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Petrolio, Tecnoparco e Unibas
Così Pisticci si mette al sicuro

Basilicata

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PISTICCI - Dall'altra parte della Basilicata, in un'altra area segnata dalle attività estrattive, sta per chiudersi un altro accordo "segreto" legato al petrolio. Siamo in Valbasento, e più precisamente nella zona industriale di Pisticci. Dove insiste un altro Centro Oli Eni-Agip. La compagnia del cane a sei zampe è titolare di una concessione di coltivazione in località Serra Pizzuta, che si estende su più di 62,55 chilometri quadrati. Ventinove i  pozzi, di cui 3 in produzione, 18 produttivi non eroganti, 2 destinati ad altro utilizzo, 6 potenzialmente utilizzabili per lo stoccaggio. Ma la produzione media annua di gas (23 milioni di metri cubi) e olio (21 milioni di chilogrammi) è abbastanza ridotta. Nulla a che vedere con le quantità della Val d'Agri. E anche quello che arriva nelle casse del comune è poca roba: qualche migliaia di euro che non bastano di certo a cambiare il destino di Pisticci.

Ma il rapporto del comune materano con il petrolio non si esaurisce a questo.

Anche il suo territorio è attraversato dall'oleodotto che trasporta il petrolio trattato dal Centro Oli di Viggiano alla raffineria di Taranto. Lo stesso che poco più di un anno fa determinò l'inquinamento di un'aera di Bernalda a causa di un guasto. Ma non solo.

Sempre a Pisticci ha sede la società Tecnoparco  che tra le sue attività si occupa anche di trattare le acque di scarto delle estrazione in Val d'Agri. Volendo pensare a quella delle estrazioni come a una filiera, si potrebbe dire quindi che Pisticci al suo interno ne rappresenta l'anello finale.

Attività che convivono con quelle agricole. Senza problemi?  I cittadini temono di no. Tanto che una vera mobilitazione era scattata qualche tempo fa per miasmi che esalano dalle vasche di Tenocoparco. Se n'è parlato molto. E in conseguenza delle denunce dei cittadini l'amministrazione comunale è corsa ai ripari.

Ufficialmente si tratta solo di "puzza". Le analisi di Arpab, della stessa società, e anche  quelle commissionate dal Comune a una struttura privata, per un per  controllo incrociato, dicono che non c'è alcuna traccia di inquinamento.

Tutti i principali parametri sono perfettamente entro le soglie stabilite dalla legge.

Ma per eliminare il problema dei cattivi odori, comunque poco gradevoli, il Comune, insieme all'Agenzia per l'ambiente e il dipartimento regionale, hanno individuato la soluzione: le vasce sono state coperte, l'aria viene filtrata da un apparecchio che si chiama scrubber.

Basta per stare tranquilli? L'amministrazione comunale ritiene di no.

E ha deciso di andare oltre. Con un progetto che coinvolge l'ateneo lucano  e il Campus Biomedico di Roma, università privata a cui si è rivolta anche l'amministrazione di Viggiano . E che oggi avrà la sua consacrazione: questa mattina il sindaco Antonio Di Trani e l'assessore all'Ambiente, Lino Grieco, saranno  a Roma per la firma ufficiale. Poi il progetto potrà partire.

L'assessore Grieco spiega: «Abbiamo bisogno di accertamenti ulteriori che ci portino a escludere attraverso il metodo scientifico connessioni tra eventuali fonti di inquinamento e la salute dell'ambiente e dei cittadini. Per farlo ci siamo rivolti a esperti. Allo stato attuale, in base agli strumenti che il sistema di monitoraggio pubblico ci mette a disposizone, possiamo  ecludere la presenza di veleni in acqua e in atmosfera.

Ma sappiamo bene che valutazioni di questo tipo hanno bisogno di analisi più approfondite. Da effettuare con strumenti e metodologie  specifiche e figure professionali altamente specializzate. Il monitoraggio  delle acque di un fiume in un dato momento possono dirci solo una parte della verità. La vegetazione o le forme di vita che proliferano nelle acque - a esempio - possono aver registrato eventuali processi in corso».

L'obiettivo finale è la promozione di un modello territoriale di sviluppo sostenibile, dove rispetto dell'ambiente e salute dei cittadini siano al primo posto.

 «Vogliamo creare i pressupposti - spiega ancora l'assessore - affinché i nostri cittadini si sentano tranquilli. Questo progetto ci dirà se le attività legate al petrolio avvengono veramente in sicurezza. Nel caso in cui dovessero emergere criticità, ci muoveremo insieme ai soggetti presenti sul territorio per apportare i dovuti correttivi. Così com'è stato nel caso della esalazione dei miasmi». Ed è per questo che il comune a marzo scorso ha approvato la delibera di convezione quadro con i soggetti coinvolti.

C'è un però. E l'assessore al Comune di Pisticci lo spiega così: «Per andare avanti fino in fondo c'è bisogno di copertura finanziaria. E i comuni, soprattutto di questi tempi, da soli non ne hanno».

Cosa chiede Pisticci? Di avere la sua parte di royalty  su petrolio e gas estratti in Val d'Agri che in qualche modo finiscono anche nel suo territorio. Solo un auspicio? Non proprio.

Il Comune sta già lavorando su diversi tavoli congiunti per portare  casa il risultato. «Siamo l'ultimo anello della filiera che parte dai pozzi valligiani».

 «Non è una presunzione - conclude Lino Grieco - ma un atto, a mio avviso, dovuto. Ci vogliono risorse per garantire che attività legate a petrolio importanti come quella che hanno sede nel nostro territorio vengano svolte in sicurezza. A parte che fermamente convinto di una cosa: la ricchezza generata dalle risorse del sottosuolo dovrebbe essere distribuita tra tutti i comuni lucani».

Per ora, anche senza royalty, si parte.

Dalla salute dei cittadini.

m.labanca@luedi.it

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