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Mala lucana, il rumeno
e i gregari del boss

Basilicata

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POTENZA - «In sostanza e per concludere, l’attività di indagine ha portato all’emersione di una complessa struttura dedita al gioco d’azzardo e riconducibile al gruppo criminale capeggiato da Nicola Schiavone, costituita, solo in territorio emiliano, da almeno cinque sale operative grazie all’accordo con la società 5.5. di Tancredi Luigi, rappresentata da Femia Nicola e Visentin Renato».

Ne sono convinti gli inquirenti napoletani che la scorsa settimana hanno spiccato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il figlio di Francesco "Sandokan" Schiavone e i due fratelli potentini Luigi e Antonio Tancredi. Nonostante agli atti non risulti nessun contatto diretto tra di loro.

E' una trama che si svolge lungo flussi di dati digitali, incontri misteriosi in Romania e prestanome quella descritta dai pm Antonello Ardituro, Marco Del Gaudio, Maurizio Giordano e Sandro Da Alessio.

Rappresentante del «giovane boss rampante» finito in carcere tre anni orsono per triplice omicidio, sarebbe stato Antonio Noviello, un 38enne dalla faccia pulita che avrebbe avuto la gestione di fatto del circolo privato denominato Matrix, di Castelfranco Emilia dove secondo gli investigatori «veniva esercitato, in varie forme, il gioco d’azzardo».

«Accanto ad apparecchiature omologate - scrive il gip Antonella Terzi - vi era ragione di ritenere l’installazione di apparecchiature artatamente modificate al fine di eludere i controlli del Monopolio di Stato normativamente previsto, e la raccolta delle puntate “on line” mediante collegamento multimediale su rete “protetta” con siti presenti all’estero (...) ovvero la connessione con casino on line che consentiva la raccolta e il pagamento delle giocate tramite soggetti esteri (...) demandata a una struttura criminale esterna, riconducibile ad elementi della ‘ndrangheta specializzati nel settore».

«Il meccanismo - prosegue ancora l'ordinanza del gip campano - si fondava su collegamenti con siti aventi base in Romania, nazione nella quale (...)  Nicola Schiavone aveva molti e importanti interessi. Nello specifico, nel mese di novembre del 2004 l’ascolto delle conversazioni e le coerenti risultanze dei predisposti avvistamenti dimostravano che Nicola Schiavone si era portato da Casal di Principe a Modena, dopo aver trascorso nel paese di origine una lunga serata in compagnia dei soliti “compagni”. Ad accompagnarlo, Salzano Francesco e ad attenderlo nel capoluogo emiliano, come di consueto Sola Carmine. Anche Ardente Antonio veniva informato dell’imminente arrivo del capo. Il sospetto degli inquirenti circa le reali motivazioni di quel viaggio, che si riteneva funzionale a realizzare in Italia, nei circoli riconducibili allo Schiavone (ma non solo), tramite società costituite in Romania, il gambling on line (vedi sopra) originava anche da una accertata, risalente vocazione del clan dei casalesi in generale e della famigli Schiavone in particolare per il gioco d’azzardo, esercitato, in maniera stabile e organizzata, anche in territorio emiliano, già sotto l’egida di “Sandokan”». Suo padre.

Così Schiavone junior avrebbe programmato con attenzione un viaggio in Romania «per la conclusione di un contratto inequivocabilmente legato alla gestione del gioco mediante il meccanismo del casinò on line. A tale scopo, Antonio Noviello, che appare alla stregua di una mera propaggine dello Schiavone, totalmente privo di poteri decisionali autonomi e piegato alle volontà e agli ordini del capoclan, viene urgentemente convocato e perentoriamente trattenuto nel casertano».

Per gli inquirenti non è casuale che proprio in Romania avevano sede le società dei fratelli Tancredi scovate dopo un accesso forzato al server a cui erano collegate le postazioni nelle salette gestite dal clan dei Casalesi in Emilia e avanzando una formale rogatoria a Bucarest. Rappresentante dei fratelli potentini in Romania sarebbe stato un tale Romica Grozea. Socio ma molto minoritario. Perché nell'ambiente si è sempre saputo chi era la mente dietro tutto, tant'è vero che Luigi Tancredi si è conquistato la fama di guru. E anche gli inquirenti alla fine sembrano essersene accorti.

l.amato@luedi.it

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