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"Basta con le decisioni dall’alto"
Nicola Benedetto senza sconti

Basilicata

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POTENZA- Niente vacanza quest’anno per Nicola Benedetto. L’assessore regionale all’Agricoltura ieri era nel suo ufficio al Quarto piano del Dipartimento dell’ente a Potenza. Domani sarà insieme a Bolognetti nel carcere di Potenza per la manifestazione dei Radicali. Insomma è un agosto in prima linea quello di Benedetto. E non andrà meglio a settembre quando le manovre per le elezioni regionale entreranno nel vivo. Intanto però mostra un certo fastidio per quello che già sta accadendo: «E’ un momento di lotta e di posizionamenti per le regionali. Non credo sia utile però. Quello che noto girando in questi giorni per la Basilicata è che al netto delle aspirazioni dei politici c’è un’intera popolazione che aspetta risposte e che vive difficoltà enormi. Ai lucani della guerra delle poltrone interessa davvero poco». Ma il primo pensiero è quello da assessore del Primo settore. Da qui parte l’intervista. 

Assessore quali sono oggettivamente le condizioni di salute dell’agricoltura lucana?
«E’ in difficoltà. Ci sono dei ritardi. Io ho trovato una situazione non molto buona. E’ l’ultima tra le regioni italiane nella spesa. A fine luglio è arrivato il resoconto dell’Europa secondo cui la Regione Basilicata è fanalino di coda per la spesa dei fondi nel settore Agricolo. C’è un rischio di disimpegno di oltre il 10 per cento. Rischiamo di perdere solo per quest’anno circa 40 milioni di euro. Chiaramente poi sono a rischio quelli futuri». 
Ma come è possibile?
«Il sistema funziona così: il Psr vale circa 700 milioni. Per consumare tutti i fondi bisogna rispettare una tabella di marcia. Alcune misure sono state già completate. Per altre sono state fatte delle anticipazioni e c’è tempo fino al 2015  per completare l’investimento. Ma il problema rimane quello di alcune misure che vanno messe a bando per poter utilizzare i fondi. E in questo contesto ci sono dei ritardi perchè tutto va chiuso entro la fine del 2013. Al 31 luglio il rischio era quello di non riuscire a mettere a sistema 40 milioni di euro». 
Ma la responsabilità di chi è? E’ colpa di questi mesi di paralisi regionale?
«No. Il problema è che gli uffici a mio modo di verere sono un pochino lenti e vanno stimolati spesso. Bisognerebbe essere più determinati. Io chiedo a chi guida il Dipartimento di essere motivati a stimolare sempre di più i funzionari...».
Ma ci sono stati errori anche di chi l’ha preceduto come assessore?
«Diciamo che al luglio 2013 dovevamo essere in una situazione migliore. Lo dice l’Unione europea non io». 
Al netto delle varie responsabilità, c’è chi pensa che ormai l’Agricoltura lucana è in uno stato di non ritorno. Lei cosa ne pensa?
«Per me è l’esatto contrario. La Basilicata si può salvare solo puntando sulla filiera agricola. Insieme al turismo solo l’agricoltura può fungere da motore per il rilancio. Bisogna lavorare molto ovviamente ma secondo me ci sono ancora possibilità. Purchè si capisca che l’agricoltura lucana non può fermarsi alle prime due fasi dell’economia agricola. Dalla semplice produzione si arriva al prodotto già cotto. La Basilicata ha molto da fare per costruire una filiera di trasformazione, commercializzazione e distribuzione del prodotto agricolo. C’è molto da fare. E io sono fiducioso perchè vedo negli agricoltori lucani ancora molta voglia di fare sacrifici e di mettersi in gioco. La politica da parte sua deve fare pace e mettersi al servizio dei cittadini e degli agricoltori per ipotizzare nuovi sistemi e nuove idee». 
Ma intanto la politica lucana ogni giorno che passa diventa una polveriera. E il centrosinistra di cui lei fa parte non fa eccezione. Anzi...
«Non mi faccio problemi a dirlo. E’ un momento complicato perchè si è troppo abituati a pensare secondo la logica delle postazioni già destinate e predefinite. Per  me è necessario che questo stato di cose e questo sistema finalmente cambi. Perchè il popolo lucano è ormai stanco di non essere guidato come dovrebbe fare la politica ma di essere completamente imposto le decisioni. Da questo punto di vista sono preoccupato». 
In che senso?
«Credo che il popolo lucano in questo momento particolari si meriti altro. E si meriti una apertura reale da parte della politica. Nelle piazze e nelle strade ce lo chiedono tutti i giorni. Se invece la politica e il centrosinistra in particolare dovesse continuare su questa strada non è sicuro nulla. Proseguendo su questa strada nessun risultato elettorale è scontato. Non escludo pertanto anche brutte sorprese se non saremo capaci di cambiare e ascoltare i lucani». 
