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Il caso Naccari tra bugie
e immunità giornalistica

Calabria

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LA memoria corta e la forsennata ricerca di fantasiosi alibi rischiano di amplificare le bugie. Secondo il consigliere regionale del Pd Demetrio Naccari Carlizzi l’intercettazione-sfogo del 26 giugno 2012 “con un amico” sulla mia vendita di organi come ipotesi di risarcimento per il maltorto subito (LEGGI) sarebbe dettata da una esasperazione cagionata da 50 articoli persecutori. E’ quanto  ha dichiarato martedì a “Il Fatto Quotidiano”. 

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Ma che conteggi avrà fatto? A fine maggio 2012 escono due servizi. A inizio giugno ignoti danno ai tre giornali calabresi una notizia taroccata. Compreso il Quotidiano, ma non la scrivo io. “Naccari si fa indagare per chiarire la vicenda del concorso vinto dalla moglie” ma non si sa quali sono le accuse. Una assurdità che spinge a fare delle verifiche. Naccari assieme alla moglie e ad altre otto persone riceve, invece, un avviso di garanzia per corruzione, concussione e falso ideologico in merito al concorso all’ospedale di Reggio, che vincerà la moglie, Valeria Falcomatà. Praticamente il giorno successivo a quelle pubblicazioni sono costretto a rettificare una notizia inverosimile. 

Il 24 giugno “Il Quotidiano” buca, per fortuna dico oggi, un’altra notizia. Due organi di stampa riportano che la moglie del politico in oltre due ore di interrogatorio ha chiarito tutti gli aspetti riguardanti il concorso. Fatta l’ennesima verifica spunta la seconda notizia taroccata data dai soliti ignoti a due giornali. Sono costretto a rettificare ancora. E’ il 26 giugno quando esce il titolo “Falcomatà muta” sul Quotidiano. Stranamente nel pomeriggio del 25 Naccari già è a conoscenza di ciò che avrei scritto per il giorno dopo. Ma questa sarà un’altra storia. Il ripristino della verità da parte mia manda Naccari su tutte furie. Il suo telefono è incandescente prima dell’uscita e dopo l’uscita dell’articolo. Insomma a conti fatti sono quattro gli articoli, escluso qualche comunicato stampa del centrodestra e compreso due “rettifiche”. Mi chiedo: a mandare in escandescenza il politico sono quattro articoli o la caduta di una immunità giornalistica? 

E’ probabile che Naccari non fosse abituato a leggere servizi frutto di ordinanze e informative sul suo conto. Troppo spesso la stampa è distratta verso la sua persona, mentre di altri, di Scopelliti tanto per citare un esempio, si sa persino quante volte al giorno va in bagno. Ognuno può tranquillamente appurare, in proprio, questo aspetto senza temere smentite. Ma facciamo  un passo indietro per tentare di  arrivare, con tutti gli sforzi dell’immaginazione, ai 50 articoli dell’esasperazione. E ci  spostiamo su un’altra faccenda. A dicembre del 2011 soltanto una nota del centrodestra fa emergere che nell’indagine “Infinito” c’è un presunto incontro preelettorale tra Naccari e un boss. I cronisti non notano queste poche righe nell’ordinanza. Ma i famosi 50 articoli dell’esasperazione comunque non ci sono. 

Alla fine di luglio del 2012, dopo un mese dall’intercettazione sulla mia vendita di organi e quindi oltre la telefonata dell’indignazione, inizia il beautiful giudiziario con tanto di foto scottanti sull’inchiesta “Infinito” della Dda di Milano sulla famiglia Lampada. Viene dedicato un ampio servizio sull’incontro preelettorale in una villa hollywoodiana, come specifica la polizia in una informativa (con descrizione particolareggiata rispetto alle tre righe dell’ordinanza), tra Naccari e Giacinto Polimeni, zio del presunto boss Giulio Lampada (LEGGI). Inchiesta in cui il politico non è indagato. Il giorno dopo Naccari anziché fornire la sua versione dei fatti a chi aveva trattato l’argomento si affida ad un altro giornale asserendo che era in atto una campagna denigratoria verso la sua persona orchestrata da suoi avversari politici. Stessa cosa farà sul “Fatto Quotidiano” di martedì in merito al concorso.  Ma non chiarisce mai le vicende, Naccari, in cui viene chiamato in causa se non affidarsi al solito refrain della macchinazione politica, tesi che sosterrà anche durante l’interrogatorio del dicembre scorso davanti ai magistrati della Procura di Reggio. Un altro organo, inoltre, sostiene che quelle  di “Infinito” sono carte vecchie. Sono sempre vecchie per il festival degli alibi, ma nessuno le pubblicherà mai. Lo stesso farà, ancora una volta su un altro giornale, quando nei giorni scorsi esce sul Quotidiano la prima puntata sul concorso, a seguito della notifica dell’avviso di conclusione indagini. “Sono carte vecchie” dirà. Una litania. 

Sta di fatto che trascorrono poche ore e Naccari deve rimangiarsi le parole sulla sua tesi della macchinazione politica. Ma non lo farà, naturalmente. Esce un servizio, corredato di foto, sull’abbraccio tra il presunto boss Giulio Lampada e l’assessore regionale del centrodestra Luigi Fedele (LEGGI). E il centrodestra si scatenerà contro di me. Ma se la matematica non è una opinione i 50 articoli dell’esasperazione sono soltanto frutto della sua fantasia. La verità è che il suo modo di pensare e agire è quello che traspare dalla telefonata. Ma andiamo ancora avanti. Nell’intercettazione Naccari vuol sapere dall’interlocutore come mai io non mi sono occupato dell’omicidio Filianoti e dell’interrogatorio di Scopelliti. Semplice. Perché c’era già chi se ne occupava. Il punto è un altro: come mai buona parte della stampa è così distratta sulle sue vicende? Beh mi sono occupato di Naccari, e di altri, non certo per uno sfizio persecutorio, ma soltanto perché le faccende di questo politico per tanti erano una non-notizia. Il fatto che Naccari abbia presentato una denuncia delicata e argomentata  sul caso Fallara tanto da contribuire significativamente alla condanna di Scopelliti e dei revisori dei conti fa onore al politico e al cittadino, ma  non vuol certo dire che possa godere di una immunità da parte della stampa. Ultimo aspetto. Scopelliti mi pagherebbe per scrivere contro di lui, afferma nell’intercettazione, addirittura il doppio. Se questo è il pensiero distorto di Naccari mi sia consentito di mutuarlo. All’inverso.

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