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Rimborsi folli, l'Udc critica i «polveroni dell’antipolitica»
E parla di situazioni «deliberatamente esasperate»

Calabria

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REGGIO CALABRIA – L'Udc al cospetto dello scandalo per i rimborsi folli che rischia di travolgere il Consiglio regionale calabrese raccomanda prudenza. «Attenzione ai polveroni dell’antipolitica», si legge nel nel documento conclusivo della riunione del Gruppo regionale dell’Udc, svoltasi a Lamezia Terme e coordinata dal presidente del Gruppo Alfonso Dattolo e dal segretario del partito Gino Trematerra.

Se da una parte i centristi esprimono la rituale «piena fiducia nell’azione della magistratura che in una regione storicamente fragile come la Calabria svolge una funzione fondamentale di contrasto ai poteri criminali e per l’affermazione della legalità», dall'altra mettono in guardia da atteggiamenti che «rischiano, quando non hanno fondamento o talune situazioni palesemente surreali sono deliberatamente esasperate, di indebolire le istituzioni democratiche e di imbarbarire le relazioni politica-società civile». 

«In Calabria - affermano dall'Udc - c'è urgenza di riconoscere i passi in avanti compiuti dal Consiglio regionale nei tagli ai costi della politica e di proseguire nell’azione di alleggerimento della burocrazia e razionalizzazione della spesa per ottimizzare le risorse pubbliche e rendere più efficiente la macchina regionale in tutte le sue articolazioni». 

Sulla vicenda interviene anche il commissario regionale del Pd, Alfredo D'Attorre: «Se dovessero essere confermate le voci giornalistiche di questi giorni – ha dichiarato – è chiaro che ci troveremmo di fronte a comportamenti di inaudita gravità. Più in generale io penso che forse bisognava procedere ancora prima a ridurre le spese di funzionamento del Consiglio regionale. La reazione popolare di queste ore ci dice che le persone non sono più disposte ad avere l’idea di una politica che ha consuma tante risorse e che poi non produce risultati. Questo è un messaggio di fondo. Abbiamo bisogno di una politica francescana. Adesso c'è stata una riforma che ha ridotto drasticamente i contributi ai gruppi. Dobbiamo procedere su questa strada, altrimenti non ricostruiamo una credibilità della politica in Italia e nel Sud».  

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