Salta al contenuto principale

Consiglieri condannati, intervengono i 5 Stelle:
«Arroganza di fine regime»

Basilicata

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
11 minuti 53 secondi

 

Titolo ad una sola riga
Catenaccio light per primo piano da non modificare - CATEGORICO
di LEO AMATO
POTENZA - «L’ultimo atto di arroganza di questa casta nostrana che continuerà a cumulare le sue personali rendite, dimostrandosi ancora una volta inadatta e incapace a interpretare le esigenze economiche del territorio e la voglia di legalità e di equità dell’elettore lucano. In una regione che, sotto l’amministrazione trentennale Pd/Pdl, a differenza dei proclami di propaganda, resta la più povera e la più sfigata d’Italia (dato Istat)». 
Fosse musica il commento del Movimento 5 Stelle sulle condanne per i quattro consiglieri regionali accusati di aver intascato quasi 100mila euro di rimborsi benzina non dovuti suonerebbe come un requiem. «Per un guasto» a uno dei computer della segreteria del senatore Vito Petrocelli (ebbene sì, anche lui ne ha una) c’è voluto un giorno in più. Ma alla fine il processo democratico internettiano ha partorito, e nonostante i pirati informatici in agguato (forse distratti dalle primarie per l’indicazione di un candidato per il Quirinale) il silenzio dei “grillini” lucani sulla sentenza più “grillina” che le cronache locali ricordino è stato rotto, non senza una coda di polemiche.
Riprendendo la notizia dell’abrogazione dei vitalizi «d’oro» per i consiglieri regionali decisa a dicembre di due anni fa a partire dalla prossima legislatura gli attivisti parlano di «privilegi di casta» che sono sono stati «salvati dai tagli alle spese operati dalla giunta di Vito de Filippo». Dopodiché rivendicano l’insuccesso - ebbene sì, non sempre si celebrano le vittorie - del 5 aprile del 2012, «un anno fa esatto» quando consegnarono «3849 firme di cittadini lucani a sostegno della proposta di legge popolare “Zero privilegi”, per chiedere la modifica della legge regionale del 29 ottobre del 2002, al fine di equiparare, moralmente ed economicamente, in Basilicata, il rapporto degli eletti della politica con le condizioni sociali ed economiche reali dei loro elettori».
La proposta dei cittadini con il caschetto «chiedeva di ridurre del 50 per cento i compensi dei consiglieri regionali, costituiti da indennità di carica e indennità di funzione, di eliminare il vitalizio (la pensione maturata anche nel solo breve tempo di una sola legislatura) e l’indennità di mandato (la buonuscita) e di sostituire i rimborsi forfettari, coi quali giustificano di tutto (come dimostra la recente condanna per rimborsi fittizi emessa dal Tribunale di Potenza nei confronti di quattro consiglieri regionali), con i rimborsi delle sole spese sostenute per spostamenti e missioni». 
Facile immaginare che fine abbia fatto anche per chi non è stato testimone dell’accaduto prima dell’esplosione degli scandali che hanno travolto i consigli regionali di Lombardia e Lazio, e ancora tormentano quelli di Campania, Calabria, Sicilia e della stessa Basilicata.
«La proposta di “Zero Privilegi” e i suoi 3849 sostenitori furono invece bocciati dalla casta unanime in Consiglio regionale, il 17 luglio 2012, che a compensazione della bocciatura, promise riduzioni e moralizzazioni che oggi, come dimostra ciò che ha svelato l’attualità di cronaca, si è dimostrata pura propaganda e atto di imperio di fine regime». Così i grillini ricordano la loro prima iniziativa concreta dalle parti di via Anzio. 
La nota diffusa ieri in serata e rilanciata soltanto in versione “ripulita” sul sito istituzionale della Regione conclude che «il Consiglio regionale ha infatti avuto cura e impegno personale nel conservarsi inalterati tutti i privilegi, compresa le possibilità del cumulo di più pensioni (quella del Parlamento con quella del Consiglio regionale) e la reversibilità a moglie e figli fino a 26 anni di età». Quindi un saluto che sa tanto di minaccia: «Ci vedremo in Consiglio regionale e sarà un piacere». Aspettando le prossime consultazioni. 
Ma la discussione sull’accaduto è proseguita anche online dove si sono fatti sentire anche i due parlamentari appena eletti nelle fila a 5 Stelle: Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli. La prima ha appoggiato l’iniziativa di Giuseppe Di Bello, animatore della cellula potentina di attivisti, già noto per il sue battaglie ambientaliste e per le clamorose inchieste sull’inquinamento condotte come ufficiale della polizia provinciale. Di Bello ha infatti proposto «una campagna di informazione nelle piazze di tutta la Regione che abbia come obiettivo quello di informare tutti i cittadini rispetto all’argomento», inteso come il carico giudiziario sui membri del consiglio regionale in carica, più altri «politici, dirigenti, faccendieri e zona grigia di questa regione»: dalla mega inchiesta bis sui rimborsi, agli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa passando per gli strascichi dello scandalo sulle truffe ai fondi Ue per l’agricoltura. 
Una stilettata ieri mattina Di Bello l’ha tirata anche al presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Santochirico, che qualche ora prima aveva preso le difese dei consiglieri condannati, l’ex presidente del Consiglio regionale Prospero De Franchi, l’attuale vicepresidente Franco Mattia, l’assessore in pectore della nuova giunta De Filippo Francesco Mollica, e l’ex consigliere Giacomo Nardiello. Santochirico si era detto fiducioso di una revisione della sentenza di primo grado auspicando che su un tema come quello dei rimborsi non ci siano «steccati» tra il Consiglio regionale e la magistratura data la sua complessità (in questo senso la sottolineatura del fatto che il tribunale abbia disatteso la richiesta di assoluzione avanzata dalla procura). 
«Quest’idea è la materializzazione dell’immoralità fatta sistema». Ha tuonato Di Bello. «E’ per questo che chiedo si approfondiscano da subito le tematiche relative alle modalità della casta politica lucana e renderle note ed in modo chiaro ai cittadini. Se da un lato stiamo assistendo a delle prese di posizione coraggiose da parte dei palazzi giudiziari dall’altro deve essere chiaro che senza un appoggio con trasparenza, sostegno e solidarietà verso quanti tentano di fare il proprio dovere e rompere così il muro di gomma che per anni ha protetto personaggi abili nel fare trionfare attraverso circolari, leggi e leggine l’illegalità e l’immoralità che da anni regna sovrana in questa Regione, noi e con noi l’intero popolo lucano ci ritroveremmo ad aver perso l’ennesima occasione per migliorare la propria condizione e la propria terra. Per questo invito tutti a discutere nel merito tanto sulle dichiarazioni pubbliche del presidente del Consiglio regionale, quanto sul nostro modo di intendere la legalità, la giustizia ed i diritti sul nostro territorio».
«Concordo con quanto scritto da Peppe Di Bello. Informare attraverso banchetti e gazebo la gente su questi ultimi sviluppi non è che la continuazione del lavoro fatto durante la raccolta di firme per “Zero privilegi”». Gli ha fatto eco Petrocelli. Insomma guai a destare il grillino che dorme.

