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Operazione "Game Over", da Milano
arrivavano 10mila euro al giorno

Basilicata

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Milano era una piazza notevole per i fratelli Tancredi, finiti nella rete con l’operazione “Game Over” condotta dalla Squadra Mobile di potenza su disposizione del gip Petrocelli. L’operazione ha messo in luce la fitta rete che Antonio e Gino Tancredi avevano costruito mettendo in piedi un’associazione a delinquere di stampo nazionale che deteneva il monopolio su videopoker e scommesse truccate. 

Una rete fatta di società con sede in Romania e computer con giochi truccati che si appoggiavano a server americani. Loro, gli organizzatori, raggiunti da un’ordinanza di custodia ai domiciliari, si affidavano a due uomini di fiducia in particolare: Pasquale pace e Daniele Gruosso, quest’ultimo referente nel milanese per gli affari sui videopoker.

Tutta questa gente, nonostante dichiarasse redditi irrisori, si ritrovava con una disponibilità economica enorme, fatto peraltro confermato dalle intercettazioni telefoniche.

E a proposito degli affari milanesi proprio da una conversazione tra Pace e Gruosso si capisce che la Lombardia è il posto migliore per poter fare soldi a palate in poco tempo. In una conversazione telefonica Gruosso e Pace ne discutono con piacere, ad un certo punto si sente dire: «Poi nel centro commerciale, na, na, altri cinquanta, un’altra VLT la dentro... Ti viene il piacere, tieni una sala così che ogni giorno vai a prendere, 200.000 euro in quei cassetti...ma che ti può mancare così, tu guadagni 10.000 euro al giorno la, che, che ti deve mancare i coglioni? Una sala di quelle ti porta veramente due 300.000 euro di guadagno, ma che cazz».

Diecimila euro al giorno raccolti in una sola sala da gioco è qualcosa di veramente spietato. Sono tutti soldi che vengono risucchiati dalle tasche dei giocatori, gente inconsapevole del fatto che quelle macchinette sono settate in modo da registrare una vittoria ogni settemila giocate. Insomma, il distretto di Gruosso è forte, ed è per questo che Antonio Tancredi nell’intercettazione pubblicata sull’edizione di ieri, se la prende pesantemente con Gruosso quando non manda i soldi. Stiamo parlando di cose grosse, di somme, scrivono gli investigatori, che vanno dai mille ai 3mila euro al giorno inviati direttamente a Pasquale Pace, che poi li trasferisce per intero ad Antonio Tancredi. 

E in una conversazione di maggio 2011 Pace e Gruosso si fanno un po’ i conti. Pace chiede a Gruosso quante “chiusure” ha fatto e Gruosso risponde: «ho fatto quello di Segrate e quello di Limbiate, adesso a Punto Snai (...) Segrate sono 300 dall’uno al quindici e poi Limbiate sono 850». Un bel po’ di soldi che finivano dritti nelle tasche dei tancredi su base percentuale. In pratica il 50% dei ricavati restava ai club, il 10% veniva preso dai distretti e il 40% invece finiva nelle mani dei Tancredi. Ma la paura dei controlli c’era eccome e serpeggiava spesso. Oltre al telecomando che permetteva di spegnere le macchinette in caso di controlli, eludendoli, spesso di situazioni complicate ce ne sono state.

È il caso, per esempio, di una conversazione avvenuta subito dopo l’oscuramento, da parte dei Monopoli di Stato, di una parte dei siti illegali (dollapoker, dbgpoker, italypoker).

La chiusura di quei siti per il gruppo equivale ad una perdita di circa 4mila euro al mese e a confermarlo è lo stesso Triumbari, che in una situazione sbotta. «E che cazzo! Bloccano...bloccano...bloccano sempre! Hanno rotto i coglioni! E qua non lavoriamo più Antò hai visto...dobbiamo fare (incomprensibile) 4 5 mila euro al mese stiamo perdendo! Ma stiamo scherzando! Mi sono rotto i coglioni». 

Questa conversazione è avvenuta a maggio 2011 nella sede Italy Poker di Potenza. È vero, i Monopoli bloccavano i siti, ma come abbiamo spiegato nei giorni precedenti bastava apportare alcuni parametri sugli indirizzi web (mettere, per esempio “www2” al posto di “www1” prima di digitare l’indirizzo del dominio) per poter ricominciare a giocare senza problemi.

Tutti, quindi, erano a caccia di nuovi club per poter aumentare gli introiti. Una sorta di “pr” del sistema che spesso sfociava proprio nell’acquisto delle intere sale da gioco non solo nel potentino ma in tutta Italia.

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