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Quaderni del Sud, Pino Aprile: «Sud 2.0, ecco uno strumento per creare una rete di giovani imprenditori»

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AL 5° Forum delle R-Esistenze Meridionali, che si terrà, a partire da domani, a Scampia presso l’Officina delle Culture Gelsomina Verde, saranno presentati diversi progetti a sostegno dello sviluppo del Mezzogiorno attraverso lo strumento del crowdfunding.

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Tra le idee in discussione nella tre giorni partenopea, lo scrittore e giornalista pugliese Pino Aprile spiegherà le ragioni della sua proposta denominata Sud 2.0.

Pino Aprile, cos’è Sud 2.0?

«Uno strumento per creare una rete di giovani imprenditori al Sud. Lanceremo una raccolta fondi (crowdfunding) per un milione di euro, per creare un quotidiano online che sostenga diritti e ragioni del Mezzogiorno; e, in ogni regione meridionale, un incubatore per aziende innovative di giovani del Sud. Su www.sud2-0.it c’è tutto».

Non mancano gli incubatori per start up.

«Sud 2.0, però, è concepito per ricostruire la comunità meridionale che ha sì bisogno di lavoro, altrimenti i giovani se ne vanno, ma soprattutto di ragioni e conoscenze che rendano desiderabile restare o tornare al Sud. Per questo (ecco il giornale e le iniziative culturali in scia), è necessario riscoprire il valore della nostra storia, della nostra terra, delle sue diversità, dei legami con gli altri. I giovani le cui idee saranno selezionate e finanziate, dovranno impegnarsi a non de-localizzare l’azienda, né a cederla ad altri, per almeno cinque anni, e ad avere intrecci societari (anche poco più che simbolici) con le altre start up che nasceranno e con Sud 2.0. E così fare una rete che si radichi nel territorio».

Cosa sarà dato ai giovani aspiranti imprenditori?

«Un finanziamento metà in servizi e metà in soldi. L’avvio di una nuova impresa comporta tanti obblighi e richiede competenze che costano e son difficili da mettere insieme. Chi viene prescelto non dovrà preoccuparsene: avrà ufficio, segreteria, assistenza legale, commerciale, bancaria e ogni consulenza necessaria, guidato da un tutore. Questa non è farina del mio sacco, ma di Agostino De Luca, giovane ingegnere gestionale, con anni di esperienza nelle due più grandi agenzia d’affari del mondo, prima di fondare la sua, pioniera in Italia nel genere (personal financial consulting). A regime, avremo, per ognuno dei sei incubatori previsti, due selezioni di cinque start up all’anno, per la durata di quattro mesi ciascuna. Per avviare 60 aziende all’anno. Sarà l’inizio».

L’inizio?

«Sì, perché Sud 2.0 è un progetto a cerchi concentrici; un sasso nello stagno: ogni cerchio è completo in sé e contiene possibilità di crescita, ma ne genera un altro, che allarga il campo e ha le stesse caratteristiche. Ripeto: il nostro intento è rafforzare la comunità meridionale e per questo c’è bisogno delle condizioni economiche per fermare l’esodo dei giovani e offrire una alternativa a chi volesse tornare. Capito che l’Italia non darà mai al Sud le stesse infrastrutture e opportunità che al Nord, il cui benessere si regge sulla subordinazione imposta al Mezzogiorno, l’unica strada per uscirne è far da soli».

Se quello è l’inizio, l’obiettivo finale qual è?

«Non c’è: è una linea spostata sempre più avanti. Abbiamo idea di dove si può arrivare; anzi, dove vogliamo arrivare, ma non ha senso parlarne ora. La vera decisione è: partire. Quanto lontano andare dipenderà dalle adesioni al progetto. Io ne avevo paura: la mia competenza è altra. Il mio solo patrimonio è quel pizzico di credibilità conquistata in quasi mezzo secolo fra giornali e libri. La reputazione è come la verginità: si perde una volta sola e per sempre. Alla fine, mi hanno convinto: la tua bella faccia, lucida e al sicuro in un cassetto non è utile a nessuno».

Com’è strutturata Sud 2.0?

«I soldi che raccoglieremo saranno restituiti al territorio nel modo che ho detto. Altre risorse ed eventuali guadagni, per statuto, vanno reinvestiti. Dopo tre anni, i risultati diranno quanto vale Sud 2.0 e si potrà mettere in vendita almeno metà delle quote, mirando a un azionariato popolare. Per altri due anni, però, tutti gli introiti dovranno essere usati per creare lavoro, ricerca, sviluppo».

Chi ci guadagna?

«Chi ci lavora. Sud 2.0 e quel che ne deriverà deve esser conveniente, o non servirà ad attrarre i giovani e generare futuro. Tutti devono esser pagati per quel che fanno, al meglio che si può. Chi scrive per il giornale avrà un compenso decente, non i tre euro ad articolo che umiliano tanti ragazzi colpevoli di voler diventare giornalisti»

Molto bello, ma... ce la farete?

«Non ci credessimo, ci esporremmo così? Finché parliamo di come si potrebbe fare meglio e chi dovrebbe farlo, nessuno lo fa. Per vincere la lotteria devi comprare il biglietto. Sud 2.0 è un progetto che poggia sulla fiducia in se stessi e negli altri. Basta registrarsi sul sito www.sud2-0.it, per restare aggiornati e partecipare alla campagna di crowdfunding che parte il 15 giugno».

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