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Petrolio, le guerre di Casaleggio
e le estrazioni in aumento

Basilicata

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«CHE IN FUTURO sia possibile una guerra mondiale — che non auspico — per le risorse come il gas, l'acqua e il petrolio, non sono certo l’unico a dirlo, e un governo mondiale con forti autonomie nazionali può essere nell'ordine delle cose». Gianroberto Casaleggio, guru elettronico dietro il Movimento 5 Stelle e il blog di Beppe Grillo esce, finalmente, dal guscio e si concede al Corsera in una lunga intervista. Uno dei passaggi riguarda ovviamente il video "Gaia", dove si annuncia la nascita di un nuovo ordine mondiale, previsto nel 2050, a base di democrazia diretta nata dalla Rete. E qui Casaleggio scopre l'acqua calda, come se le guerre, o meglio le "missioni di pace" fatte fino ai giorni nostri, dalla Libia all'Iraq, non avessero come base proprio la ricerca di risorse primarie energetiche.

Diciamo che parlare di "guerra mondiale" somiglia più ai teorici complottisti del Nwo, tema carissimo a certa ultradestra, piuttosto che ad una riflessione legittima e anche probabile, visti gli assetti geopolitici contemporanei. Ma cosa ci azzecca la Basilicata? Molto, perché questa regione ha due risorse fondamentali: l'acqua, il gas ed il petrolio. Certo, ci riesce davvero difficile pensare alla Basilicata come un fronte di guerra per accaparrarsi di risorse. Cerchiamo di essere più pragmatici. Sono tempi di discussioni sulle moratorie, di glaciali bocciature ministeriali osteggiate da De Filippo, che annuncia battaglia per ogni singola concessione, mentre sbocciano come foreste d'acciaio, neanche fosse l'Infinite Jest di Wallace, i parchi eolici. Ad oggi la Lucania contribuisce per il 75% per tutta la produzione di greggio in Italia e oltretutto sta aumentando la produzione. Si è passati, infatti, da 3,7 a più di 4 milioni di tonnellate (+8,1%) di petrolio estratto e +15% nell'estrazione di gas naturale.

La fonte è il rapporto dell'Unione Petrolifera, che disegna uno scenario da milioni di euro e in costante aumento, alla faccia delle moratorie. Il risparmio, per l'Italia, in termini di acquisto di risorse sarebbe di 6,3 miliardi, 834 milioni in più rispetto al 2011. E lo scorso anno la Basilicata era la prima in assoluto.

Il super giacimento è ancora sotto i piedi dei lucani, ed è quel sito di Tempa Rossa che tanto fa gola alle aziende petrolifere. Sotto quel giacimento gestito da Total per il 50%, Shell per il 25% e la giapponese Mitsui per il restante 25% ci starebbero 50mila barili di petrolio estraibili al giorno. Ai quali bisognerà aggiungere i 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di gpl e 80 tonnellate di zolfo. Tempa Rossa, con la produzione a pieno regime prevista per il 2016 è una miniera d'oro gigantesca. Nell'alta valle del Sauro ci starebbero infatti 440 milioni di barili. Tantissimi. Qui dovranno partire 8 pozzi, di cui 6 già perforati, un centro di trattamento degli oli e condotti interrate, centri di stoccaggio del gpl, più i vari adeguamenti stradali.

Per come la vede l'Unione Petrolifera ci starebbero ancora «troppi limiti allo sviluppo», forse alimentati dalle recenti discussioni sulle moratorie previste per la creazione di nuovi pozzi. Non sarà un clima da guerra mondiale, ma i numeri parlano chiaro. Questa regione è completamente sfruttabile, con un tornaconto in termini di royalties che ha permesso, fino ad oggi, di tenere in piedi la Basilicata al di fuori della legge Obiettivo. Il prezzo da pagare però è altissimo e a Pisticci come anche fuori regione, a Taranto per essere precisi, ne sanno qualcosa.

v.panettieri@luedi.it

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