Salta al contenuto principale

Il vicepresidente Franco Mattia
e il blitz della profumeria

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
3 minuti 57 secondi

POTENZA - La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per quanto evanescente come un’essenza distillata. Prima la firma sul registro d’ingresso in ufficio, poi il caffè, infine il passaggio in profumeria assieme a quell’uomo «dell’apparente età di 70 anni» che in seguito sarebbe stato identificato nel vicepresidente del Consiglio regionale. Mezz’ora dopo è scattato il blitz dei carabinieri.

C’è anche il nome di Franco Mattia agli atti dell’inchiesta sull’assenteismo nell’Ufficio territoriale per la Basilicata del Ministero delle politiche agricole e forestali di via Mazzini a Potenza. L’esponente Pdl, generale in pensione del Corpo forestale della Stato, ex coordinatore per la Puglia e direttore del servizio nazionale di protezione civile del Ministero, non è indagato ma è stato avvistato e filmato varie volte assieme agli ex colleghi durante i servizi di osservazione dei militari del nucleo investigativo dell’Arma del capoluogo. Almeno in 3 occasioni su 8 giorni di appostamenti. Sempre col perito Angelica Grippo e in due anche con l’assistente Matteo Lacava. Persino il giorno che sono finiti ai domiciliari, prima di essere liberati dal pm di turno - nel giro di qualche ora - in considerazione del loro stato di incensurati.

Per Grippo e Lacava l’accusa è di truffa e falso aggravato per essersi assentati dal luogo di lavoro senza autorizzazione. Ma la primatista sarebbe stata lei, filmata mentre entrava con una mezz’oretta di ritardo di media sull’orario indicato sul foglio firme e mentre usciva poco dopo per sbrigare faccende private, come la spesa al supermercato o dal fruttivendolo poco distante, le compere in via Pretoria, il caffé in piazza XVIII Agosto e le visite al cantiere del nuovo lussuosissimo complesso residenziale dell’ex fornace Ierace in via Cavour (magari in vista di un acquisto). D’altronde negli uffici di via Mazzini era quasi di casa, dato che ci lavoravano pure i suoi familiari più stretti tipo la madre, Maria Di Muro, operaio a tempo determinato impiegato per mansioni d’ufficio, finito a sua volta tra i nomi nel mirino degli investigatori. Lui al confronto sarebbe stato molto più puntuale, e -stando sempre a quanto sostiene l’accusa - a parte farsi gli affari suoi ogni tanto l’avrebbe pure accompagnata, come il 6 marzo dell’anno scorso quando tutti e due sono finiti agli arresti.

«Alle ore 9.07 - annotano i militari nella nota inviata in procura allegata agli atti dell’udienza in corso davanti al gup Luigi Spina - i dipendenti Grippo e Lacava uscivano dall’ufficio recandosi al bar “Barbera” sito a una distanza di circa 100 metri. Al bar incontravano un uomo dell’apparente età di 70 anni giunto con un’autovettura Alfa Romeo 166 targata *******, colore blu notte, identificato successivamente in Franco Mattia (...) con il quale bevevano un caffè. Usciti dal bar “Barbera”, dove si erano intrattenuti circa dieci minuti, salivano sull’autovettura di Mattia raggiungendo a una distanza di circa 200 metri la “Profumeria Luzzo” sempre di via Mazzini. Lacava attendeva seduto sul sedile posteriore, mentre Mattia e la Grippo, usciti dall’autovettura, si recavano all’interno della profumeria».

Il tempo di comprare il necessario e i due sarebbero tornati fuori, quindi il vicepresidente del Consiglio regionale avrebbe accompagnato i forestali da un’altra parte ancora prima si allontanarsi. A questo punto - però - i militari che li stavano pedinando sono usciti allo scoperto dall’auto civetta in cui si erano rifugiati, e li hanno fermati per un controllo.

«Riferivano - annotano ancora al pm - di essersi allontanati dal posto di lavoro senza nessun permesso per espletare delle faccende di carattere privato». Nello specifico per «recarsi nella sede dell’assicurazione “Alleanza” per verificare dei dati riguardanti la polizza contratta dalla Grippo».

In contemporanea altri tre carabinieri hanno fatto irruzione negli uffici del Ministero dell’agricoltura in via Mazzini e hanno interrogato i presenti. Del tutto ignaro di quell’andazzo il capoufficio, che era arrivato appena due settimane prima e quel giorno prestava servizio altrove. Il suo sostituto invece ha confermato di averli visti uscire «per prendere un caffe’», secondo quanto gli avevano riferito, ma nulla più. Ne’ profumerie né assicurazioni. Roba di 5 minuti, che invece si erano trasformati in più di un’ora.

A seguito di quanto emerso, dell’arresto in flagranza e dell’immediata liberazione i due forestali sono stati trasferiti a stretto giro ad altri uffici dai loro superiori.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?