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Bufera sul Comune di Scalea, sigilli a 60 milioni di beni
Ci sono anche lidi balneari su suoli demaniali

Calabria

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SCALEA (Cosenza) - Beni per circa 60 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il concorso del Ros, nell’operazione che stamani ha portato all’arresto di 38 persone tra le quali il sindaco di Scalea Pasquale Basile e 5 suoi assessori. I beni, per l’accusa, sono riconducibili ai vertici della cosca Valente-Stummo, a amministratori locali, imprenditori e professionisti. I sequestri sono stati eseguiti principalmente sul versante tirrenico cosentino ma anche in Umbria e Basilicata. 

L’indagine, in particolare, ha consentito di delineare l’asse economico-imprenditoriale dell’ organizzazione costituito con conferimenti di “sospetta provenienza” nei settori commerciale, con l’apertura di diversi supermercati, concessionarie di auto, agenzie di viaggi, parchi divertimento, attività commerciali e negozi di abbigliamento; immobiliare, con realizzazione di società finalizzate all’ acquisizione di fabbricati, appartamenti e magazzini, anche attraverso aste fallimentari “pilotate”; agricolo, con la costituzione di cooperative e società agricole, che, non depositando bilanci e non avendo assunto lavoratori dipendenti, hanno acquistato terreni per 50 ettari senza dichiarare tali possidenze al fisco; turistico, con la gestione di lidi balneari, come “L'angelica”, l’''Aqua mar” e “Itaca”, realizzati su terreni demaniali del comune di Scalea. Complessivamente è stato eseguito il sequestro preventivo di 22 tra società ed aziende; 81 immobili situati anche a Matera, Perugia, e Rocca di Cave (Roma), depositi, ville ed abitazioni, numerosi negozi e circa 50 ettari di terreno; 33 automobili tra le quali Jaguar, Bmw, Mercedes ed auto d’epoca; 78 rapporti bancari, con saldi positivi per circa 2.695.685 euro; due imbarcazioni; 23 polizze assicurative. Per gli indagati per corruzione è stata applicata una recente normativa che consente l’applicazione della particolare ipotesi di confisca. Si tratta di una delle prime applicazioni nei confronti di indagati per reati contro la pubblica amministrazione. 

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