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Vertice romano per il caso Basilicata
Incontro con Epifani per sciogliere il nodo lucano

Basilicata

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POTENZA - Almeno un nodo è sciolto. Il complesso caso del Partito democratico lucano, in preda allo stallo che in qualche caso ha sfiorato il dramma,  è finalmente approdato a Roma. Nell’incontro super riservato che si è tenuto martedì sera a Roma.

Davanti al segretario nazionale Guglielmo Epifani, oltre al capogruppo alla Camera e segretario regionale, Roberto Speranza, e al responsabile Pd per gli enti locali, Davide Zoggia, c’erano gli esponenti delle due anime che si stanno dando battaglia in vista delle prossime regionali: Vincenzo Folino da una parte; Salvatore Margiotta e , soprattutto, Vito De Filippo, dall’altra. Perché, come è chiaro da tempo, è anche dalla ambizioni del governatore dimissionario e dalle prospettive che si apriranno per lui per il prossimo futuro che passano gli equilibri del partito regionale.

E da cui sono condizionate le scelte per il voto di novembre, per niente facili dopo il definitivo passo indietro di Speranza.

Il presidente della Giunta avrebbe incassato l’impegno del segretario nazionale. Che in parole povere significa garanzie per un incarico nel Governo Letta, visto che, con Speranza e Folino non interessati alla candidatura lucana,diventa complicata l’ipotesi di un suo ingresso in Parlamento, in qualità di primo dei non eletti.

Non che la cosa sia così semplice, visto il veto che il Pdl avrebbe posto al premier rispetto alla soluzione che di fatto consentirebbe di rinvigorire un Pd mai così debole in Basilicata. Ma non solo.

L’accelerata della Cassazione sulla sentenza Mediaset con la reazione del Pdl che già ieri ha bloccato il lavoro delle Camere  potrebbe mettere duramente alla prova la stabilità dell’esecutivo nazionale.

La caduta del Governo minacciata dai fedelissimi di Berlusconi e un eventuale voto anticipato stravolgerebbe tutto. Ma per ora il dato c’è ed è importante, soprattutto in termini di risvolti locali: è proprio dall’incontro romano dello scorso martedì che per il Pd di casa nostra potrebbero aprirsi nuovi spiragli per superare le divisioni che stanno tenendo in apnea un partito fino a ora non in grado di riorganizzarsi dopo la crisi aperta dalla vicende giudiziarie da una parte, e dalle dimissioni del presidente De Filippo dall’altra.

E che al momento vedono contrapporsi l’area guidata da Folino e Bubbico che sosterrebbero la candidatura dell’attuale presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza e quella di De Filippo e Margiotta che invece punterebbero sul vicepresidente della Giunta regionale, Marcello Pittella.

Una spaccatura molto pericolosa per il partito che in assenza di una linea unitaria, in primis sul ricorso alle Primarie per individuare il candidato governatore, ne uscirebbe con le ossa a pezzi.

Primo obiettivo, quindi, sciogliere il “nodo De Filippo”. E a quest’ultimo, ieri mattina, nell’intervista rilasciata alla radio Trm non dev’essere riuscito difficile ribadire, in verità non a sorpresa, escludere la sua candidatura a eventuali Primarie per la scelta del candidato governatore.

Del resto i malpensanti continuano a sostenere che le dimissioni, per il presidente De Filippo, siano state molto più di una reazione impulsiva all’inchiesta giudiziaria sulla rimborsopoli lucana che ha stravolto gli assetti del Consiglio regionale.

Le note aspirazioni romane del governatore da tempo l’avrebbero spinto a considerare l’ipotesi di lasciare il timone  per puntare a ben altri lidi. Del resto il presidente dimissionario, accusato di aver  abbandonato la barca troppo in fretta lasciando l’equipaggio  in un mare di guai, non ha perso tempo a prendere le distanze dai suoi lasciando il sospetto di una fuga programmata.

Il caso campano in questi giorni racconta un’altra storia.

Chi ricorda il duro commento del presidente lucano immediatamente seguito alle  prime notizie sull’inchiesta, con accuse ribadite anche nella relazione al Consiglio sulle sue dimissioni, oggi non può fare a meno di tirare un parallelo con il collega Caldoro. Che, alla prese in questi giorni con la versione campana dello scandolo rimborsopoli che vede coinvolti sessanta consiglieri, non solo è rimasto al suo posto ma pur garantendo collaborazione alla magistratura ha difeso il lavoro del Consiglio.

Che sia stata fuga programmata o meno, per De Filippo il biglietto solo andata verso Roma sembra sempre più vicino.

 m.labanca@luedi.it

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