Sta lanciando un allarme alla sua coalizione?
«Io lancio due tipi di allarme. Il primo sociale: la gente è esasperata e quindi potrebbero anche verificarsi tensioni sociali e manifestazioni di protesta. Il secondo è elettorale: il centrosinistra non ha già vinto e i cittadini secondo me guardano più alle persone e agli eventuali candidati piuttosto che alle bandiere e ai simboli dei partiti. I problemi della gente sono reali. E i politici devono capirlo facendo azioni concrete diverse dal passato. Basta con la ricerca degli equilibri a tutti i costi e con le postazioni già definite e far finta solo di pensare ai cittadini». 
Il centrosinistra intanto dovrebbe svolgere le Primarie... 
«Sono utili. Io le ho chieste dal primo momento e spero si facciano nonostante le voci di chi sostiene che è solo un gioco delle parti e che alla fine non si faranno. Sarebbe un segnale positivo da lanciare ai lucani che potrebbero così scegliere il candidato presidente della Regione. Se invece si dovesse arrivare alla fine con un candidato imposto dal Partito Regione non so quale sarebbe la risposta dei cittadini. Ma temo non positiva». 
Ma oltre all’annuncio della data del 22 settembre e di quella del 2 per la presentazione delle firme per candidarsi tutto sembra paralizzato... 
«Spero che le cose abbiano un’accelerazione positiva. Non sono tanto d’accordo però sulla questione della raccolta firme». 
Cioè?
«Serve la raccolta firme se ci sono più candidati dello stesso partito. Altrimenti sono inutili. Ogni partito della coalizione ha diritto a esprimere un suo candidato. Dovrebbe essere automatico. Se poi le firme sono state immaginate per limitare i candidati allora è un altro discorso». 
Firme o non firme, lei si candiderà alle Primarie del centrosinistra?
«Certo. Se le Primarie ci saranno io sarò. Ovviamente se saranno vere e non solo uno strumento interno al più grande partito della coalizione per ricompattarsi». 
In tutto questo i partiti della sinistra a partire dal Psi e da Sel hanno sollevato la questione morale. In pratica hanno chiesto che nessuno di quelli interessati dalle vicende di rimborsopoli sia candidato alla presidenza della Regione. Anche lei quindi come tantissimi altri... 
«Per me andrebbero analizzati i vari casi. Ma non comprendo come questa cosa venga sollevata propria dalla Sel. Io ricordo che Nichi Vendola è stato raggiunto da avvisi di garanzia. Quindi secondo il loro stesso ragionamento vendola dovrebbe dimettersi da presidente della Regione Puglia e anche da segretario nazionale del partito. Insomma il codice etico deve valere per tutti e a tutti i livelli. Io però credo che questa cosa sia stata sollevata per fermare qualcuno e per indirizzare le scelte. A questo gioco non ci sto. Come non mi piace che si stia frazionando in mille associazioni e mille movimenti il panorama elettorale». 
Del listino cosa ne pensa?
«Andava eliminato. Io in Consiglio la questione l’ho sollevata tante volte. Purtroppo non è stato così e non è un bene». 
Però esiste. Chi dovrebbe farne parte?
«Nel listino non dovrebbe entrare chi appartiene al partito che esprime il candidato presidente». 
Escludendo i presenti. Insomma al netto di Nicola Benedetto per lei qual è il profillo del perfetto candidato del centrosinistra?
«Il candidato perfetto per questa fase non serve che sia uno statista. Non serve che sia un grande politico. Secondo me, invece, serve che sia una persona pragmatica, leale e che metta al primo posto i problemi dei lucani. Anche perchè ci saranno meno fondi e quindi serve una persona decisa che sappia soppesare atto per atto quello che va fatto dalle cose non necessarie. Comunque chiunque sia non potrà fare i miracoli e quindi serve una persona per bene decisa e pragmatica. Soprattutto serve una persona generosa che metta al centro non se stesso e non il suo gruppo ma i cittadini». 
Per chiudere. Lei si sente più imprenditore o politico?
«Per me un buon politico deve essere stato anche un buon imprenditore. Un imprenditore capisce meglio quali sono i problemi che oggi ci sono con la crisi economica che colpisce tutti i settori produttivi. Anche perchè un imprenditore ogni giorno deve affrontare problemi con la giusta misura. A livello personale io da assessore utilizzo la mia esperienza da imprenditore e non trovo molte differenze». 
Politico e imprenditore. Viene in mente Berlusconi. Non è che alla fine la troviamo dall’altra parte?
«Il governo delle larghe intese sta ottenedendo dei risultati. Se dovesse servire una soluzione simile anche in Basilicata per il bene dei lucani io sarei anche pronto. L’importante è che al centro ci sia sempre un progetto a favore dei lucani». 

