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L'allarme sulla sorgente vicino al pozzo Costa Molina
Legambiente: «L'avevamo segnalato un anno fa»

Basilicata

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AVEVAMO denunciato già un anno fa l’inquinamento nell’area del pozzo “Costa Molina2” dove vengono reiniettate le acque estratte dalle viscere della Val d’Agri insieme al petrolio e al gas. Ora la questione torna in superficie, con tutto il suo carico di sostanze misteriose, e si scopre che l’Arpab non ha fatto nulla.

E’ il senso della nota con cui Legambiente Basilicata è voluta intervenire dopo che dal sindaco di Montemurro e dal dipartimento ambiente sono partite richieste ufficiali di delucidazioni ai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente. Al centro il risultato delle analisi  effettuate da un’altra associazione ambientalista, l’Epha, che ha effettuato una campionatura del liquido che fuoriesce da una piccola falda in località Larossa rilevando una contaminazione da idrocarburi e alluminio, e la presenza di altre sostanze tipiche degli scarti di produzione del petrolio.

«E’ con stupore che la Legambiente Basilicata apprende dagli organi di informazione la notizia circa le continue fuoriuscite di acque maleodoranti e molto saline a Montemurro, nei pressi del sito “Costa Molina 2”». Così il testo della nota, secondo cui «poco più di un anno fa l’associazione aveva informato della situazione (...) oltre a farsi portavoce dell’allarme lanciato da cittadini, allevatori e agricoltori della zona di località Larossa, che avevano notato il fenomeno già dal 2011, auspicava un immediato intervento dell’Arpab ai fini di verificare la natura del fenomeno, dare certezze e restituire il prima possibile tranquillità agli allevatori e ai cittadini preoccupati dallo strano fenomeno e, nel caso, intervenire per evitare l’insorgere di eventuali danni all’ambiente e al territorio».

«Al comunicato - spiega ancora Legambiente - seguiva una lettera formale all’Agenzia regionale in cui si chiedeva una immediata verifica del fenomeno. A distanza di un anno, constatando come la situazione non sia affatto cambiata, l’associazione apprende come l’Arpab non solo non abbia accolto la propria richiesta ma sia venuta meno per l’ennesima volta al proprio dovere istituzionale di controllo e trasparenza. Che l’Agenzia non abbia avviato pratiche di verifica sul sito segnalato lo dimostra anche la richiesta effettuata ieri dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. Di fronte a queste gravi e ripetute inadempienze, la Legambiente Basilicata chiede di vigilare sulle attività svolte dall’Arpab e, mettendo in discussione l’Ente e il suo operato, si domanda: “A cosa serve l’Arpab?”»

l.amato@luedi.it 

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