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In Calabria quasi una famiglia su tre è povera
In un anno gli indigenti sono aumentati del 5%

Calabria

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CATANZARO - Quasi una famiglia su tre in Calabria è da considerarsi secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di statistica povera. Per la precisione si tratta del 32,4% del totale. Solo la Sicilia, con il 32,5%, è messa peggio rispetto alla regione in punta allo Stivale. ma ciò che preoccupa maggiormente è che nel corso di solo un anno la Calabria ha perso ben 5 punti percentuali. In sostanza le famiglie povere sono passate dal 27,4% del 2012 al 32,4% del 2013.

Una situazione drammatica che si aggrava maggiormente nel confronto con le altre regione. Infatti, sempre secondo le tabelle dell'Istat, Calabria, Sicilia e Sardegna sono le uniche regioni meridionali a peggiorare il proprio dato perché tutte le altre, invece, hanno evidenziato una inversione di tendenza anche particolarmente significativa in alcuni casi (ad esempio la Puglia che passa dal 28,2% al 23,9%). 

Andando nel dettaglio del dato, il disagio economico si fa più diffuso se all’interno della famiglia sono presenti figli minori: l’incidenza di povertà, pari al 20,4% tra le coppie con due figli e al 32,9% tra quelle che ne hanno almeno tre, sale, rispettivamente, al 23,1% e al 34,3% se i figli sono minori. Il fenomeno, ancora una volta, è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove una famiglia con tre o più figli minori su due è povera. L’incidenza della povertà relativa è, invece, superiore alla media nazionale tra le famiglie con due o più anziani (14,8%), mentre risulta meno diffusa tra i single e le coppie senza figli di età inferiore ai 65 anni: l’incidenza è pari al 3,6% tra i primi e al 5,9% tra le seconde.

Per quanto riguarda le regioni che stanno meglio in vetta c'è il Trentino Alto Adige con il tasso di povertà relativa più basso: il 4,3% (nel 2012 era il 6%) a fronte di una media nazionale del 12,6%. Completano il podio Emilia Romagna (4,5% dal 5,1% del 2012) e Toscana (4,8% dal 6,8% del 2012), mentre si segnalano sensibili miglioramenti in Liguria (dall’8,1% del 2012 al 6,6%) e Piemonte (dal 7,3% al 5,7%) e un leggero peggioramento, dal 6% al 6.4% in Lombardia.

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