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Parte da Crotone il vino per gli ebrei nel mondo
Ecco come un'azienda reinventa la sua produzione

Calabria

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CATANZARO - Quello stesso vino che nei secoli prima di Cristo veniva offerto ai vincitori delle Olimpiadi, oggi sarà sulla tavola degli ebrei di tutto il mondo, da Israele agli Stati Uniti. A settembre, per la vendemmia, a Melissa – in provincia di Crotone – è arrivata una missione di rabbini per testare il livello di purezza dei vini De Luca. Per la prima volta in Calabria, tra le poche aziende del Mezzogiorno, saranno etichettate bottiglie “sacre”, prodotte cioè secondo le regole e i rituali dell’Antico testamento. Merito di Vincenzo De Luca, 43 anni e a capo di una piccola azienda vinicola nata nel 1994 a Melissa, un paese che sorge su una collina di fronte al mar Jonio.

E' un'esperienza importante di come l'agricoltura possa rafforzare le proprie prospettive economiche (LEGGI L'ATTUALE SITUAZIONE) e di come i giovani possano investire in questo settore (LEGGI IL PARERE DELLA COLDIRETTI).

Qui nel settimo secolo avanti Cristo sono approdati i coloni greci e hanno fondato la città di Crotone, qui Pitagora ha creato una scuola di matematica e di ragionamento e qui da secoli sorgono vigneti forti e pregiati – come il gaglioppo e il greco di Bianco – coltivati ancora oggi secondo le tecniche degli antichi Bruzi.
Sulle colline di Melissa c’è l’azienda De Luca che dalla prossima vendemmia, dopo l’estate, convertirà l’intera produzione – circa 200mila bottiglie – da ordinaria in kosher, da “normale” in “pura”. Nuovi macchinari, nuovi prodotti di lavorazione del vino e nuove tecniche di vendemmia. Il tutto per ottenere il marchio kosher e sfondare una barriera del mercato.

«L’idea – racconta il titolare – mi è venuta in mente a New York, nel corso di un evento dedicato al vino. Non siamo ebrei, non abbiamo alcuna ispirazione religiosa ma solo logiche imprenditoriali stanno dietro alla decisione di produrre vino kosher. Al mercato americano riserviamo una parte della nostra produzione e alcuni clienti ci hanno chiesto prodotti kosher. Mi sono subito informato su regole e costi e ho deciso di investire. Per noi ora si aprirà un bacino importante di forniture e richieste. Ne abbiamo già molte dagli Stati Uniti, dove il mercato dei vini kosher muove 250 miliardi di dollari, ad Israele».

Il rapporto vino e religione nell’ebraismo è molto importante perché un ebreo osservante può bere vino kosher solo se è stato realizzato con i sacri metodi del kasherut, ovvero le regole religiose dell’Antico Testamento in materia enogastronomica. 

Un vino, per ottenere il marchio di purezza, deve seguire particolari tecniche di lavorazione: tutti gli impianti (vasche, pigiatrici, pompe) devono essere lavati con acqua e soda, persone di religione ebraica devono partecipare alle fasi della spremitura e dell’imbottigliamento e le uve utilizzate non devono essere più vecchie di cinque anni.
In Italia i prodotti kosher sono realizzati e sono molto presenti a Roma e nelle regioni settentrionali, dove esistono supermercati dedicati al cibo ebraico. Quanto al vino, in Italia a farla da padrona sono le grandi aziende di produzione vitivinicola. In Calabria per l’etichetta De Luca si tratta di una scommessa: «Dobbiamo affrontare dei costi aggiuntivi rispetto alla produzione ordinaria – spiega Vincenzo De Luca – che variano dai 4 ai 7mila euro all’anno. Affrontiamo volentieri questo rischio, però, perché siamo confortati dalla domanda del mercato e dal fatto che la nostra filosofia di fondo sia l’investimento e l’innovazione in azienda. Ci crediamo e siamo pronti ad affrontare gli ostacoli che ci separano dal nostro obiettivo».

«I giovani calabresi – aggiunge il proprietario delle cantine di Melissa - dovrebbero avere più intraprendenza e dinamismo e scovare le tantissime opportunità offerte dal nostro territorio. Io sono fiero di rappresentare il made in Italy. So che la Calabria è una terra difficile e impegnativa ma ognuno di noi dovrebbe mettere a frutto ciò di cui siamo circondati. La piattaforma dell’agroalimentare può rappresentare una miniera d’oro, se solo i calabresi se ne accorgessero».

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