POTENZA - «L’ultimo atto di arroganza di questa casta nostrana che continuerà a cumulare le sue personali rendite, dimostrandosi ancora una volta inadatta e incapace a interpretare le esigenze economiche del territorio e la voglia di legalità e di equità dell’elettore lucano. In una regione che, sotto l’amministrazione trentennale Pd/Pdl, a differenza dei proclami di propaganda, resta la più povera e la più sfigata d’Italia (dato Istat)». Fosse musica il commento del Movimento 5 Stelle sulle condanne per i quattro consiglieri regionali accusati di aver intascato quasi 100mila euro di rimborsi benzina non dovuti suonerebbe come un requiem. 

 
«Per un guasto» a uno dei computer della segreteria del senatore Vito Petrocelli (ebbene sì, anche lui ne ha una) c’è voluto un giorno in più. Ma alla fine il processo democratico internettiano ha partorito, e nonostante i pirati informatici in agguato (forse distratti dalle primarie per l’indicazione di un candidato per il Quirinale) il silenzio dei “grillini” lucani sulla sentenza più “grillina” che le cronache locali ricordino è stato rotto, non senza una coda di polemiche. 
Riprendendo la notizia dell’abrogazione dei vitalizi «d’oro» per i consiglieri regionali decisa a dicembre di due anni fa a partire dalla prossima legislatura gli attivisti parlano di «privilegi di casta» che sono sono stati «salvati dai tagli alle spese operati dalla giunta di Vito de Filippo». Dopodiché rivendicano l’insuccesso - ebbene sì, non sempre si celebrano le vittorie - del 5 aprile del 2012, «un anno fa esatto» quando consegnarono «3849 firme di cittadini lucani a sostegno della proposta di legge popolare “Zero privilegi”, per chiedere la modifica della legge regionale del 29 ottobre del 2002, al fine di equiparare, moralmente ed economicamente, in Basilicata, il rapporto degli eletti della politica con le condizioni sociali ed economiche reali dei loro elettori».
 
