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Tonfo Udc in Calabria, la colpa sarebbe del "Prof"
Trematerra: «Gli elettori non ci hanno capito»

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Lo “Scudo crociato” non è bastato. L’Udc di Pierferdinando Casini, anche in Calabria, ha subito una sconfitta bruciante. La decisione di far “salire” Mario Monti in politica e di accompagnarlo in queste settimane di campagna elettorale non ha pagato. Il professore non ha bucato lo schermo, non ha fatto presa sull’elettorato italiano e calabrese, nel senso comune hanno pesato di più le scelte, soprattutto di politica fiscale, imposte dal governo dei tecnici e Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini non sono riusciti a smarcarsi. «Non siamo stati capiti - questo il commento di Gino Trematerra, segretario regionale dell’Udc - e siamo stati puniti. Come sempre al termine di una campagna elettorale, ci sono partiti che vincono e partiti che perdono. Purtroppo noi rientriamo in questa seconda categoria e, oggi più che mai, dobbiamo rimboccarci le maniche».Ma cosa ha pesato sulla debacle dell’Udc? «Siamo stati troppo schiacciati su Monti - ha detto Trematerra senior - e il professore non ha tirato molto, è mancato il suo contatto con gli elettori e questi ultimi non ci hanno capito». Lo “scudo crociato” è uscito a pezzi dalla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento. L’Udc non ha tenuto neppure nella sua roccaforte calabrese. Nel 2008 l’Udc in Calabria sfiorò l’otto per cento dei consensi al Senato, ma non elesse nessun rappresentante. Alla Camera, invece, superò la soglia dell’otto per cento e mandò a Roma due deputati: Roberto Occhiuto e Mario Tassone. La pattuglia, poi, venne rinforzata da Ida D’Ippolito, che approdò allo “scudo crociato” dopo aver rotto con Silvio Berlusconi e con il Pdl. Nelle dinamiche elettorali del partito ha pesato la “rivolta” di Mario Tassone. La presa di distanza dell’ex deputato catanzarese, una delle “macchine elettorali” della “balena bianca” calabrese, ha sortito un effetto negativo sul dato finale dell’Udc in Calabria. Rimane da capire dove siano andati a finire i voti di Tassone, forse ad ingrossare le file del Movimento cinque stelle, o se abbiano pesato sul dato astensionistico calabrese. Ritornando al dato politico, adesso, la domanda nasce spontanea. Fra il partito di Casini e il Popolo delle libertà di Giuseppe Scopelliti cambierà qualcosa? L’accordo per le regionali del 2010 resisterà alla sconfitta dell’Udc e il peso di questo partito rimarrà immutato all’interno del governo regionale. Gino Trematerra ha le idee chiare anche su questo. «Il risultato elettorale - ha commentato il segretario regionale del partito - non avrà riflessi in Calabria. Noi manterremo il nostro impegno assunto con il governatore Scopelliti. Se il presidente della giunta regionale manterrà i suoi impegni non ci saranno problemi di sorta, ma se il governo regionale non dovesse più lavorare come ha fatto sino ad oggi, non dovesse più perseguire gli obiettivi programmatici che ci siamo prefissati nel 2010, allora siamo pronti a ripensare tutto». Nel 2008 Pierferdinando Casini riuscì a garantire una pattuglia di circa trenta deputati e tre senatori. Dentro il Parlamento che, invece, uscirà del voto di domenica e lunedì la squadra “uddiccina” potrebbe essere sparuta. Alla Camera tutto è legato alla percentuale della coalizione. Ma, comunque, la Calabria non avrà un ruolo di primo piano nei due rami del parlamento.Delusione ed amarezza, poi, si colgono anche nelle parole di Alfonso Dattolo, il capogruppo dell’Udc in consiglio regionale. La sua Rocca di Neto ha tenuto, regalando al suo partito quasi il 19% dei consensi, così come hanno fatto le città di Michele Trematerra e Gianluca Gallo. Ma la sconfitta è bruciante. «Il nostro - ha detto Alfonso Dattolo - è un risultato deludente, scaturito al termine di una campagna elettorale difficile. La nostra coalizione è stata penalizzata e ha dovuto fare i conti con il risultato straordinario del Movimento cinque stelle. Adesso la politica deve interrogarsi. Noi pensavamo di essere il terzo polo ed invece è venuto fuori Grillo».Il politico crotonese, poi, prova a capire i motivi che stanno dietro alla debacle. Il calo dell’Udc sembra essere l’effetto diretto del scarsa presa del professore Monti sull’elettorato, in specie, calabrese, più delle defezioni interne al partito. «Difficilmente - ha proseguito -si sarebbe arginata questa emorragia. i dati sono inequivocabili ovunque un calo generico. Il progetto o non è stato capito o è stato spiegato male». All’analisi non sfuggono gli scenari futuri alla Regione Calabria. La sconfitta patita induce Dattolo ad una riflessione approfondita. «Alla luce dei dati - ha concluso - credo sia il momento di convocare una riunione con i vertici regionali. Questi numeri da prefisso telefonico non me li sarei aspettati. Forse si stava meglio all’opposizione in Calabria, se il vantaggio di stare al governo è questo. Abbiamo fatto peggio di quando eravamo all’opposizione e nel 2008 siamo andati avanti da soli come Udc».

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