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L'impianto di depurazione in Val Camastra
e il "malessere" della Comunità montana

Basilicata

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CAMASTRA - Nella relazione tecnica-proposta di transazione, Salvatore De Grazia (responsabile ufficio tecnico comunitario) spiega che «la Comunità montana “Camastra Alto Sauro” nel dicembre del 1997, recependo le richieste dei sindaci dei comuni del Camastra - i quali manifestarono la volontà di costruire un depuratore consortile al fine di ridurre i costi i costi di conduzione, di realizzazione e di ottimazione dell’impianto con una diminuzione della spesa pubblica - ha candidato presso la Regione Basilicata, dopo un accurato approfondimento sulla fattibilità dell’opera, la costruzione di un impianto di depurazione tale da soddisfare le richieste citate innanzi».

Quindi l’opera la vogliono i sindaci della zona. Così l’Ufficio tecnico comunitario redige il progetto preliminare: il 15 gennaio del 1999 il consiglio della Comunità montana approva. L’importo complessivo iniziale è in lire: 6 miliardi, pari a 3.098.741.40 euro. A questo punto subentrano i professionisti esterni: «data l’impossibilità di adempiere alla prosecuzione della progettazione da parte dell’ufficio tecnico comunitario, sia per le specificità delle prestazioni richieste sia per i tempi entro i quali bisognava adempiere, fu conferito l’incarico di progettazione definitiva dell’opera ai seguenti professionisti esterni all’amministrazione comunitaria: Salvatore Margiotta, Gerardo Marotta, Giuseppe Sassone, Anna Ciciani, Giovanni Moreno, Pietro Rota, con i quali fu stipulata apposita convenzione l’11 marzo del 1999 con il capogruppo designato dei suddetti tecnici, Gerardo Marotta».

E questa - sottolinea il responsabile Sel di area, Valentino Sarli - sarebbe già la prima anomalia: «se l’opera era davvero necessaria, perché non fare un bando che rispettasse quelli che sono i principi basilari, ovvero la trasparenza, le pari opportunità e l’economicità? Ci sono tanti giovani laureati in ingegneria idraulica (preparati proprio da Margiotta) che avrebbero magari potuto presentare un progetto diverso. E se ci fossero stati più progetti si sarebbe potuto scegliere il prezzo più concorrenziale. No, è una scelta che non si prende neppure  in considerazione. La progettazione passa direttamente allo studio Margiotta».

Il 17 giugno 1999 - quindi appena 6 mesi dopo - il gruppo di professionisti è già pronto: «il progetto definitivo veniva approvato dalla giunta comunitaria (4 giorni dopo, ndr.) per un importo in lire complessivo di 17.213.604.138». Passiamo quindi dai poco più di 3 milioni di euro inizialmente previsti a 8.890.084.62 euro.

«Come si arriva a quel progetto e a quella cifra? - si chiede Sarli - E’ stato fatto forse uno screening ambientale? Assolutamente no. Non allora almeno. Questo si sta facendo in questi mesi, quindi a posteriori. E com’è possibile allora stabilire quanti soldi serviranno se non si ha neppure idea di quali difficoltà si potranno incontrare lungo il percorso?».

A quel punto la Regione Basilicata trasmette al ministero dell’Ambiente il progetto e il 5 dicembre del 2000 il ministero approva il finanziamento di 8.890.084.62 euro.

Per arrivare al finanziamento sono passati tre anni ma, evidentemente, il progetto incontra più di qualche difficoltà nel momento in cui è la Comunità montana a dover discutere. «Molti di noi - spiega Sarli, all’epoca consigliere della Comunità montana - non si presentavano per evitare che si raggiungesse il numero legale». Un continuo rinvio, poi un altro intoppo improvviso: nel settembre 2001 l’esecutivo della Comunità montana, preso atto del finanziamento, chiede vengano avviate le gare d’appalto. «Non è possibile - risponde il responsabile tecnico - perché nel frattempo si è proceduto alla dislocazione del depuratore consortile dall’originaria allocazione all’interno del Pip della comunità montana, sita nel comune di Anzi, in un’area limitrofa ricadente nel comune di Laurenzana». Passo indietro, si deve aggiornare il progetto.

E’ come se nessuno volesse quell’opera che pure il ministero ha già finanziato. Si fanno passare gli anni senza che nessuno pensi di mettere mano al progetto che pure i sindaci consideravano indispensabile.

Passano talmente tanti anni che il 12 settembre del 2007 dal ministero dell’Ambiente arriva un avviso: sono passati 7 anni da quanto il progetto è stato finanziato. Allora, che facciamo? «E’ intenzione - scrive il direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini - revocare il finanziamento dell’intervento . Tale proposito trae origine dagli impegni assai generici assunti dal soggetto titolare del finanziamento circa la tempistica di realizzazione dell’intervento. Non è possibile tollerare che a circa 7 anni dal decreto di finanziamento non è stato ancora prodotto un elaborato progettuale sull’opera da realizzare». La Regione ha 20 giorni - scrive il ministero - per far capire cosa si vuol fare. Altrimenti il finanziamento verrà revocato. E si precisa ancora: il Ministero ha finanziato un preciso piano, se la vostra intenzione è solo «un miglioramento gestionale del sistema depurativo», allora quei soldi torneranno indietro.

E la Regione allora convoca d’urgenza la Comunità montana: cosa si vuol fare? L’opera è di importanza prioritaria - ribadiscono dalla Cm. E il finanziamento viene riconfermato. Il 12 maggio del 2008 la Comunità montana affida l’incarico a Salvatore De Grazia, dandogli mandato «data la complessità dell’opera e il rispetto della tempistica, di utilizzare tutte le collaborazioni necessarie».

Ma all’interno della Comunità montana c’è «un forte malessere»,  come evidenzia nella seduta del 28 ottobre 2008 il consigliere Enrico Dapoto.

E’ quella la seduta che, però, costringe gli amministratori della Comunità montana a rendersi conto di una cosa: l’opera dovrà essere fatta, perche altrimenti «non solo si perderanno i finanziamenti, ma ci sarà sempre un’eventuale responsabilità sulle somme da erogare per il pagamento delle spettanze maturate dai tecnici».

Sì, perché nel frattempo i tecnici che hanno progettato vogliono essere pagati: e si va a transazione. La cifra chiesta dai professionisti è di 457.589 euro. L’ufficio legale porta la cifra a 368.924 cui vanno aggiunti altri 138.856 euro per la redazione di un nuovo progetto esecutivo.

Si raggiunge un accordo sulla cifra di 400.000 euro. E quelli sono gli unici soldi spesi per quel finanziamento, la cui cantierabilità doveva essere prevista entro 180 giorni (dalla fine del 2008).

Nulla si muove e, per il momento, gli abitanti della Valle tirano un sospiro di sollievo.

ant. giac.

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