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Il pentito della Brianza spiega i legami tra i clan
«La cosca è forte se ha radici in Calabria»

Calabria

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CATANZARO - Ci sono anche le dichiarazioni di alcuni collaboratoti di giustizia dietro l’operazione che oggi ha portato all’arresto di 25 persone nell’ambito dell’inchiesta di polizia e carabinieri sulle cosche del Soveratese. E dalle loro parole emergono le infiltrazioni della potente cosca Gallace di Guardavalle (Catanzaro) anche fuori dalla Calabria. E' Antonino Belnome, ex padrino del locale di Giussano (in provincia di Monza Brianza), a tracciare il profilo del "locale" calabrese e il suo potere in Lombardia. 

«Un locale è forte - ha detto il collaboratore ai pm di Catanzaro e Reggio Calabria che lo hanno sentito nel carcere di Opera di Milano - se ha le sue radici in Calabria», ed ancora: «Chi non ha questo cordone ombelicale non ha forza, un locale che non ha questo è come se ha una zattera nell’oceano, non siete una nave». E tutto questo era ed è la cosca Gallace in Calabria e in Lombardia, come ha precisato il procuratore della Dda di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, nel corso di una conferenza stampa. Ed è anche racchiuso in questo meccanismo il segreto della longevità della 'ndrangheta in generale e della cosca Gallace in particolare. Specie nel momento in cui nella stessa cosca catanzarese maturò la scissione con la cosca Novella. Il pentito racconta, infatti, che la «cosca Novella aveva tre quarti della Lombardia», ma «pochi avevano fondamenta in Calabria». Così i Novella sono spariti dal panorama criminale, di cui i Gallace sono diventati i protagonisti. Al punto che, come scrive il gip Assunta Maiore, questo locale è diventato «una delle cellule basilari della 'ndrangheta, modello di organizzazione esportato anche oltre i confini nazionali». 
A confermare la ricostruzione degli inquirenti sul profilo dei Gallace, compresi gli interessi in Lombardia, sono stati anche altri collaboratori. Tra i quali Domenico Todaro, vecchio affiliato del locale di Guardavalle, il figlio e il genero di quest’ultimo: Vincenzo Todaro e Pietro Danieli; Michael Panaija, arrestato per concorso nell’omicidio di Carmelo Novella (capo cosca del clan perdente). Fondamentali anche le dichiarazioni di altri tre collaboratori: Angelo Torcasio, Saverio Cappello e Giuseppe Giampà. Con le dichiarazioni dei collaboratori hanno fatto il paio le intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti e pedinamenti, attività investigative avviate sin dal 2007 dalla squadra mobile di Catanzaro e dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri.

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