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Nessun catanzarese nelle liste del Pd, ira del capoluogo
Strali dei dirigenti locali che si autosospendono

Calabria

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CATANZARO - Le candidature per Camera e Senato, approvate dalla direzione nazionale del partito scatenano i primi malumori. Da Roma è arrivato il via libera per i primi dieci di Montecitorio. Si tratta di Rosy Bindi. ALfredo D'Attorre, Enza Bruno Bossio, Nicola Stumpo, Demetrio Battaglia, Ernesto Magorno, Bruno Censore, Nicodemo Oliverio, Stefania Covello, Francesco Laratta, Consuelo Nava. Fondate, quindi, le previsioni della vigilia. Il Partito democratico per la Camera non ha riservato sorprese agli osservatori. Anche per quanto concerne il Senato la direzione nazionale ha accolto le indicazioni provenienti dalla Calabria. Capolista sarà Marco Minniti, seguito da Doris Lo Moro, Bruno Villella, Angelo Argento e Micaela Fanelli. Al sesto posto Francesco De Nisi.

Tutto questo, però, ha provocato la reazione di Catanzaro. Il capoluogo ingoia un altro rospo. L’ennesimo. Punta il dito contro D’Attorre. Scrive a Bersani. E grida allo scandalo: «Il territorio è stato mortificato». Consiglieri regionali, provinciali, comunali (uscenti) e segretari di circolo non ci stanno. Salvatore Scalzo, candidato a sindaco per la terza volta in un anno e mezzo, parla di una presa di posizione del Partito locale. Eppure la notizia che, nelle liste non c’è la personalità di spicco della società civile catanzarese - come annunciato da Alfredo D’Attorre qualche giorno fa - arriva nei tre Colli come un fulmine a ciel sereno. Forse annunciato. Poco importa. Brucia e fa male. La fatica per le primarie di fine anno si sente ancora. 
Qualcuno, a denti stretti, pronuncia quella frase che molti non avrebbero mai voluto sentire: «Ve l’avevo detto». Le previsioni di tanti esponenti del Pd tornano alla mente di chi, invece, ci aveva creduto. Di chi aveva lavorato, inseguito e sostenuto il progetto politico a cui D’Attorre presta il volto. Peccato. Di fatto, tra gli aspiranti parlamentari e senatori della Repubblica, dei colori giallorossi non c’è la benché minima traccia. L’unica a portare a Roma la bandiera della provincia è la lametina Doris Lo Moro. E pare che la parlamentare uscente sia stata informata di quanto accaduto ieri pomeriggio a Catanzaro. Di certo, oggi, saprà come andrà a finire la crociata dei Tre Colli. Iniziata non appena dalla Capitale sono trapelate le prime indiscrezioni sulla composizione delle liste. Pochi minuti. E i dubbi di tanti trovano conferma. L’ indignazione cresce. In gran segreto scatta l’ auto-convocazione. C’è Salvatore Scalzo, ma anche i consiglieri regionali Pierino Amato e Tonino Scalzo, i componenti del direttivo cittadino e qualche amministratore provinciale. Si parla, si discute e si conviene sull’opportunità di mettere nero su bianco il disappunto di una classe politica ferita. Lo sdegno per la mancata indicazione di una personalità espressione della città - che a detta del commissario regionale anche nella conferenza stampa di venerdì scorso - avrebbe dovuto trovare posto utile nelle liste in quota nazionale, si concretizza in una lettera già inviata al segretario nazionale Pierluigi Bersani, ai responsabili della compilazione dell’elenco dei candidati Maurizio Migliavacca, Enrico Letta e Dario Franceschini, e soprattutto in un’auto-sospensione dei dirigenti dagli organismi del partito. 
Nella missiva si mette in evidenza proprio il senso di mortificazione della territorialità e con essa della rappresentatività di una classe dirigente che ha saputo garantire ampio consenso al segretario nazionale, prima, e al commissario regionale dopo. E soprattutto si rivendica il rispetto e l’attenzione alla rappresentanza diretta del territorio, rivendicando almeno il quarto posto al Senato. Tutti i nomi ipotizzati nei giorni scorsi finiscono, come d’incanto, nel dimenticatoio. Eppure, tutti rispondevano all’identikit richiesto: Enzo Ciconte, Carmine Donzelli, Giorgio Gemelli o perché no Pino Soriero. Nomi validi. Qualcuno dirà tanti e tali da rendere difficile la scelta. Ipotesi. Dubbi e amarezze di cui si parla fino a notte fonda. A cena. In un agriturismo a Borgia dove Scalzo incontra i suoi sostenitori. Ma questa è un’altra storia. Se ne parlerà tra undici giorni. Per il momento non resta che leccarsi le ferite. Sperare nella virata della direzione nazionale. Tentare di recuperare le forze per guardare avanti. Le sfide da affrontare sono tante. La più vicina vede coinvolto il giovane Scalzo. Tra i primi a sostenere la candidatura di D’Attorre alle primarie.

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