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Mazzette e appalti, Mecca si difende
«Ho vinto una gara regolare»

Basilicata

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POTENZA - «Niente a che vedere con la riqualificazione del campo sportivo di Lagopesole, ma soltanto una commessa legittima per la manutenzione degli impianti termici della Regione all’esito di una gara in tutto e per tutto regolare».
E’ una smentita decisa quella di Leonardo Mecca rispetto alle notizie pubblicate dal Quotidiano della Basilicata e più in generale all'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che lo vede indagato assieme al capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Avigliano nonché consigliere comunale Pd del capoluogo Rocco Fiore, l’assessore alle attività produttive sempre del capoluogo Luciano De Rosa, e il funzionario dell’ufficio Patrimonio della Regione Dionigi Pastore. Per tutti – benché a vario titolo – le accuse sono di corruzione e turbativa d’asta. Ma al centro degli accertamenti degli investigatori coordinati dal pm Francesco Basentini ci sarebbero proprio gli affari della ditta Mecca, che a settembre dell'anno scorso ha smentito tutti i pronostici vincendo la gara per la manutenzione degli impianti termici dei palazzi della Regione in via Verrastro. Base d’asta: 3milioni e 200mila euro per massimo 5 anni. Aggiudicata all’offerta da un milione e 90mila per tre anni proprio da Dionigi Pastore, il funzionario che compare nell'elenco degli indagati. 
«E’ stata una gara a pubblico incanto – spiega l'avvocato Tuccino Pace che assiste l’imprenditore 57enne – pubblicizzata sulla Gazzetta Ufficiale a livello nazionale, con un bando aperto a tutte le imprese interessate a partecipare». Quindi per tornare alle accuse: «Nessuna turbativa d’asta». 
«La ditta Mecca – prosegue il legale – ha fatto una gara regolare, come abitualmente se ne fanno tante». Quanto all’appalto “soffiato” al Gruppo De Vivo, forse a oggi il più forte di Potenza e dintorni, che lo gestiva da sempre dopo aver realizzato parte di quegli impianti, Mecca butta acqua sul fuoco. «Niente contro il Gruppo De Vivo». Precisa. Anzi: «Forte stima e rispetto». In più aggiunge che «la gara è stata aggiudicata da una commissione regionale, che ha esaminato le offerte che sono arrivate da tutta Italia, e hanno ritenuto come miglior offerente la ditta Mecca, senza l’aiuto di nessun funzionario della Regione». A riprova di ciò l’imprenditore cita anche la graduatoria stilata alla fine della gara: «La ditta De Vivo è arrivata quarta, quindi non abbiamo “soffiato” la gara a nessuno». Tutt’altro, insomma, che la biblica sfida all’ultimo sangue tra Davide-Mecca e Golia-De Vivo raccontata dal Quotidiano.  
Poi c’è il capitolo sul campo sportivo di Lagopesole, donato al Comune di Avigliano negli anni ‘50 dalla principessa Orietta Doria Pamphili. L’appalto da 280 mila euro per i lavori di riqualificazione dell’impianto, gestito dal capo dell’Ufficio tecnico Rocco Fiore, è entrato nell’inchiesta dell’Antimafia potentina assieme a un’altra gara sempre della stessa amministrazione. Tant’è vero che il Comitato che si oppone al progetto al Quotidiano ha confermato che la polizia avrebbe acquisito le carte in Municipio già da marzo. Ad aggiudicarselo, però, ancora a settembre dell'anno scorso, non è stato Mecca ma il gruppo Santoro di Pietragalla, già finito nel mirino di un misterioso attentatore proprio in quei giorni a Potenza su un cantiere di Macchia Romana, dove un motociclista ha aperto il fuoco sull’auto di uno dei titolari.  
«Leonardo Mecca – ribadisce l’avvocato dopo quanto affermato anche dal sindaco Vito Summa - è estraneo alla gara d'appalto del Comune di Avigliano per i “lavori di riqualificazione del campo sportivo di Lagopesole”, non essendo stato invitato alla partecipazione». Inoltre non vi sarebbe stato «nessun accordo o commessa relativa a lui riferita». Solo un “no comment”, invece, sui rapporti con Dionigi Pastore e Rocco Fiore. 

