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Direzione del Pd
Gli auspici romani non promettono bene

Basilicata

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POTENZA - Gli auspici da Roma non promettono bene. Ieri la Direzione del Pd nazionale è finita con molti feriti e pochi vincitori. L’unico risultato positivo è stato l’aver fissato il mese in cui si terrà il congresso per elezione del segretario per il dopo Bersani (con l’intervallo della guida di Epifani). Per il resto solo il rinvio del voto ha evitato al Pd la rottura sulle regole del congresso con ricadute inevitabili sulla stabilità del governo.

La vera battaglia non è stata sulla data delle Primarie ma sulla platea che eleggerà il nuovo segretario e sulla data per presentare le candidature.

Eppure pareva che le cose potessero andare bene perchè all’inizio dei lavori c’è stata una stretta di mano e una pacca sulle spalle tra il premier Enrico Letta e Matteo Renzi. Ma così non è andata. Guglielmo Epifani arriva in direzione con un unico punto di accordo: la data del congresso che finirà il 24 novembre. Anche Letta, pur non entrando nel merito della separazione, è chiaro quando sostiene, intervenendo in chiusura di direzione, che «serve un segretario che faccia il segretario per preparare il partito a vincere la prossima volta».

Ma lo scontro vero c’è stato sul metodo delle Primarie. Per eleggere il prossimo candidato premier del centrosinistra la platea è larga mentre per il segretario l’indirizzo dei maggiorenti del partito è per una platea più stretta. Apriti cielo. I renziani sono esplosi nelle proteste. Alla fine ha prevalso la tattica con la Direzione che è stata chiusa prima del voto sulle regole. Per evitare la conta infatti,  si è colto al volo il fatto che alle 18 i parlamentari dovevano tornare in commissione e Letta al lavoro a Palazzo Chigi. E si rinvia alla direzione di mercoledì prossimo, aprendo giorni di trattative frenetiche per evitare la rottura. Per oggi l’appello all’unità di Letta, “se uniti non ci batte nessuno”, è caduta nel vuoto.

Questo è quello che è accaduto a Roma. In Basilicata si bissa oggi con la Direzione regionale che pure è chiamata a un impegno ostico. Anche in questo caso c’è da decidere sulle Primarie per la scelta del candidato governatore alle prossime elezioni del 17 e 18 novembre. Visto quanto è accaduto a Roma non si esclusono scintille nemmeno a Potenza. Il sindaco di Latronico, il renziano Fausto De Maria ieri ha twittato non senza polemiche: «Pd erano le iniziali di Partito democratico invece adesso stanno per diventare quelle di partito dirigenti...».

E rispetto a quanto avvenuto ieri nemmeno il vicepresidente del Parlamento europeo il lucano Gianni Pittella si dice soddisfatto: «Habemus datam, finalmente ma Epifani vuole un congresso chiuso ai soli iscritti. Sarebbe un messaggio devastante per un partito che da oltre il 30 per cento é crollato oggi al 23,5 per cento. Serve rientusiasmare gli iscritti e coinvolgere i cittadini che sono arrabbiati e delusi, altro che chiusura! Apriamo porte e finestre, misuratevi con la gente, mettete a rischio la vostra rendita di posizione!». Queste le premesse. Certo oggi in Basilicata si deciderà di altro ma nel Pd i nervi sono a fior di pelle.

s.santoro@luedi.it

 

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