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Quaderni del Sud, l’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” offre alternative lavorative lontane da ogni logica di assistenzialismo

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Gli studenti dell'Unical dentro le Vele di Scampia
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di CIRO CORONA*

“NAPOLI comincia a Scampia”. Era l’anno 2005 e lo scrittore Maurizio Braucci insieme al sociologo Giovanni Zoppoli cominciarono, dal quartiere, la narrazione di una nuova concezione di intendere e concepire le periferie. Negli anni successivi la narrazione di Scampia è però diventata un brand, letterario, cinematografico, teatrale, di narrazione, relegata a non diventare mai prassi, esperienza sostanziale. Bisogna attendere gli ultimi 6 anni per poter mettere fine a questa scissione tra teoresi e prassi: bisognava, in realtà, aspettare che le coscienze delle periferie si risvegliassero per effetto emulativo.

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A Scampia sono gli effetti devastanti della faida del 2004/2008 a trainare la rinascita del quartiere che, come annunciato anni prima dai due autori citati in apertura, fa da traino all’intera città. In meno di 4 anni una forte rete associativa dà vita al più grande laboratorio sociale di tutti i tempi che mette in sinergia territorio, Istituzioni, forze dell’ordine.

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Spariscono dal quartiere le “fabbriche” di morte, alle discariche occupate dagli “zombie” si sostituiscono giardini con giostrine per i bambini, le 25 piazze di spaccio vengono smantellate, ripristinati i cancelli comunali dei condomini - sostituiti da portoni blindati funzionali allo spaccio, i nuovi tentativi di militarizzare i rioni sono tempestivamente segnalati alle forze dell’ordine. Dopo 37 anni a Scampia c’è una “comunità”, c’è lo Stato, nel suo significato più nobile. Napoli è di conseguenza invasa da uno tsunami di riscatto. La scelta politica di affidare ad un ex magistrato le chiavi della città, di dare un netto segno di discontinuità col passato di malapolitica e collusione è l’immediata conseguenza della sete di cambiamento.

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Nel 2012 la rivoluzionaria delibera comunale “Patto per Scampia” riconosce ufficialmente per la prima volta questo percorso culturale e sociale affidando strutture comunali in disuso nel cuore del quartiere. Nasce l’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, prima struttura intitolata alla memoria di una vittima innocente di camorra.

Oggi l’Officina è promotrice di un nuovo modello di trasformazione territoriale attraverso una rete di economia sociale che, partendo dai beni comuni e beni confiscati, garantisce un’economia sociale che ricade sui territori, offrendo alternative lavorative concrete attraverso lo sviluppo e la produzione di beni e servizi, lontani da ogni logica di assistenzialismo. Siamo di fronte ad una chance storica senza precedenti.

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Scampia, da motore primo aristotelico della rinascita di Napoli, a buona prassi virtuosa da emulare su altri territori del Sud Italia. Se si riesce ad esportare il “Modello Scampia” nel Mezzogiorno d’Italia, contestualizzandolo nei territori, avremo un “risveglio” ad effetto cascata, e si costruirebbe una territoriale e peculiare economia dal basso che, messa in rete, darebbe vita alla più grande rete di economia sociale di tutti i tempi, un’economia di Origine Popolare (D.O.P.) senza condizioni e condizionamenti, vero antidoto all’economia mafiosa.

Il Forum delle R-Esistenze Meridionali, giunto al suo quinto anno, vuole partire proprio da queste premesse, dall’idea di una costruzione di un Sud diverso, che è già ‘in situazione’, per arrivare all’elaborazione dal basso di un compiuto modello di sviluppo dei territori supportato da concrete basi economiche, sociali, culturali.

L’esperienza di Scampia può e deve fare scuola: le utopie quando diventano collettive si trasformano in sogni, e i sogni possono in tal modo prendere forma storica, assumendo il volto del cambiamento sociale. Ovunque, soprattutto al Sud. Non più solo a Napoli: è tempo che il Sud cominci a Scampia.

*Presidente dell’Associazione R-Esistenza Anticamorra di Scampia

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