Niente vacanza quest’anno per Nicola Benedetto. L’assessore regionale all’Agricoltura ieri era nel suo ufficio al Quarto piano del Dipartimento dell’ente a Potenza. Domani sarà insieme a Bolognetti nel carcere di Potenza per la manifestazione dei Radicali. Insomma è un agosto in prima linea quello di Benedetto. 

 

E non andrà meglio a settembre quando le manovre per le elezioni regionale entreranno nel vivo. Intanto però mostra un certo fastidio per quello che già sta accadendo: «E’ un momento di lotta e di posizionamenti per le regionali. Non credo sia utile però. Quello che noto girando in questi giorni per la Basilicata è che al netto delle aspirazioni dei politici c’è un’intera popolazione che aspetta risposte e che vive difficoltà enormi. Ai lucani della guerra delle poltrone interessa davvero poco». Ma il primo pensiero è quello da assessore del Primo settore. Da qui parte l’intervista. 

Assessore quali sono oggettivamente le condizioni di salute dell’agricoltura lucana?

«E’ in difficoltà. Ci sono dei ritardi. Io ho trovato una situazione non molto buona. E’ l’ultima tra le regioni italiane nella spesa. A fine luglio è arrivato il resoconto dell’Europa secondo cui la Regione Basilicata è fanalino di coda per la spesa dei fondi nel settore Agricolo. C’è un rischio di disimpegno di oltre il 10 per cento. Rischiamo di perdere solo per quest’anno circa 40 milioni di euro. Chiaramente poi sono a rischio quelli futuri». 

Ma come è possibile?

«Il sistema funziona così: il Psr vale circa 700 milioni. Per consumare tutti i fondi bisogna rispettare una tabella di marcia. Alcune misure sono state già completate. Per altre sono state fatte delle anticipazioni e c’è tempo fino al 2015  per completare l’investimento. Ma il problema rimane quello di alcune misure che vanno messe a bando per poter utilizzare i fondi. E in questo contesto ci sono dei ritardi perchè tutto va chiuso entro la fine del 2013. Al 31 luglio il rischio era quello di non riuscire a mettere a sistema 40 milioni di euro». 

Ma la responsabilità di chi è? E’ colpa di questi mesi di paralisi regionale?

«No. Il problema è che gli uffici a mio modo di verere sono un pochino lenti e vanno stimolati spesso. Bisognerebbe essere più determinati. Io chiedo a chi guida il Dipartimento di essere motivati a stimolare sempre di più i funzionari...».

Ma ci sono stati errori anche di chi l’ha preceduto come assessore?

«Diciamo che al luglio 2013 dovevamo essere in una situazione migliore. Lo dice l’Unione europea non io». 

Al netto delle varie responsabilità, c’è chi pensa che ormai l’Agricoltura lucana è in uno stato di non ritorno. Lei cosa ne pensa?

«Per me è l’esatto contrario. La Basilicata si può salvare solo puntando sulla filiera agricola. Insieme al turismo solo l’agricoltura può fungere da motore per il rilancio. Bisogna lavorare molto ovviamente ma secondo me ci sono ancora possibilità. Purchè si capisca che l’agricoltura lucana non può fermarsi alle prime due fasi dell’economia agricola. Dalla semplice produzione si arriva al prodotto già cotto. La Basilicata ha molto da fare per costruire una filiera di trasformazione, commercializzazione e distribuzione del prodotto agricolo. C’è molto da fare. E io sono fiducioso perchè vedo negli agricoltori lucani ancora molta voglia di fare sacrifici e di mettersi in gioco. La politica da parte sua deve fare pace e mettersi al servizio dei cittadini e degli agricoltori per ipotizzare nuovi sistemi e nuove idee». 

Ma intanto la politica lucana ogni giorno che passa diventa una polveriera. E il centrosinistra di cui lei fa parte non fa eccezione. Anzi...

«Non mi faccio problemi a dirlo. E’ un momento complicato perchè si è troppo abituati a pensare secondo la logica delle postazioni già destinate e predefinite. Per  me è necessario che questo stato di cose e questo sistema finalmente cambi. Perchè il popolo lucano è ormai stanco di non essere guidato come dovrebbe fare la politica ma di essere completamente imposto le decisioni. Da questo punto di vista sono preoccupato».

 In che senso?

«Credo che il popolo lucano in questo momento particolari si meriti altro. E si meriti una apertura reale da parte della politica. Nelle piazze e nelle strade ce lo chiedono tutti i giorni. Se invece la politica e il centrosinistra in particolare dovesse continuare su questa strada non è sicuro nulla. Proseguendo su questa strada nessun risultato elettorale è scontato. Non escludo pertanto anche brutte sorprese se non saremo capaci di cambiare e ascoltare i lucani». 

