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Re dei videopoker, indagini chiuse
Verso il processo i fratelli Tancredi e soci

Basilicata

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POTENZA - Con quello di Luigi Stanco fanno 4 circoli ricreativi che sarebbero stati trasformati in bische: due a Potenza, uno a Tito e  uno ad Avigliano. Da sommare a chissà quanti altri in giro per l’Italia, che hanno collegato totem e pc ai siti gestiti dai fratelli Tancredi e soci.

Nè convinto il pm Daniela Pannone che nei giorni scorsi ha inviato a 20 persone l’avviso di conclusione delle indagini, una in più di quelle indicate nell’ordinanza eseguita a luglio quando Luigi e Antonio Tancredi sono finiti agli arresti domiciliari. 

Per loro l’accusa resta quella di aver guidato una vera e propria organizzazione con vertici e comprimari che agivano su tutto il territorio imponendo il monopolio dei videopoker, delle scommesse online e delle slot machine elettroniche.

L’inchiesta partita nel 2010 e terminata a ottobre del 2011, al netto di varie integrazioni, ha portato anche all’obbligo di dimora per 7 persone e sequestri di beni mobili e immobili a Potenza, Roma, Trevi e Bastia Umbra per circa di otto milioni di euro.

Tra le contestazioni si parla di  soprattutto di evasione fiscale e esercizio abusivo dell’attività di gioco.

Le indagini della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Mobile del capoluogo si sono concentrate sui flussi di denaro legati alle società intestate agli indagati e a un vorticoso giro di assegni “pesanti” incassati in diverse banche. Poi si sono aggiunte le perizie tecniche sulle macchine della società “New Slot srl”. In più si è scoperto che nessuna delle società risalenti ai Tancredi aveva le regolari autorizzazioni del Monopolio per la raccolta di giochi e scommesse. E da ultimo hanno giocato un ruolo decisivo le intercettazioni, non solo quelle telefoniche e ambientali all‘'’interno dei club e delle auto, ma anche quelle fatte tramite internet, soprattutto su Skype dove si scambiavano le informazioni più delicate nella convinzione che non si potessero recuperare.

Al vertice della “banda” ci sarebbero stati i fratelli Tancredi, che gestiva la cassa generale con un importo giornaliero mai al di sotto del milione di euro. Questi soldi finivano nei conti on-line dei “di - stretti” organizzati e gestiti da Giovanni Marinelli, Pasquale Pace, Davide Verducci e Marco Triumbari, che a loro volta passavano le somme frazionate ai vari club dove erano fisicamente posizionate le slot machines.

Gli addetti alla ricarica, invece secondo gli inquirenti erano Daniele Gruosso, Gianfranco Vaglio, Nicola Stigliano, Finizio Muller, Carmine Perrillo, Luciano Pietrafesa e Andrea Ciuccio.

In pratica la struttura piramidale prevedeva i capi, gli organizzatori della struttura e gli addetti alla ricarica dei club dove c’erano anche i pc, collegati alla piattaforma specifica con domini come “dollaropoker.com”, “dbgpo - ker.com” e “mondialpoker.com”, comprati e messi in uso su server americani, mentre la società stessa aveva sede legale in Romania.

Nei circoli come quelli gestiti da Donato Mario Caputo, Marco Triumbari e Luigi Stanco sarebbero stati spacciati soldi virtuali da spendere online in cambio di contanti. Ma le partite sulle piattaforme di gioco utilizzate sarebbero state truccate in modo che soltanto uno su settemila avrebbe potuto vincere qualcosa sebbene la legge italiana restringa di molto la possibilità di speculazioni del genere.

Ai Tancredi sarebbe andato il 40% dei guadagni, un 10% restava ai distretti e il restante 50% rimaneva nelle mani dei locali, per riutilizzarli soprattutto come liquidità. Il giro ovviamente avrebbe mietuto non poche vittime, con persone che sono arrivate a spendere in pochi anni anche un milione di euro. Un affare così redditizio quindi, che era capace di creare introiti maggiori di una rete di spaccio di stupefacenti. Tant’è che gli inquirenti ipotizzano un guadagno per i Tancredi che ha dell’impossibile: 150mila euro netti al giorno, roba da fare impallidire anche il più prezzolato dei giocatori di calcio. Ogni slot-machine fruttava al mese circa 10 mila euro, mentre un club incassava dai centomila euro ai 200 mila euro al giorno. Tutto rendeva tantissimo, fino a quattromila euro al mese. E nel 2008 Gino Tancredi avrebbe pensato di reinvestirne un milione e trecentomila in un’operazione immobiliare a Roma.

l.amato@luedi.it

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