Salta al contenuto principale

Tribunale, sindaci all'assalto
per ribadire il "no" alla chiusura

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 24 secondi

UN DOCUMENTO congiunto, inoltrato al Governo, nel quale  per l’ennesima volta si denuncia l’ingiustizia di un provvedimento che colpisce pesantemente il territorio dell’area nord della Basilicata, ha rappresentato l’atto conclusivo della conferenza dei sindaci  dell’Area Programma del Vulture-Melfese-Alto Bradano, che si è tenuta ieri. Si replicherà questa mattina, di buon’ora,  quando tutti  i sindaci con le loro fasce tricolori, verranno a sostenere la protesta davanti al Tribunale di Melfi, incontrando tutte le associazioni e la società civile. IL clou della protesta è previsto per le  11 quando saranno in Consiglio Regionale per sostenere la proposta di abrogazione della legge sulla soppressione del tribunale e consegneranno, insieme alla società civile, le schede elettorali e le fasce nelle mani del Presidente della Giunta Regionale

Sono i rappresentanti dei comuni di Melfi, Rionero, Rapolla, Barile, Lavello, Venosa, Atella, Ginestra, Ripacandida, Rapone, Ruvo del Monte, San Fele, Maschito, Palazzo San Gervasio, Banzi, Forenza, Genzano e Montemilone.

Denunciano che “la soppressione del Tribunale di Melfi indebolisce il Vulture-Melfese che già soffre per le difficoltà con cui la pubblica amministrazione affronta le necessità dei cittadini e di un intero territorio.

Dai presidi ospedalieri e servizi territoriali che aspettano da troppo tempo le azioni più volte annunciate di ampliamento, ristrutturazione e specializzazione, alla dotazione infrastrutturale troppo debole per un territorio che potrebbe svolgere un ruolo fondamentale per i destini dell’intera Basilicata”.

“La vicenda Tribunale di Melfi - è scritto nella nota diffusa alla stampa - non può essere superficialmente derubricata come il prevedibile tentativo di una casta o dei campanili di voler bloccare una riforma che sempre di più appare voluta da un’altra casta, la magistratura. Al contrario, appare in tutta la sua evidenza come in questo paese si stia vivendo una fase di compressione se non di sospensione della democrazia parlamentare che non viene messa in grado di svolgere a pieno il ruolo di indirizzo politico nei rapporti con il Governo e che, soprattutto, sembra essere totalmente soggiogata rispetto alla prorompente forza della magistratura.

Il provvedimento soddisfa solamente gli obiettivi chiesti da un potere dello Stato che da anni, con granitica compattezza spinge sul Governo”.

Si tratta in sostanza di un impoverimento dell’area, deciso oltretutto senza aver avuto la possibilità di interloquire con chi lo ha deciso. “Al Governo  - dicono - avremmo rappresentato le peculiarità di un territorio regionale che ha, nel panorama della nazione, deficienze infrastrutturali in rapporto alle notevoli distanze e la maggiore dispersione demografica italiana”.

“Uno Stato che non è capace di valutare le singole condizioni territoriali è uno Stato che non ricerca nei fatti la coesione delle comunità locali. In questo caso dovremo prendere atto che uno Stato accentratore non necessita della rappresentanza democratica di primo livello dei Comuni, a differenza di quanto scritto nella Carta Costituzionale”, è scritto nel documento.

Il provvedimento ingiusificato sarà contrastato in maniera rumorosa dalle  comunità del Vulture, che lo definiscono “costruito senza cogliere i caratteri particolari di una Basilicata che non può essere rappresentata dalla media italiana e che non potrebbe riconoscersi nelle istituzioni democratiche dello Stato centrale incapaci di creare le condizioni per erogare servizi concretamente uniformi sull’intero territorio italiano”.

Tutti i sindaci sosterranno le iniziative tese ad evitare il trasloco dal Tribunale di Melfi di atti e suppellettili, previsto a breve, con veste istituzionale dei Sindaci ai sit-in in corso, la partecipazione, unitamente all’Ordine degli Avvocati di Melfi ed ai rappresentanti delle associazioni e della società civile,  dell’incontro proposto al Presidente del Consiglio Regionale per sollecitare l’approvazione della proposta referendaria tesa ad abrogare la legge di riforma della geografia giudiziaria, già avviata da altre tre regioni, consegnando la fascia tricolore nelle mani del Presidente della Giunta, e all’incontro con il Ministro di Grazia e Giustizia previsto domani pomeriggio a Roma. 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?