POTENZA - «Niente a che vedere con la riqualificazione del campo sportivo di Lagopesole, ma soltanto una commessa legittima per la manutenzione degli impianti termici della Regione all’esito di una gara in tutto e per tutto regolare».

 

E’ una smentita decisa quella di Leonardo Mecca rispetto alle notizie pubblicate dal Quotidiano della Basilicata e più in generale all'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza, che lo vede indagato assieme al capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Avigliano nonché consigliere comunale Pd del capoluogo Rocco Fiore, l’assessore alle attività produttive sempre del capoluogo Luciano De Rosa, e il funzionario dell’ufficio Patrimonio della Regione Dionigi Pastore. 

Per tutti – benché a vario titolo – le accuse sono di corruzione e turbativa d’asta. 

Ma al centro degli accertamenti degli investigatori coordinati dal pm Francesco Basentini ci sarebbero proprio gli affari della ditta Mecca, che a settembre dell'anno scorso ha smentito tutti i pronostici vincendo la gara per la manutenzione degli impianti termici dei palazzi della Regione in via Verrastro. Base d’asta: 3milioni e 200mila euro per massimo 5 anni. Aggiudicata all’offerta da un milione e 90mila per tre anni proprio da Dionigi Pastore, il funzionario che compare nell'elenco degli indagati. 

«E’ stata una gara a pubblico incanto – spiega l'avvocato Tuccino Pace che assiste l’imprenditore 57enne – pubblicizzata sulla Gazzetta Ufficiale a livello nazionale, con un bando aperto a tutte le imprese interessate a partecipare». 

Quindi per tornare alle accuse: «Nessuna turbativa d’asta». «La ditta Mecca – prosegue il legale – ha fatto una gara regolare, come abitualmente se ne fanno tante». Quanto all’appalto “soffiato” al Gruppo De Vivo, forse a oggi il più forte di Potenza e dintorni, che lo gestiva da sempre dopo aver realizzato parte di quegli impianti, Mecca butta acqua sul fuoco. «Niente contro il Gruppo De Vivo». Precisa. 

Anzi: «Forte stima e rispetto». In più aggiunge che «la gara è stata aggiudicata da una commissione regionale, che ha esaminato le offerte che sono arrivate da tutta Italia, e hanno ritenuto come miglior offerente la ditta Mecca, senza l’aiuto di nessun funzionario della Regione». A riprova di ciò l’imprenditore cita anche la graduatoria stilata alla fine della gara: «La ditta De Vivo è arrivata quarta, quindi non abbiamo “soffiato” la gara a nessuno». 

Tutt’altro, insomma, che la biblica sfida all’ultimo sangue tra Davide-Mecca e Golia-De Vivo raccontata dal Quotidiano.  Poi c’è il capitolo sul campo sportivo di Lagopesole, donato al Comune di Avigliano negli anni ‘50 dalla principessa Orietta Doria Pamphili. 

L’appalto da 280 mila euro per i lavori di riqualificazione dell’impianto, gestito dal capo dell’Ufficio tecnico Rocco Fiore, è entrato nell’inchiesta dell’Antimafia potentina assieme a un’altra gara sempre della stessa amministrazione. Tant’è vero che il Comitato che si oppone al progetto al Quotidiano ha confermato che la polizia avrebbe acquisito le carte in Municipio già da marzo. 

Ad aggiudicarselo, però, ancora a settembre dell'anno scorso, non è stato Mecca ma il gruppo Santoro di Pietragalla, già finito nel mirino di un misterioso attentatore proprio in quei giorni a Potenza su un cantiere di Macchia Romana, dove un motociclista ha aperto il fuoco sull’auto di uno dei titolari.  

«Leonardo Mecca – ribadisce l’avvocato dopo quanto affermato anche dal sindaco Vito Summa - è estraneo alla gara d'appalto del Comune di Avigliano per i “lavori di riqualificazione del campo sportivo di Lagopesole”, non essendo stato invitato alla partecipazione». Inoltre non vi sarebbe stato «nessun accordo o commessa relativa a lui riferita». Solo un “no comment”, invece, sui rapporti con Dionigi Pastore e Rocco Fiore. 

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