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Il memoriale di Lo Giudice
Realtà o macchinazione?

Basilicata

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REGGIO CALABRIA -  «Ci sono dei dubbi sulla provenienza del nuovo memoriale dell’ex pentito Antonino Lo Giudice». Lo ha detto all’Ansa il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho che, comunque, non ha chiuso la porta in faccia all’ex collaboratore di giustizia ma, anzi, si dice pronto ad aprirgli le porte in caso di u suo ritorno.

Gli interrogativi maggiori sul contenuto del plico fatto recapitare a mano presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Nardo si appuntano sulle firme apposte in calce alla prima pagina del memoriale ed ai tre fogli in maiuscolo che raccontano la nuova verità del “nano” sulla scomparsa della cognata. A primo vista, infatti, fra le due firme ci sarebbero delle differenze sostanziali.

«Il memoriale - ha detto il procuratore di Reggio Calabria - ha tanti destinatari. La Procura svolgerà i dovuti accertamenti. Il fatto che abbia indicato i nomi dei suoi nuovi difensori ci fa pensare a una strategia ampia. E’ chiaro che è tutto da verificare. Certo, finchè è lontano è più complesso capire la genuinità della firma e se la provenienza è certa».

Una strategia oscura che alimenta un clima di tensione in città e che, per De Raho, non è dissipata nemmeno dal video registrato da Nino Lo Giudice.

«Il fatto che ci sia un video - ha detto - di per se non è dimostrativo della genuinità di ciò che dice. In Calabria ci sono state macchinazioni talvolta orribili. E’ tutto da approfondire. Si tratta di capire se la provenienza del materiale è sua o se dietro c’è una macchinazione per scardinare le accuse mosse in precedenza. La ‘ndrangheta - ha aggiunto il pm - ha una forza e ramificazioni notevoli rispetto alle quali occorre operare con grande fermezza e rigore. L’inquinamento ambientale è il vero problema».

Dopo i dubbi, il procuratore De Raho “chiama” l’ex collaboratore di giustizia e lo invita a fare rientro a Reggio Calabria. Se l’ex pentito Antonino Lo Giudice si costituirà «sarà mia personale cura - ha detto il procuratore di Reggio Calabria - garantirgli l'incolumità».

L’ex pentito, nel suo memoriale, afferma di essere indeciso se consegnarsi nelle mani del procuratore Cafiero De Raho, indicando comunque i nomi dei suoi nuovi avvocati.

Lo Giudice, latitante dal mese di giugno scorso, dopo avere abbandonato il rifugio protetto in cui si trovava, ha inviato un nuovo memoriale e video ribadendo quanto aveva già sostenuto in un altro memoriale inviato all’indomani della scomparsa con la ritrattazione di tutte le accuse mosse nel periodo della sua collaborazione. Lo Giudice, tra l’altro si era autoaccusato di essere l’ideatore delle bombe fatte esplodere nel 2010 contro la Procura generale di Reggio Calabria e contro l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro oltre all’intimidazione all’allora procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, con il ritrovamento di un bazooka ad alcune centinaia di metri dal palazzo della Dda, chiamando in causa anche il fratello Luciano ed altre due persone.

Ora le carte originali del memoriale e la memory card con il video e il file audio sono nelle mani dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Nella tarda mattinata di ieri, infatti, l’avvocato Giuseppe Nardo ha consegnato il plico negli uffici al sesto piano del Cedir.

Il leader del movimento Diritti Civili Franco Corbelli, infine, difende i magistrati accusati dal pentito Antonino Lo Giudice, l’ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il procuratore aggiunto Michele Prestipino, il pm Beatrice Ronchi e l’ex capo della squadra mobile di Reggio, Renato Cortese. «Naturalmente - conclude Corbelli - va fatta assoluta chiarezza su questa bruttissima e inquietante vicenda. Si deve scoprire la verità dei fatti, senza alcuna ombra, bisogna accertare e nel caso perseguire ogni eventuale reato che sia stato commesso».

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