Salta al contenuto principale

Scalea, i clan infiltrati al Comune anche in passato
Indagato ex sindaco e capogruppo provinciale Pdl

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 51 secondi

SCALEA (CS) - C'è anche il passato nel mirino dei magistrati antimafia che indagano su Scalea. E' devastante al di là di quanto si riesca a immaginare il ciclone giudiziario che si è abbattuto sull'amministrazione comunale del popoloso centro da undicimila abitanti sul Tirreno cosentino. Tanto che tra gli indagati figura anche l'ex sindaco Mario Russo, attualmente capogruppo del Pdl nel Consiglio provinciale di Cosenza.

Lo scenario è pesantissimo. Se infatti sul presente i magistrati arrivano ad affermare che la città «è amministrata dalla 'ndrangheta» (LEGGI L'ARTICOLO), nell'ordinanza firmata dal giudice viene riportata anche un passaggio firmato dal pm, nel quale si arriva a sottolineare come «l’amministrazione comunale scaelota sia stata sempre infiltrata dagli esponenti della ndrina Valente-Stummo». Chiamando in causa anche la consiliatura precedente.

SUBITO NOMINATO IL COMMISSARIO -  «Il sindaco e gli assessori sono partecipi della struttura associativa. Si barcamenano tra le oscillazioni delle due famiglie Stummo e Valente cercando gli equilibri». Così il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo ha definito l’apporto dell’attuale amministrazione comunale di Scalea colpita dall’indagine Plinius che ha portato a 38 arresti dei carabinieri (LEGGI I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE). E anche per questo, a tempo di record, per Scalea è stato disposto l'accesso antimafia e a poche ore dall'operazione antimafia è arrivata la decisione del ministero dell’Interno di disporre la nomina una commissione d’accesso per il Comune di Scalea. In serata, poi, il prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro, ha nominato il vice prefetto Massimo Mariani affidandogli la piena guida dell'ente.

Il sindaco Pasquale Basile e 5 assessori della sua giunta - Francesco Galiano, cugino del boss Pietro Valente; Antonio Stummo, figlio del boss Mario Stummo; Raffaele De Rosa; Maurizio Ciancio; Giuseppe Forestieri - sono stati travolti con l'accusa pesantissima di associazione mafiosa. Solo per il vicesindaco Forestieri il giudice ha disposto l'obbligo di dimora, per gli altri si è spalancata invece la porta del carcere.

Arrestati con loro anche  il comandante dei vigili urbani Giovanni Oliva, 51 anni; un geometra ed un architetto del Comune, Giuseppe Biondi, 44 anni, e Vincenzo Bloise, 41 anni, dipendenti dell’ufficio tecnico comunale (LEGGI I NOMI DEGLI ARRESTATI). 

UN SISTEMA GIA' ATTIVO CON RUSSO - Nell'ordinanza appare però più volte anche il nome di Mario Russo, che ha retto il Comune dal 2000 per dieci anni. In particolare, c'è un capitolo dedicato ai lavori per il porto turistico e la successiva gara d'appalto per il compostaggio dei rifiuti. Secondo il giudice, i dettagli riportati dal pm "sebbene non siano corelati a contestazioni specifiche, assumono valenza nella valutazione". E si legge, tra l'altro, che "a partire dal 2010, gli ‘ndranghetisti avevano determinato l’elezione di Basile che perpetrava un sistema già attivo con l’amministrazione Russo. Quest’ultimo appoggiava l’elezione di Basile salvo poi lamentarsi del fatto di non essere stato piu’ coinvolto nella spartizione degli appalti". 

Sulla vicenda specifica del porto, "Mario Russo, evidentemente, era al corrente del fatto che Basile gestisce gli appalti comunali per conto della cosca Valente-Stummo, pertanto, per il tramite di Marco Zaccaro e Nocito Mario, gli faceva sapere che doveva essere considerato altrimenti non avrebbe rilasciato, quale componente di amministrazione dell’Arpacal, le autorizzazione previste dal Via", la valutazione di impatto ambientale. 

Redazione web

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?