La proposta dei cittadini con il caschetto «chiedeva di ridurre del 50 per cento i compensi dei consiglieri regionali, costituiti da indennità di carica e indennità di funzione, di eliminare il vitalizio (la pensione maturata anche nel solo breve tempo di una sola legislatura) e l’indennità di mandato (la buonuscita) e di sostituire i rimborsi forfettari, coi quali giustificano di tutto (come dimostra la recente condanna per rimborsi fittizi emessa dal Tribunale di Potenza nei confronti di quattro consiglieri regionali), con i rimborsi delle sole spese sostenute per spostamenti e missioni». Facile immaginare che fine abbia fatto anche per chi non è stato testimone dell’accaduto prima dell’esplosione degli scandali che hanno travolto i consigli regionali di Lombardia e Lazio, e ancora tormentano quelli di Campania, Calabria, Sicilia e della stessa Basilicata.«La proposta di “Zero Privilegi” e i suoi 3849 sostenitori furono invece bocciati dalla casta unanime in Consiglio regionale, il 17 luglio 2012, che a compensazione della bocciatura, promise riduzioni e moralizzazioni che oggi, come dimostra ciò che ha svelato l’attualità di cronaca, si è dimostrata pura propaganda e atto di imperio di fine regime». Così i grillini ricordano la loro prima iniziativa concreta dalle parti di via Anzio. 
La nota diffusa ieri in serata e rilanciata soltanto in versione “ripulita” sul sito istituzionale della Regione conclude che «il Consiglio regionale ha infatti avuto cura e impegno personale nel conservarsi inalterati tutti i privilegi, compresa le possibilità del cumulo di più pensioni (quella del Parlamento con quella del Consiglio regionale) e la reversibilità a moglie e figli fino a 26 anni di età». Quindi un saluto che sa tanto di minaccia: «Ci vedremo in Consiglio regionale e sarà un piacere». Aspettando le prossime consultazioni. Ma la discussione sull’accaduto è proseguita anche online dove si sono fatti sentire anche i due parlamentari appena eletti nelle fila a 5 Stelle: Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli. La prima ha appoggiato l’iniziativa di Giuseppe Di Bello, animatore della cellula potentina di attivisti, già noto per il sue battaglie ambientaliste e per le clamorose inchieste sull’inquinamento condotte come ufficiale della polizia provinciale. 
Di Bello ha infatti proposto «una campagna di informazione nelle piazze di tutta la Regione che abbia come obiettivo quello di informare tutti i cittadini rispetto all’argomento», inteso come il carico giudiziario sui membri del consiglio regionale in carica, più altri «politici, dirigenti, faccendieri e zona grigia di questa regione»: dalla mega inchiesta bis sui rimborsi, agli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa passando per gli strascichi dello scandalo sulle truffe ai fondi Ue per l’agricoltura. Una stilettata ieri mattina Di Bello l’ha tirata anche al presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Santochirico, che qualche ora prima aveva preso le difese dei consiglieri condannati, l’ex presidente del Consiglio regionale Prospero De Franchi, l’attuale vicepresidente Franco Mattia, l’assessore in pectore della nuova giunta De Filippo Francesco Mollica, e l’ex consigliere Giacomo Nardiello. Santochirico si era detto fiducioso di una revisione della sentenza di primo grado auspicando che su un tema come quello dei rimborsi non ci siano «steccati» tra il Consiglio regionale e la magistratura data la sua complessità (in questo senso la sottolineatura del fatto che il tribunale abbia disatteso la richiesta di assoluzione avanzata dalla procura). 
«Quest’idea è la materializzazione dell’immoralità fatta sistema». Ha tuonato Di Bello. «E’ per questo che chiedo si approfondiscano da subito le tematiche relative alle modalità della casta politica lucana e renderle note ed in modo chiaro ai cittadini. Se da un lato stiamo assistendo a delle prese di posizione coraggiose da parte dei palazzi giudiziari dall’altro deve essere chiaro che senza un appoggio con trasparenza, sostegno e solidarietà verso quanti tentano di fare il proprio dovere e rompere così il muro di gomma che per anni ha protetto personaggi abili nel fare trionfare attraverso circolari, leggi e leggine l’illegalità e l’immoralità che da anni regna sovrana in questa Regione, noi e con noi l’intero popolo lucano ci ritroveremmo ad aver perso l’ennesima occasione per migliorare la propria condizione e la propria terra. Per questo invito tutti a discutere nel merito tanto sulle dichiarazioni pubbliche del presidente del Consiglio regionale, quanto sul nostro modo di intendere la legalità, la giustizia ed i diritti sul nostro territorio».«Concordo con quanto scritto da Peppe Di Bello. Informare attraverso banchetti e gazebo la gente su questi ultimi sviluppi non è che la continuazione del lavoro fatto durante la raccolta di firme per “Zero privilegi”». Gli ha fatto eco Petrocelli. Insomma guai a destare il grillino che dorme.

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?