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Si alza lo scontro
Impasse a Matera

Basilicata

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Verso le elezioni 
Si alza lo scontroImpasse a Matera
Gli Antezziani fanno mancare i numeri in ConsiglioAdduce: «Decisione strumentale per motivi politici»
Mentre si continua a navigare a vistaemergono i segni delle ferite nel Pd
MATERA - «Le decisioni dei consiglieri Antezza, Taratufolo, Paradiso, Tralli hanno una natura solo politica e non ho alcun timore a dirlo. Il merito di questo provvedimento non centra nulla».
Le parole pronunciate da Salvatore Adduce nel corso del Consiglio comunale di Matera di giovedì sera sono il segno che  lo scontro all’interno del Partito Democratico si sta decisamente alzando. Le intemperie al Comune  hanno origine remota e risalgono almeno all’agosto scorso cioè alla scelta di modificare la giunta estromettendo di fatto il Pd (tranne che la segretaria Guarini) dall’esecutivo del Comune di Matera. L’Antezza si è ritrovata da due assessori senza averne più alcuno ed i voti e gli interventi critici delle ultime settimane hanno testimoniato un malessere più che latente. Aumentato anche dal nuovo esecutivo alla Provincia con l’ex assessore Smaldone sostituito dalla Vizziello e le dimissioni annunciate dal vicesegretario provinciale Lisanti. Insomma un escalation che continua ad avere aperti i suoi effetti e che i fatti politici delle ultime ore finiscono solo per accentuare in maniera evidente.
A fare da argomento giovedì sera in Consiglio l’approvazione del regolamento dei controlli interni dell’Amministrazione comunale. Un nuovo provvedimento che in base alla legge andava approvato entro il 10 di gennaio e con il rischio, in caso di mancata approvazione entro 60 giorni, di scioglimento dello stesso Consiglio. Un regolamento di 13 articoli che è stato consegnato ai consiglieri, come spesso avviene, solo poche ore prima del Consiglio. 
Da qui la richiesta di rinvio che è stata avanzata nel corso dell’assemblea dal consigliere di opposizione Augusto Toto e che ha avuto il parere favorevole di ben sei consiglieri di maggioranza tra cui Antezza e Paradiso del Pd (gruppo Antezza appunto), Acito e De Palo della Lista Stella, Morelli di Idv e Paterino. Un gruppo che ha di fatto spaccato la maggioranza. Il rinvio è stato a quel punto bocciato (13 favorevoli e 16 contrari) ma nel momento in cui i favorevoli al rinvio (con quel pezzo fondamentale di Pd e di maggioranza) ha deciso di abbandonare l’aula il numero legale è venuto inesorabilmente meno.
Prima però Adduce ha chiarito come «non è il merito del provvedimento, non è un regolamento semplice ma motivi di natura politica a bloccare l’approvazione. Scelte legittime ma che bisogna dichiarare e che non hanno nulla a che fare con il merito del provvedimento».
Le parole del sindaco tese anche ad attaccare parte della maggioranza che pesano decisamente e che chiariscono, se mai ce ne fosse bisogno, come il clima non sia affatto dei più tranquilli anzi come i rapporti siano decisamente tesi tra le diverse parti del Partito Democratico. 
Resta altrettanto oggettivo comunque come una spaccatura di questo tipo si sarebbe, con la buona volontà di tutte le parti ed un minimo di buon senso, potuta evitare. Evidentemente però se da una parte non si fa nulla per mantenere l’unità, dall’altra si cerca evidentemente di rendere evidenti questi malesseri. E’ il gioco delle parti interno al Pd. La premessa di una campagna elettorale nella quale potrà davvero succedere di tutto.

MATERA - «Le decisioni dei consiglieri Antezza, Taratufolo, Paradiso, Tralli hanno una natura solo politica e non ho alcun timore a dirlo. Il merito di questo provvedimento non centra nulla».Le parole pronunciate da Salvatore Adduce nel corso del Consiglio comunale di Matera di giovedì sera sono il segno che  lo scontro all’interno del Partito Democratico si sta decisamente alzando. Le intemperie al Comune  hanno origine remota e risalgono almeno all’agosto scorso cioè alla scelta di modificare la giunta estromettendo di fatto il Pd (tranne che la segretaria Guarini) dall’esecutivo del Comune di Matera. L’Antezza si è ritrovata da due assessori senza averne più alcuno ed i voti e gli interventi critici delle ultime settimane hanno testimoniato un malessere più che latente. Aumentato anche dal nuovo esecutivo alla Provincia con l’ex assessore Smaldone sostituito dalla Vizziello e le dimissioni annunciate dal vicesegretario provinciale Lisanti. Insomma un escalation che continua ad avere aperti i suoi effetti e che i fatti politici delle ultime ore finiscono solo per accentuare in maniera evidente.A fare da argomento giovedì sera in Consiglio l’approvazione del regolamento dei controlli interni dell’Amministrazione comunale. Un nuovo provvedimento che in base alla legge andava approvato entro il 10 di gennaio e con il rischio, in caso di mancata approvazione entro 60 giorni, di scioglimento dello stesso Consiglio. Un regolamento di 13 articoli che è stato consegnato ai consiglieri, come spesso avviene, solo poche ore prima del Consiglio. Da qui la richiesta di rinvio che è stata avanzata nel corso dell’assemblea dal consigliere di opposizione Augusto Toto e che ha avuto il parere favorevole di ben sei consiglieri di maggioranza tra cui Antezza e Paradiso del Pd (gruppo Antezza appunto), Acito e De Palo della Lista Stella, Morelli di Idv e Paterino. Un gruppo che ha di fatto spaccato la maggioranza. Il rinvio è stato a quel punto bocciato (13 favorevoli e 16 contrari) ma nel momento in cui i favorevoli al rinvio (con quel pezzo fondamentale di Pd e di maggioranza) ha deciso di abbandonare l’aula il numero legale è venuto inesorabilmente meno.Prima però Adduce ha chiarito come «non è il merito del provvedimento, non è un regolamento semplice ma motivi di natura politica a bloccare l’approvazione. Scelte legittime ma che bisogna dichiarare e che non hanno nulla a che fare con il merito del provvedimento».Le parole del sindaco tese anche ad attaccare parte della maggioranza che pesano decisamente e che chiariscono, se mai ce ne fosse bisogno, come il clima non sia affatto dei più tranquilli anzi come i rapporti siano decisamente tesi tra le diverse parti del Partito Democratico. Resta altrettanto oggettivo comunque come una spaccatura di questo tipo si sarebbe, con la buona volontà di tutte le parti ed un minimo di buon senso, potuta evitare. Evidentemente però se da una parte non si fa nulla per mantenere l’unità, dall’altra si cerca evidentemente di rendere evidenti questi malesseri. E’ il gioco delle parti interno al Pd. La premessa di una campagna elettorale nella quale potrà davvero succedere di tutto.

 

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