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La nota di via Verrastro
«Ritardi deprecabili ma irrilevanti»

Basilicata

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IN relazione a notizie di stampa circa le borse di studio per specializzazione in medicina, al fine di fornire chiarimenti e senza alcun intento polemico, il Dipartimento Salute della Regione Basilicata precisa quanto segue. I provvedimenti adottati dalla Regione Basilicata fanno seguito alle intese raggiunte in Conferenza Stato-Regioni il 15 marzo 2012 e recepite nella successiva decretazione ministeriale di assegnazione di contratti di formazione specialistica, con i quali si stabiliva, appunto, che le Regioni potessero finanziare borse di studio aggiuntive rispetto a quelle statali “al fine di colmare il divario tra fabbisogni e numero di contratti statali”. A seguito di tale intesa praticamente tutte le Regioni ed anche le Province Autonome hanno previsto tali finanziamenti che, in base ad una circolare ministeriale, andavano deliberati entro il 21 giugno.

Il finanziamento di tali "contratti di formazione specialistica", conseguentemente, è da tarare non sulle richieste di specializzazione, ma sui fabbisogni di specialisti individuati in via presuntiva da parte di tutti i sistemi sanitari regionali.

Tali finanziamenti, in ogni caso, non possono essere destinati in via esclusiva ad aspiranti specializzandi delle regioni finanziatrici, tanto che accade frequentemente che studenti lucani fruiscano di borse di studio finanziate da altre Regioni, e studenti non lucani si specializzino grazie a finanziamenti della Regione Basilicata. In proposito va precisato che vi è piena e totale autonomia delle stesse università nell'espletare le procedure selettive pubbliche obbligatorie richieste dalla legge per individuare gli assegnatari dei contratti di formazione specialistica.

Al momento, anche in virtù del fatto che si parla di intese tutto sommato recenti, non c’è ancora un auspicabile tavolo di coordinamento tra le Regioni in materia, teso ad evitare che i finanziamenti regionali convergano tutti sulle stesse Università. Conseguentemente, le Regioni che hanno proprie Università con Facoltà di Medicina e relative scuole di specializzazione tendono a privilegiare quelle (pur non limitandosi in molti casi a finanziare solo i corsi del proprio territorio). Le restanti regioni tendono a finanziare università di prestigio nelle diverse discipline sanitarie. Tuttavia, proprio l’assenza dell’auspicato tavolo di coordinamento tra le varie Regioni rende l’operazione nel suo complesso alquanto “empirica”.

Circa i ritardi nella pubblicazione delle delibere sul Bur si tratta sicuramente di un episodio deprecabile, per quanto del tutto irrilevante, che verrà sicuramente scongiurato per il futuro. Infatti, per la natura della misura va sottolineato che, di certo, il ritardo non può aver influito sulla decisione (di lucani come di non lucani) di concorrere alle specializzazioni, trattandosi di posti (quelli finanziati dalla Regione Basilicata e da tutte le altre regioni) aggiuntivi rispetto ai bandi varati dalle diverse università sulla base delle disponibilità ministeriali già a concorso, in base ai quali chiunque poteva partecipare, puntando ai posti già originariamente messi a concorso. A riprova di ciò basta leggere i bandi delle stesse università che indicano tutte espressamente il termine di 60 giorni successivi alla pubblicazione stessa; termine entro il quale la stessa Università si obbliga a rendere pubblico il numero degli eventuali posti aggiuntivi derivanti dai finanziamenti deliberati dalle regioni o dai privati.

In altri termini appare assurdo anche solo ipotizzare che un aspirante specializzando possa subordinare la propria scelta di partecipare alle selezioni in funzione della eventuale previsione di posti aggiuntivi rispetti a quelli già a concorso, tanto più che tali eventuali posti aggiuntivi, per effetto di norme di legge, non potrebbero avere alcuna connotazione che li possa legare in nessun modo ai territori degli enti (le regioni) o dei privati che decidano di finanziarli.

Resta in ogni caso confermata la necessità di definire una programmazione condivisa in sede di Conferenza delle Regioni, per la quale la Basilicata lavorerà.

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