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Nel Reggino si rischiava la faida a causa
di una relazione extraconiugale

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Una relazione coniugale, un omicidio d’onore. E il rischio di scatenare una faida, sventata però dall’intervento delle forze dell'ordine con l'operazione condotta stamattina, su ordine della Dda, nella piana di Gioia Tauro che ha fatto luce sul delitto di Francesco Fossari, avvenuto a Cinquefrondi il 2 agosto 2011.
Presunti autori materiali sarebbero Giuseppe Bruzzese e Rocco Francesco Ierinò.
Secondo l’accusa i due presunti responsabili, dopo avere incrociato l’automobile di Fossari, all’altezza del cimitero di Melicucco, lo invitarono a scendere dall’autovettura, freddandolo a distanza ravvicinata con diversi colpi di pistola cal. 9x21 e 7.65, diretti al capo e al torace. L’uccisione, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata motivata dal desiderio di vendetta da parte di Bruzzese, a causa di una relazione extraconiugale che la vittima intratteneva con la sorella. Sempre secondo l’accusa, l'omicidio, inquadrato come fatto di sangue ordinario, e non di natura mafiosa, si innesta però in un contesto ambientale in cui Ieranò sarebbe elemento di spicco della criminalità di Cinquefrondi, territorio dominato dalle storiche cosche dei Foriglio-Petullà, e sempre secondo l’accusa si sarebbe messo a capo di un gruppo criminale di cui Giuseppe Bruzzese sarebbe già stato sodale a tutti gli effetti. Così come il delitto ha trovato il suo movente, anche il tentato omicidio di Rocco Francesco Ieranò, nell’impianto accusatorio, sarebbe da ricondurre alla ritorsione della famiglia Fossari per l'omicidio del congiunto. Una tesi che avrebbe trovato riscontro anche in alcune dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia. 

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