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Regionali e grattacapi del centrosinistra
Alle prese con primarie ed emergenze

Basilicata

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12 minuti 17 secondi

 

di SARA LORUSSO
POTENZA - Il centrosinistra oggi si riunirà ancora una volta. Sul tavolo della maggioranza c’è sempre il tasto dolente, quello dei criteri per le candidature alle primarie. Perché è vero che l’ultima riunione ha messo alcuni paletti chiari su quella che un tempo era chiamata questione morale (anche gli indagati potranno candidarsi). Ma il punto sul profilo da scegliere resta ancora in piedi. Lo pongono in un documento i partiti della coalizione Sel, Psi, Rifondazione e Verdi. I segretari delle sigle oggi presenteranno richieste nette al Pd: non è solo un problema di chi è o non è finito in “rimborsopoli”. Lo scandalo degli scontrini gonfiati fa solo da sponda a un bisogno più ampio di cambiamento. Che è cambiamento non anagrafico, ma generale, di contenuti, di profilo. Se si è arrivati a sciogliere un consiglio regionale, non si può accantonare - fanno capire - il tema delle responsabilità. 
Il tema sarà sul tavolo. E non è detto sia un muro contro muro. Non secondo confini precisi di partito, almeno. C’è infatti un’area del Pd, quella che fa capo a Vincenzo Folino e Vincenzo Bubbico, che del cambiamento fa discrimine importante. 
Fin qui, la via delle candidature. Ma ci sono altri argomenti pronti ad agitare equilibri e dialoghi interni di maggioranza. La sofferenza economica vicina al collasso di alcuni enti è tra questi. 
A manovra finanziaria approvata, il presidente della Regione De Filippo aveva spiegato che «no, non si era trattato di un conto politico». Il contributo mancato alla città di Potenza, proprio come il “no” ai fondi per il consorzio Asi del capoluogo erano il risultato di un contesto tecnico ed economico: le richieste erano arrivate in ritardo (nel primo caso) e non c’era possibilità di giustificare simili aiuti con i criteri dell’«urgenza e dell’indifferibilità». Con il consiglio regionale in via di scioglimento e il governatore dimissionario, insomma, a bilancio può solo andare ciò di cui non si può fare a meno, spiegavano da viale Verrastro. Rassicurazioni istituzionali a parte, in molti ci hanno visto un dato politico: la bocciatura tecnica dell’emendamento dedicato alle risorse per la città capoluogo è finita in lunghi botta e risposta sul perchè l’amministrazione potentina meriti quel sostegno. O sul perché non dovrebbe neanche chiederlo. 
Con le scadenze di bilanci locali sempre più vicine, la vicenda è tornata ad affacciarsi. E diventa  - questa volta senza dubbio - questione politica. Perché non investe solo il difficile rapporto istituzionale e politico tra Comune di Potenza e Regione Basilicata. Ci sono, per esempio, gli stipendi a rischio per i lavoratori del consorzio industriale, un ente commissariato e la cui riforma non è ancora stata attuata. Toccherà - si spera - al prossimo consiglio regionale farsene carico, diventerà tema di campagna elettorale. Ma nel frattempo, che cosa accadrà a questi lavoratori? E alle casse comunali di Potenza, praticamente a rischio dissesto? 
Nei dialoghi tra aree democratiche, alleati e aspiranti candidati, tra temi e richieste, sollecitazioni territoriali, si affacciano anche queste due emergenze. Del resto, ci pensano sindacati e oppositori a fare da post-it. 
«La Città di Potenza rischia il collasso a causa della decisione della regione Basilicata di negare i 6 milioni di euro già previsti e programmati quale fondo aggiuntivo per la città capoluogo - scrive Angelo Summa, segretario Cgil Potenza - Probabilmente, sfuggono i riflessi e le reali conseguenze che deriverebbero dal mancato trasferimento». Summa richiama in particolare i settori di trasporto urbano e rifiuti, i primi a rischio sofferenza. «La Basilicata - dice  - ha bisogno di un profilo alto nella gestione della cosa pubblica: si discuta di merito, di cosa fare della nostra regione, di come utilizzare le risorse nell’interesse dell’intera collettività». Il segretario della Cgil potentina riprende in qualche modo il conflitto latente tra i due enti. Le cattive relazioni tra De Filippo e il sindaco di Potenza Vito Santarsiero hanno finito spesso con il mescolarsi in questioni amministrative. 
