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Tutto cospira a tacere di noi

Basilicata

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UNA VERA SINISTRA triste in realtà in Basilicata non c'è mai stata. Nè oggi c'è traccia dei nuovi aristodem, per citare il bel libro di Daniela Ranieri. E' stata ed è una sinistra sui generis, molto autarchica, che ha ristretto l'immaginazione. Cercavamo una follia riparatrice di sciapite strategie. Vincenzo Folino è stato invece molto prudente. La corrente di area radunata ieri pomeriggio a Tito è stata un'opinione. Naturalmente Folino sosterrà che è stata una direzione. Esattamente come quella che esprime l'altra area del Pd, quella di De Filippo. Uno schema elementare. Un giudizio di responsabilità su ciò che è stato (politica del cassetto, sbagliati rapporti con la stampa), la rivendicazione di un metodo di selezione (primarie), la rivendicazione di cose buone (sanità e turismo), l'affermarsi come un politico inclusivo che però sbarra la porta all'avversario. Folino descrive, distingue, si mescola appena nel giudizio di corresponsabilità, traccia spazi per altri che dovranno costruire (qualcuno suggerisce: in fondo è un'autoinvestitura per supplica, alla Napolitano). Descrive ma omette un punto chiave: perchè siamo a questo punto? Perchè De Filippo si è dimesso? Chi e perchè è stato arrestato? Perchè questa legislatura si è chiusa anticipatamente? Rispetto a questo da dove si riparte? E soprattutto: qual è il rimedio al nostro sconforto? L'assessore Pittella ogni sera chiude la sua giornata sintetizzando quello che ha fatto.

Dice sempre che salta la pausa pranzo. Se oggi radunasse i suoi a Lauria sono certa che l'elenco buono delle cose fatte sarebbe infinito. Resettiamo dice Folino. Bonifichiamo, aveva detto De Filippo. Stiamo focalizzando la nostra attenzione sulle opinioni. Dal di dentro. Dentro una parte del Pd. Per ritornare all'autrice che mi ha ispirato l'inizio di questi pensieri, al Folino versione renziana in camicia bianca mi sentirei di consigliare un titolo precedente della scrittrice, “Tutto cospira a tacere di noi”. La domanda infame, allora, è sempre quella: sì, ma dov'è l'oltre? Ecco, non rispondiamo, twittiamo e prendiamo in prestito un paio di citazioni nobili.

Mannaggia, dov'è l'oltre non è chiaro, né a me, né credo a nessuno, quindi nemmeno alla gente con cui dovremmo stringere alleanza e che ieri affollava la sala del centro di creatività di Tito. Meglio rimanere nel generico, si fa meno fatica.

 

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