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La Calabria si indigna davanti alle parole di Crosetto, ridda di reazioni

Calabria

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La Calabria rifiuta l’etichetta di regione mafiosa e contesta le affermazioni di Guido Crosetto, deputato del Pdl ed ex sottosegretario alla Difesa, che nel corso di una trasmissione televisiva aveva detto di non voler mettere piedi nell’estrema regione peninsulare, nel timore di essere accostato a personaggi in odore di 'ndrangheta. Tra i primi a replicare, un altro ex sottosegretario, attuale capogruppo di 'Grande Sud’ alla Camera, Aurelio Misiti, calabrese, che dice: «Ho molta stima del collega Crosetto, avendo seguito la sua attività nel governo Berlusconi dove non ha avuto mai peli sulla lingua nel denunciare ciò che riteneva errato e distorto nella politica economica del ministro Tremonti. È per questo – aggiunge – che mi ha particolarmente colpito, parlando dell’autostrada Napoli – Salerno-Reggio Calabria, la sua dichiarazione riguardante la Calabria e i calabresi in cui afferma di non accettare inviti in quella regione per il pericolo, da lui generalizzato, di doversi vergognare magari dopo anni di quelli che definisce 'competitori'. Vorrei assicurare Crosetto che, pranzando con me - sottolinea Misiti – non correrà alcun rischio, in quanto mi ritengo 'competitore' di dirigenti del Nord da almeno 40 anni senza mai un 'incidente' di cui vergognarsi. Come me, in dura competizione con qualche migliaio di acclarati delinquenti, ci sono in Calabria – conclude – due milioni di cittadini, anche politici, normali, molti dei quali più generosi e perché no più capaci rispetto a tanti altri». 

Domenico Naccari, delegato ai rapporti con le comunità regionali del sindaco di Roma Gianni Alemanno, dichiara: «Al parlamentare del Pdl sentirei di dire che la sua valutazione sulla Calabria è superficiale. In questa regione, in cui sono nato e cresciuto, le persone oneste e perbene sono la stragrande maggioranza. Lo invito personalmente a visitare la Calabria, poiché questa regione per superare le sue emergenze ha bisogno di tutti, come la Sicilia di 20 anni fa, anche del prezioso contributo di persone come Crosetto. Certe equazioni sentite da Giletti – spiega Naccari – sono lontane dalla realtà. Sarebbe come additare tutti i lombardi di essere corrotti solo perché esiste un’esigua minoranza che prende tangenti».

Di «vergognosa e incredibile sortita qualunquista contro la Calabria e tutti i calabresi» parla Invan Tripodi, segretario del Pdci di Reggio Calabria che imputa a Crosetto «un’ingiusta offesa all’intero popolo calabrese. Un monologo che, partendo dall’indecente vicenda relativa ai perenni lavori dell’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria – dice Tripodi - ha evidenziato una chiara concezione anti-meridionale dal sapore razzista. I calabresi sono, per la stragrande maggioranza, vittime di un sistema di potere e di una classe dirigente enormemente inquinati e collusi con la 'ndrangheta. Siamo i primi ad affermare, spesso in splendida solitudine, che la classe dirigente è totalmente inadeguata e, soprattutto, pesantemente infetta dalle commistioni tra istituzioni, affari e 'ndrangheta». Tripodi scorge un caso politico interno al Pdl nelle parole del deputato. «Crosetto – fa rilevare – ha affermato che rifiuta sistematicamente i tanti inviti a partecipare a manifestazioni politiche che si svolgono in Calabria, poiché «non sa chi si possa trovare e teme che in futuro si debba vergognare per la presenza di qualcuno». Dunque, – secondo Tripodi – tenuto conto che gli inviti a Crosetto giungono, manco a dirlo, dagli ambienti del PDL (il suo partito), le affermazioni dell’ex sottosegretario rappresentano un chiaro e inequivocabile atto d’accusa contro il PDL calabrese: una limpida staffilata contro il gruppo dirigente del Pdl che governa la Regione e la maggior parte delle istituzioni locali». 