Sta lanciando un allarme alla sua coalizione?

«Io lancio due tipi di allarme. Il primo sociale: la gente è esasperata e quindi potrebbero anche verificarsi tensioni sociali e manifestazioni di protesta. Il secondo è elettorale: il centrosinistra non ha già vinto e i cittadini secondo me guardano più alle persone e agli eventuali candidati piuttosto che alle bandiere e ai simboli dei partiti. I problemi della gente sono reali. E i politici devono capirlo facendo azioni concrete diverse dal passato. Basta con la ricerca degli equilibri a tutti i costi e con le postazioni già definite e far finta solo di pensare ai cittadini». 

Il centrosinistra intanto dovrebbe svolgere le Primarie..

«Sono utili. Io le ho chieste dal primo momento e spero si facciano nonostante le voci di chi sostiene che è solo un gioco delle parti e che alla fine non si faranno. Sarebbe un segnale positivo da lanciare ai lucani che potrebbero così scegliere il candidato presidente della Regione. Se invece si dovesse arrivare alla fine con un candidato imposto dal Partito Regione non so quale sarebbe la risposta dei cittadini. Ma temo non positiva». 

Ma oltre all’annuncio della data del 22 settembre e di quella del 2 per la presentazione delle firme per candidarsi tutto sembra paralizzato... 

«Spero che le cose abbiano un’accelerazione positiva. Non sono tanto d’accordo però sulla questione della raccolta firme». 

Cioè?

«Serve la raccolta firme se ci sono più candidati dello stesso partito. Altrimenti sono inutili. Ogni partito della coalizione ha diritto a esprimere un suo candidato. Dovrebbe essere automatico. Se poi le firme sono state immaginate per limitare i candidati allora è un altro discorso». 

Firme o non firme, lei si candiderà alle Primarie del centrosinistra?

«Certo. Se le Primarie ci saranno io sarò. Ovviamente se saranno vere e non solo uno strumento interno al più grande partito della coalizione per ricompattarsi». 

In tutto questo i partiti della sinistra a partire dal Psi e da Sel hanno sollevato la questione morale. In pratica hanno chiesto che nessuno di quelli interessati dalle vicende di rimborsopoli sia candidato alla presidenza della Regione. Anche lei quindi come tantissimi altri... 

«Per me andrebbero analizzati i vari casi. Ma non comprendo come questa cosa venga sollevata propria dalla Sel. Io ricordo che Nichi Vendola è stato raggiunto da avvisi di garanzia. Quindi secondo il loro stesso ragionamento vendola dovrebbe dimettersi da presidente della Regione Puglia e anche da segretario nazionale del partito. Insomma il codice etico deve valere per tutti e a tutti i livelli. Io però credo che questa cosa sia stata sollevata per fermare qualcuno e per indirizzare le scelte. A questo gioco non ci sto. Come non mi piace che si stia frazionando in mille associazioni e mille movimenti il panorama elettorale». 

Del listino cosa ne pensa?

«Andava eliminato. Io in Consiglio la questione l’ho sollevata tante volte. Purtroppo non è stato così e non è un bene». 

Però esiste. Chi dovrebbe farne parte?

«Nel listino non dovrebbe entrare chi appartiene al partito che esprime il candidato presidente». 

Escludendo i presenti. Insomma al netto di Nicola Benedetto per lei qual è il profillo del perfetto candidato del centrosinistra?

«Il candidato perfetto per questa fase non serve che sia uno statista. Non serve che sia un grande politico. Secondo me, invece, serve che sia una persona pragmatica, leale e che metta al primo posto i problemi dei lucani. Anche perchè ci saranno meno fondi e quindi serve una persona decisa che sappia soppesare atto per atto quello che va fatto dalle cose non necessarie. Comunque chiunque sia non potrà fare i miracoli e quindi serve una persona per bene decisa e pragmatica. Soprattutto serve una persona generosa che metta al centro non se stesso e non il suo gruppo ma i cittadini». 

Per chiudere. Lei si sente più imprenditore o politico?

«Per me un buon politico deve essere stato anche un buon imprenditore. Un imprenditore capisce meglio quali sono i problemi che oggi ci sono con la crisi economica che colpisce tutti i settori produttivi. Anche perchè un imprenditore ogni giorno deve affrontare problemi con la giusta misura. A livello personale io da assessore utilizzo la mia esperienza da imprenditore e non trovo molte differenze». 

Politico e imprenditore. Viene in mente Berlusconi. Non è che alla fine la troviamo dall’altra parte?

«Il governo delle larghe intese sta ottenedendo dei risultati. Se dovesse servire una soluzione simile anche in Basilicata per il bene dei lucani io sarei anche pronto. L’importante è che al centro ci sia sempre un progetto a favore dei lucani». 

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