elettorale nel corso della quale, secondo quanto riferito dal procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Lombardo, il «clan Tripodi ha cercato di sponsorizzare la candidatura di Vincenzo Maruccio, ex capogruppo di Italia dei Valori», “enfant prodige” di Antonio Di Pietro, già assessore ai lavori pubblici sotto la giunta Mazzarro e capogruppo di Idv, quindi all'opposizione, durante il biennio Polverini. Il politico, originario di Maierato (nel Vibonese), arrestato nel novembre 2012 per un presunto peculato inerente la sottrazione di svariate centinaia di migliaia di euro dai fondi del partito e scarcerato l'11 gennaio scorso, non è comunque indagato anche perché i propositi dei Tripodi di ottenere vantaggi dal consigliere «non si sono poi concretizzati in quanto, ha aggiunto Borrelli - ha vinto la coalizione opposta, quella della Polverini, e Maruccio non è quindi entrato nella nuova giunta regionale».

La vicenda che tira in ballo l'ex esponente di Italia dei Valori riguarda il tentativo di Francesco Comerci, titolare della Edil Sud, ovvero della società avente sede a Roma, riconducibile a Nicola Tripodi (ossia il capo) e direttamente gestita dai figli di Nicola, Orlando e Marika, di contattare Maruccio, allora titolare della delega ai Lavori Pubblici. E lo fa appoggiandosi a Rocco Prestanicola, Rosario Presti (per il tramite di Nunzio Grasso, commercialista della Edil Sud), Cecilie Claire Toulet. 

LE TELEFONATE PER GLI APPALTI - Secondo le carte dell'inchiesta, non sono stati accertati contatti diretti tra i due. E anche se nella conversazione telefonica del 3 marzo 2010 riferiva di avere incontrato un assessore ai lavori pubblici calabrese (Maruccio), nelle captazioni dell'anno seguente (agosto/settembre 2011), è ancora alla ricerca di un incontro e di un contatto telefonico. Comerci, infine, dialogando con la sua amica parigina Cecilie Claire Toulet, all'affermazione dell'amica che Maruccio gli si potrebbe rivolgere contro, ribatte «non si può rivolgere contro  lui conosce lo “zio” e quindi deve scattare sugli attenti perché da loro, in Calabria, ci sono questi legami forti e dunque deve essere lui a chiamarlo e non Comerci a cercarlo».
Elementi, questi, che secondo gli investigatori chiariscono, da un lato, la mancanza di elementi indiziari gravi per ritenere che Comerci abbia rapporti di frequentazione ma, dall'altro, evidenziano la serietà e concretezza dei contatti indiretti dell'arrestato finalizzati ad incontrare il personaggio politico vibonese.
Ma Maruccio non era l'unico esponente politico che Comerci ha tentato di contattate. Questi ha, infatti, riferito (nell'interrogatorio del 6 dicembre 12) di aver partecipato ad una cena elettorale per il candidato D'Ambrosio in occasione delle elezioni del consiglio regionale sempre del Lazio, conducendo un gruppo di suoi amici (circa quaranta persone), offrendo sostegno elettorale con la promessa di ottenere, in cambio, aggiudicazione in appalti pubblici: l'indagato non aveva tuttavia precisato se e quali siano stati gli sviluppi dell'accordo suddetto.

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