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Lamezia, uno scempio ambientale vicino al mare
Torrente Turrina stracolmo di fanghi biologici 

Calabria

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LAMEZIA TERME - Una discarica di fanghi biologici è stata sequestrata dal personale della Capitaneria di porto a Lamezia Terme. L’area, di circa 15 mila metri quadrati, si trova nei pressi della foce del Torrente Turrina. Il personale della Guardia costiera ha chiesto l'intervento dell’Arpacal per accertare la natura dei fanghi. Il sequestro è stato disposto dal sostituto procuratore di Lamezia Terme, Santo Melidona. L’area interessata dalla discarica è stata recintata.

Nella giornata di ieri, nel continuare le attività di polizia giudiziaria legate al sequestro dell’area adibita a discarica di eternit e materiale vario di risulta eseguita martedì u.s. dai guardacoste della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia Marina, i militari dell’Ufficio Locale Marittimo di Pizzo, impegnati per la verifica della località San Pietro Lametino del Comune di Lamezia Terme, congiuntamente ad una pattuglia della Polizia Locale, accertavano che la foce del Torrente Turrina, non sfociante fortunatamente in mare, era interessata da una vasta area lagunare sulla quale venivano individuati fanghi biologici in sospensione.
Una discarica di fanghi a cielo aperto a pochi passi dallo splendido mare del Golfo di Sant’Eufemia, questa la scena che i militari della Pattuglia della Guardia Costiera e gli uomini della Polizia Locale si sono trovati ad accertare. Immediata la richiesta di intervento dell’Arpacal di Catanzaro, che giungeva sul posto per effettuare i campionamenti di rito finalizzati a verificare se i predetti erano provenienti da impianti di depurazione industriali, oppure fanghi derivanti da impianti di reflui fognari.
Accertato, quindi, lo stato dell’inquinamento e i reati penali di “abbandono di rifiuti” – “deturpamento di bellezze naturali” – “getto pericolose di cose”, veniva informato il Pubblico Ministero di Turno Dott. Santo MELIDONA, che disponeva la quantificazione dell’area per procedere al sequestro probatorio. Al fine di collaborare alle attività di polizia ambientale la Sala Operativa inviava in zona una seconda pattuglia della Guardia Costiera di Vibo, sempre impegnata in attività ambientale nel vicino Comune di Nocera.
L’intera area lagunare, sequestrata dai guardacoste, interamente ricadente su suolo demaniale marittimo, interessata dallo smaltimento illecito dei fanghi, una volta quantificata risultava essere di circa 15.000 mq. e veniva interamente recintata con nastro bicolore, con l’affissione di cartelli monitori “area sottoposta a sequestro probatorio ex art.354 C.P.P.”. Al termine delle attività di quantificazione e recinzione dell’area, il verbale di sequestro e custodia veniva notificato al Dirigente del Settore Protezione Civile e Ambiente del Comune di Lamezia Terme.
In considerazione della gravità e della vastità dell’area interessata e al fine di meglio eseguire le attività di indagine, la Direzione Marittima di Reggio Calabria, richiedeva l’intervento di un elicottero della Guardia Costiera del 3°Nucleo Aereo di Catania, che su disposizione del III° Reparto del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, effettuava un apposito sorvolo della zona al fine di individuare le eventuali fonti di inquinamento visibili dall’alto, con riprese video e aerofotogrammetria dell’area interessata allo smaltimento dei reflui sequestrati.
Continueranno, spiega il Comandante della Capitaneria di Porto – C.F. (CP) Paolo MARZIO, senza sosta le indagini per cercare di individuare la fonte dell’inquinamento accertato, con la speranza che le attività di bonifica della zona inizino presto così da evitare che i fanghi possano riversarsi in mare.
Lo scempio è stato scoperto durante una verifica della località San Pietro Lametino del Comune di Lamezia Terme, eseguito insieme ad una pattuglia della Polizia Locale. I fanghi non erano sfociati in mare ma avevano creato una vasta area lagunare adiacente alla costa.

Una discarica di fanghi a cielo aperto a pochi passi dallo splendido mare del Golfo di Sant’Eufemia. Immediata la richiesta di intervento dell’Arpacal di Catanzaro, che giungeva sul posto per effettuare i campionamenti di rito finalizzati a verificare se i predetti erano provenienti da impianti di depurazione industriali, oppure fanghi derivanti da impianti di reflui fognari.
Il pm di turno Santo Melidona ha disposto la delimitazione dell’area per procedere al sequestro. 

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