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Il Governo vara la nuova legge ammazza-Province
Addio agli enti intermedi, la Calabria ne perde 5

Calabria

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CATANZARO - La Corte Costituzionale ha bocciato il decreto di abolizione, o meglio di accorpamento, delle Province così come strutturato dal Governo Monti, ma l'attuale esecutivo, guidato da Enrico Letta, non si è dato per vinto e in poche ore ha confezionato un nuovo disegno di legge che questa volta prevede la vera e propria cancellazione delle Province, circostanza questa che rimetterebbe in gioco per la futura abolizione tanto Vibo Valentia quanto Crotone ma non solo in quanto lo stesso ente intermedio verrebbe meno cancellando anche Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. Il Consiglio dei ministri, infatti, ha dato il via libera al ddl costituzionale e il presidente Letta ha rilanciato con l'invito al Parlamento di procedere ad una approvazione della legge costituzionale in tempi rapidi.

Ma la cancellazione delle province, ha assicurato da parte sua il premier Letta, sarà fatta «nel rispetto e nella salvaguardia dei lavoratori e delle funzioni degli enti». In sostanza, il Consiglio dei Ministri ha varato un disegno di legge costituzionale che mira a cancellare gli interni intermedi ma dando garanzie che nella fase di passaggio «verranno prese altre misure per gestire la fase transitoria». Sotto il profilo tecnico la riforma prevede che «la parola province sparisca dalla Costituzione, il pronunciamento della Corte costituzionale ha bloccato il processo di abolizione delle province», ma «dato che manteniamo l'orientamento di dare seguito a quello che era contenuto nel discorso con cui il governo ha ottenuto la fiducia, dove era scritto chiaramente 'abolizione delle province', abbiamo ritenuto necessario intervenire al maggior livello possibile, abrogando la parola "province" da tutti gli articoli della Costituzione», ha aggiunto Letta in conferenza stampa a Palazzo Chigi. 
Riguardo gli enti con gli organi in scadenza saranno predispotti appositi interventi nel corso dei prossimi giorni visto che i tempi di riforma costituzionale necessitano quanto meno di un anno, sempre che la riforma viaggi senza intoppi di alcun genere.Il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, ha poi precisato che «quando avremo le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale, il ministro Delrio proporrà un intervento attraverso una legge ordinaria, che dia applicazione al ddl costituzionale» il tutto con l'obiettivo di riorganizzare gli enti territoriali per mettere fine ad una sistema definito policentrico.
Nello specifico il testo del Governo sopprime le parole: "dalle Province, dalle Città metropolitane" e stabilisce che "I Comuni e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i princìpi fissati dalla Costituzione. La legge dello Stato definisce le funzioni, le modalità di finanziamento e l'ordinamento delle Città metropolitane, ente di governo delle aree metropolitane". Dalla carta Costituzionale si eliminano i riferimenti alle Province contenuti negli articoli 117, 118, 119 e 120 e si abrogano il secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione e il primo comma dell’articolo 133. Con la norma transitoria, articolo 3 del ddl, si stabilisce che "entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale le province sono soppresse e, sulla base di criteri e requisiti generali definiti con legge dello Stato, sono individuate dallo Stato e dalle Regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, le forme e le modalità di esercizio delle relative funzioni"

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