Il presidente del Comitato per la qualità e la fattibilità delle leggi della Regione Calabria, Salvatore Pacenza invoca, un richiamo ufficiale dalla direzione nazionale del partito nei confronti di Crosetto «che – spiega - mortifica la Calabria e i calabresi. Del resto, l’ex sottosegretario – continua – non è nuovo ad esternazioni che rovinano, prima che la sua, anche l’immagine dell’intero Pdl. I timori e le perplessità esplicitate in diretta dall’onorevole Crosetto – prosegue il consigliere regionale calabrese – - sono l'espressione di un sentimento diffuso al Nord che sta spaccando in due il Paese. A mio avviso, certi rischi l'onorevole Crosetto potrebbe correrli maggiormente al Nord, dove da decenni ormai le organizzazioni malavitose hanno esteso, non solo le proprie ramificazioni, ma la centrale organizzativa delle varie cosche, così come fra l’altro documentato da numerose indagini condotte dalla Dia. Ciò che mi lascia più perplesso nell’ascoltare questo tipo di commenti - conclude Pacenza – è che si insiste nel voler ignorare un problema che non è più solo del Sud, quasi fosse un respingimento involontario di una triste verità». Il leader del Movimento «Diritti Civili», Franco Corbelli, si dice «profondamente indignato dalle parole di un parlamentare che - afferma – dovrebbe vergognarsi per quello che ha detto e chiedere scusa a tutti i calabresi, che ha, in modo volgare, offeso e criminalizzato. Il nominato deputato Crosetto con le sue affermazioni ha semplicemente offeso, disonorato se stesso e la carica che immeritatamente ricopre per nomina del suo capo, Berlusconi. Se l’Italia è ridotta in questo stato comatoso e la Calabria vilipesa, emarginata e discriminata è anche perché in Parlamento siedono, senza alcun merito, personaggi simili. Questo deputato nominato – continua – non venga in Calabria perché non vogliamo che la nostra nobile, colta regione, patrimonio di storia, arte, cultura, civiltà, culla della Magna Grecia, venga calpestata da un simile personaggio, assolutamente sgradito».

 

«Guido Crosetto è un dirigente politico di primo piano, una persona perbene e preparata, un amico che stimo, e io non ho ascoltato la sua dichiarazione». Lo dice l’assessore al Bilancio della Regione Calabria, Giacomo Mancini, riguardo alla dichiarazione rilasciata ieri dall’ex sottosegretario Crosetto, che ha definito la Calabria «la parte più brutta d’Italia», descrivendola come del tutto controllata dalla 'ndrangheta.

«A Guido – ha detto Mancini – dico che la Calabria è una terra dove ci sono gravi problemi e grandi emergenze, come la 'ndrangheta, che è il primo tra i problemi. Ma c'è anche un governo regionale, un’ampia fetta di opinione pubblica, certamente maggioritaria, una grande parte di amministratori impegnati proprio per sconfiggere la 'ndrangheta. E questa grande parte credo che abbia bisogno del plauso e del sostegno da parte di tutto il resto del Paese». 

 

 «Informo il deputato Guido Crosetto che la 'ndrangheta ha messo radici anche nel suo Piemonte, non a caso nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha provveduto a sciogliere il consiglio comunale di Leinì, in provincia di Torino, per infiltrazioni di stampo mafioso. Dunque anche il Piemonte comincia ad assumere le stesse brutte fattezze della Calabria, con il rischio conseguente di frequentazioni inopportune». È quanto afferma, in una nota, Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia, commentando le dichiarazioni fatte dall’ex sottosegretario Guido Crosetto, del Pdl, nel corso della puntata di Domenica In L’Arena condotta da Massimo Giletti. Il parlamentare ha detto «mi rifiuto di andare in Calabria. Non vado e sa perche?. Perchè non so con chi mi posso trovare a competere. L’Italia va a cinque, sei o sette velocità e quella è la parte più brutta dell’Italia».    «Affermare che la Calabria è la parte più brutta d’Italia significa non conoscere il Paese che pure egli è stato chiamato a governare per un certo periodo di tempo – sostiene Marziale - e ciò la dice lunga sulle ripercussioni negative che sul territorio calabrese certo pensiero produce. Rifiutare di andarci significa omettere gravemente le funzioni proprie di un rappresentante del Parlamento nazionale, che ha l’obbligo, invece, di occuparsi dei problemi del Paese e non solo di una fetta di esso. A questo punto Crosetto lasci la Camera dei Deputati e si faccia eleggere in Consiglio regionale, così si occuperà soltanto dell’Italia che gli piace».   «Da gente che, come Crosetto,ricopre ruoli istituzionalmente rilevanti – prosegue ancora Marziale – ci si aspetta gesti di sostegno non già di offesa. Spero che il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, voglia stigmatizzare le affermazioni di Crosetto e spiegare allo stesso che la ndrangheta non è più soltanto un fenomeno calabrese, bensì transnazionale, la cui sconfitta diventa problematica se un rappresentante del popolo la riduce a mera rappresentazione folkloristica».

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