Salta al contenuto principale

Giochiamoci la partita
(senza calci scorretti)

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 38 secondi

SIAMO diventati individualisti, competitivi e anche poco educati, scriveva ieri Michela Proietti sul Corriere, commentando uno studio condotto da Google. Questi comportamenti diventano esasperati se si applicano alla logica delle politiche urbane, delle città. Pensate a cosa sta succedendo in queste settimane in Basilicata. L'io ipertrofico di tutti gli attori della scena pubblica sputa lessico che è molto simile a un calcio scorretto. segue dalla prima

Niente va bene a nessuno, il delirio di non si capisce quali obiettivi porta a disconoscere anche le poche buone pratiche che con molta fatica e responsabilità isolati rabdomanti portano avanti. Mi rifiuto di pensare che sia tutto da buttare in questa regione. I buoni esempi dovrebbero diventare virali. Come le buone riflessioni. Invece è una corsa a farti abbassare lo sguardo. Se fai, avresti potuto fare meglio, se dici, avresti dovuto aggiungere che, se denunci, dovreste sapere cosa c'è dietro, se scrivi, è perchè devi fare un favore o una vendetta. Così naviga la politica, così si percepisce la giustizia, così si narra dell'informazione. Addirittura si riscoprono vecchie poesie che hanno l'aria di ossessioni giovanili, una cosa molto simile alla pubblicazione di foto a seno nudo della Carfagna prepolitica. Ci vorrebbe una moratoria, come suggeriva qualche giorno fa Erminio Restaino. Una moratoria di minacciosi “adesso ti faccio vedere io”, per tentare, piuttosto, di scambiarsi intelligenze e opportunità. Mettiamo a disposizione quello che abbiamo, conoscenze, relazioni, scambi di idee, sforziamoci di capire che dobbiamo lavorare tutti per uno stesso traguardo. In questa rete ci sono le ambizioni personali. Che sono non solo legittime ma, direi, addirittura necessarie. Io le ho, mi auguro anche voi.

 Perchè l'ambizione mette comunque in moto un divenire del fare, oltre la misera conservazione di un privilegio. Bisognerebbe avere il coraggio di giocare a carte scoperte. Ho apprezzato che il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, abbia detto pubblicamente: io mi candido e porto quello che ho, la mia esperienza di amministratore. Sento già le campane del disfattismo (ma ci ricordiamo che ci sono dodici milioni di debito da pagare ogni anno?) Sergio Potenza ieri sollecitava me e i colleghi sull'assenza di numero legale in consiglio comunale sulla modifica della Cosap. Eppure vorrei chiedergli, ma con molta umiltà, se in fondo crede che gli emendamenti da lui proposti fossero davvero costruttivi e non ostativi. E da Matera sottolineano: si è dimenticato di noi. Voglio dire che è urgente mettersi nella gara di chi fa meglio, e non di chi distrugge il lavoro degli altri. I cittadini sanno distinguere, sanno capire, sanno seguire. Alziamo i toni, non li abbassiamo, guardiamo ai campioni ed emuliamo, cerchiamo orgoglio nelle nostre differenze, chiediamo di esserci ma portiamo qualcosa di interessante. Chi sbaglia, chi ruba, chi cialtroneggia, chi grida tanto per gridare si sentirà isolato, scoperto, goffo, minoritario. La Basilicata ha grandi vantaggi, la raccontereste mai ai vostri inattesi ospiti come la terra di brulicanti, incolti e inadeguati? Io no. Io vorrei questo: vorrei che capitalizzassimo i nostri orgogli, una sfida a realizzare il sogno migliore. Stabiliamo le regole, giochiamo. Senza calci negli stinchi, però.

l.serino@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?