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Primarie sì, ma insieme a contenuti
e questione morale

Basilicata

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PARAFRASANDO un vecchio e abusato “adagio” si potrebbe dire “che se la politica non va dalla gente, la gente deve andare dalla politica”, naturalmente mi si permetta l’utilizzo di un concetto general/generico come quello di gente ma  è utile per entrare nel dibattito sulle future elezioni regionali.                                              

Il dibattito fin’ora sviluppatosi nel PD e nelle altre forze politiche del centrosinistra mi pare vada sganciato dalle logiche “politiciste”, vada riportato all’interno della società regionale e dei cittadini utilizzando tutti quegli elementi utili a costruire un passaggio di fase, un cambio di “paradigma”.

La proposta di primarie aperte di coalizione avanzata da Roberto Speranza nella direzione del suo partito è, appunto, una proposta utile con la quale è necessario confrontarsi provando a sganciarla dagli elementi “politicisti” e tutti interni al dibattito, alla crisi dei gruppi dirigenti e agli equilibri del PD, che pure contiene, cercando di utilizzarla al meglio.

E il meglio è rappresentato dal legare  i nomi e le candidature al programma, ai contenuti, alle idee costruendo intorno a tale scadenza un confronto e un dibattito “realmente” aperto con i cittadini, innanzitutto, e con le forze politiche del centrosinistra, di cui per altro è necessario ridisegnarne i “contorni”.

Esiste in questa Regione, in maniera drammatica, un problema che riguarda i gruppi dirigenti e la sua crisi, un problema di ricambio non solo generazionale, come del resto affermavo in un articolo sull’ultimo numero di “Decanter”, le primarie aperte, di cui pure non sono un “pasdaran”, possono diventare uno strumento utile a condizione che si leghino ai contenuti, che rompano i meccanismi di consenso passivo che si possono innescare in una regione come la nostra dove il  “controllo” della politica e dei suoi potentati sono elevatissimi.

Se si crede nella politica non bisogna mai aver paura della partecipazione e della democrazia nonostante i rischi che si possono correre.

In questo contesto sono convinto quindi che il documento unitario prodotto da SEL, PdCI, Rifondazione Comunista, sulla “crisi regionale” possa essere uno strumento utile per ridare alla sinistra un ruolo utile, anche a chi nel PD cerca di svolgere un ruolo di innovazione, superando quella funzione troppo spesso “ancillare” e schiacciata sulla tattica politica che li ha caratterizzati, soprattutto nelle sue componenti istituzionali, provando  anche a trovare una propria candidatura autonoma in grado di sollecitare un dibattito ed una riflessione.              

Una riflessione che abbia al centro due grossi temi come “conditio sine qua non” : la questione etica e il modello di sviluppo. Cito i due temi centrali senza entrare nel merito per questioni di spazio e perché me ne sono occupato pubblicamente sia sulla rivista che sul “quotidiano”, per cui esprimerei posizioni note.

Due temi a partire dai quali va cercata subito l’interlocuzione con tutti quei movimenti, comitati che sono attivissimi in tutta la regione e con il M5S che è una realtà importante, ma non a partire da interlocuzioni di gruppi dirigenti, che con questo “arcipelago” giustamente non funzionano, ma dai territori,dalle “lotte in corso”.

Per questo credo che sarebbe utile per la “sinistra”, anche a partire dal documento unitario, organizzare iniziative, incontri, assemblee per riaprire la discussione politica e impedire che tutto poi si risolva, nonostante le primarie, in un regolamento di conto tutto interno alle correnti del Partito Democratico.

Sono convinto che questa occasione sia troppo preziosa e troppo importante per sprecarla e che in realtà già troppo tempo si sia sprecato appassionandosi più ai duelli “rusticani” dei dirigenti del PD che ai problemi drammatici di questa regione.

* (Rivista “Decanter”)

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