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Catturato a Reggio Calabria ex pentito Nino Lo Giudice
Era scomparso 5 mesi fa dalla località protetta

Calabria

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REGGIO CALABRIA - E' stato scovato e catturato l'ex pentito Nino Lo Giudice: nel giugno scorso si era misteriosamente allontanato dalla località protetta nella quale viveva agli arresti domiciliari, poi aveva ritrattato tutte le sue dichiarazioni attraverso filmati video e memoriali che rischiavano di rimettere in discussione numerosi processi contro la 'ndrangheta, tra i quali quello legato alle bombe di Reggio Calabria contro il procuratore Di Landro, delle quali Lo Giudice si era accusato.

Il "nano", come viene chiamato negli ambienti criminali, si era rifugiato proprio in un appartamento nella sua città in riva allo Stretto. A individuarlo sono stati gli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria insieme a quelli dello Sco.  Il blitz degli uomini del primo dirigente Gennaro Semeraro è scattato all’alba, ma già da ieri sera gli investigatori della Mobile avevano avuto la certezza di avere individuato il covo del latitante. Lo Giudice era disarmato e non ha opposto alcuna resistenza. Si trovava in compagnia della moglie.

LA SCOMPARSA E I VIDEO MESSAGGI - La collaborazione con la Giustizia era durata fino alla scorsa estate (LEGGI LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA), quando il 6 giugno Lo Giudice inviò un memoriale a due avvocati reggini, nel quale ritrattava tutte le accuse, e subito dopo sparì dalla località protetta dove scontava gli arresti domiciliari. A fine agosto, Lo Giudice fece recapitare un secondo memoriale, nel quale ribadiva di avere collaborato falsamente con la procura. 

LEGGI IL PRIMO MEMORIALE DI LO GIUDICE

IL SECONDO MESSAGGIO DELL'EX PENTITO

UN PERSONAGGIO AL CENTRO DEI MISTERI - Ora si cercerà di ricostruire cosa ci sia dietro la misteriosa decisione di Nino Lo Giudice di dileguarsi e ritrattare quanto aveva precedentemente dichiarato. Il suo allontanamento non aveva fermato intanto il processo in corso contro di lui per gli attentati contro la procura reggina: anche in Appello la condanna è stata confermata e il "nano" dovrà scontare nove anni (LEGGI LA SENTENZA). Attorno a lui continuano comunque a ruotare molti dei misteri della città dello Stretto, dalla cattura del superboss Condello alla guerra ra i clan.

DALLE BOMBE ALLA CATTURA DI CONDELLO: IL PROFILO DEL "NANO"

DI LANDRO: «ORA DICA LA VERITA'» - «Sono contentissimo e spero che si riesca a fargli dire la verità, rimuovendo le ridicole giustificazioni rese in passato in ordine agli attentati alla mia persona», ha detto all’Ansa il Procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, obiettivo degli attentati dei quali si era accusato Lo Giudice. «Sarebbe opportuno soprattutto chiedergli - ha aggiunto - come mai, se egli era l’autore dei due attentati contro di me e quindi portatore di una forte volontà malevola di colpirmi, nelle migliaia di intercettazioni riguardanti lui, suo fratello Luciano e altri del suo entourage, pur imprecando contro vari soggetti, mai, dico mai, Lo Giudice ha fatto riferimento a me o alla mia condotta. Io per i Lo Giudice è come se non fossi mai esistito. E allora come si giustifica tanto accanimento così pervicace ed aggressivo nei miei confronti?». 

DE RAHO: «SMENTITA STRATEGIA OCCULTA» -«Abbiamo messo a tacere chi pensava che dietro il suo allontanamento ci fosse una strategia concordata da forze occulte, mentre invece era sostenuto solo dalla sua famiglia». Così ha commentato la cattura il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho: «La sua fuga non è stata indotta da altri, ma solo da condizioni che lui ha percepito pericolose per la sua persona». Il procuratore ha sottolineato che le dichiarazioni rese da Lo Giudice durante la collaborazione «sono state giudicate attendibili in dibattimento dai magistrati che lo hanno già condannato applicandogli lo sconto di pena previsto per i collaboratori di giustizia». Quanto alle affermazioni contenute nel memoriale, De Raho ha precisato che le accuse lanciate dall’ex pentito «non hanno trovato fondamento oggettivo». Adesso Lo Giudice entrerà in carcere, «con una protezione della sua persona, che non è la stessa - ha precisato De Raho - di quella dei collaboratori». 

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