Il sindaco continua a chiedere il sostegno per la città facendo leva sulla situazione debitoria del municipio. Ereditata dal dissesto e - ha detto più volte Santarsiero - in via di abbattimento. Per adesso sulla spese corrente grava un mutuo da 12 milioni di euro all’anno. Cifra che toglie ossigeno al capitolo di bilancio destinato ai servizi di tutti i giorni. Servizi che arrivano a una popolazione molto più ampia di quella residenziale. Su strade e rifiuti grava ogni giorno una popolazione pendolare di 50.000 cittadini. Potenza, insomma, chiede un sostegno per il ruolo di capoluogo e per i servizi (sede di università, uffici, strutture sanitarie, scuole) che offre. 
Nei giorni scorsi Santarsiero ha posto con forza la questione al suo partito, interpellando sia il capogruppo romano, Roberto Speranza, che quello regionale, Erminio Restaino. Ha fatto rilevare lo sforzo  di risanamento. Al netto delle valutazioni politiche, resta il dato - è il senso della richiesta - che l’ente sta abbattendo il debito ed è riuscito a recuperare quasi 80 milioni di euro di fondi extra regionali su alloggi e infrastrutture. Un aiuto sui servizi messi a rischio dai tagli, dicono così da Palazzo di città, non sarebbe «una concessione immeritata per la città». 
Che cosa accadrà? Nelle ore immediatamente successive all’approvazione della finanziaria, più fronti avevano suggerito la strada di un lavoro  di mediazione. Per arrivare magari a un consiglio regionale particolare. 
L’Asi è altro punto cruciale. Sono le segreterie regionali di Cgil e Uil a tornare sulla vertenza. «Per risolvere la grave situazione del Consorzio, in questi giorni abbiamo continuamente sollecitato l’adozione della delibera di consiglio regionale per trasferire altri 5 milioni di euro, allo scopo di garantirne la sopravvivenza - scrivono - È assolutamente intollerabile la condizione di forte incertezza e preoccupazione riguardo ai servizi alle imprese e al futuro dei dipendenti del Consorzio Asi». Nino Falotico e Giovanni Sarli (Cisl) e Carmine Vaccaro e Antonio Guglielmi (Uil) raccontano nel dettaglio il clima di urgenza. «Siamo fortemente preoccupati per le gravi ripercussioni a causa del probabile distacco delle forniture Enel, nelle 9 aree industriali di riferimento». 
Un risultato che, visto con gli occhi dell’opposizione, è la certificazione di un fallimento del governo di centrosinistra. «Chi si ricorda dei 16,750 milioni di euro che la Regione ha dato all’Asi per acquisire una serie di capannoni per il progetto Basilicata innovazione e la Fiera? Si aggiungono altri 15 milioni che nel corso degli anni la Regione stanzierà per finanziare un mutuo del Consorzio industriale». Le cifre sono fornite dal consigliere regionale Gianni Rosa (FdI). «Della missione iniziale dei consorzi industriali, “promuovere le aree industriali con servizi a costi contenuti” non resta nulla. Restano solo i debiti e gli sprechi. Tutto ciò l’abbiamo detto tante volte eppure nessuno ascoltava». Nel frattempo, però, a chiedere ascolto ci sono imprenditori e lavoratori. 

POTENZA - Il centrosinistra oggi si riunirà ancora una volta. Sul tavolo della maggioranza c’è sempre il tasto dolente, quello dei criteri per le candidature alle primarie. Perché è vero che l’ultima riunione ha messo alcuni paletti chiari su quella che un tempo era chiamata questione morale (anche gli indagati potranno candidarsi). Ma il punto sul profilo da scegliere resta ancora in piedi. Lo pongono in un documento i partiti della coalizione Sel, Psi, Rifondazione e Verdi. I segretari delle sigle oggi presenteranno richieste nette al Pd: non è solo un problema di chi è o non è finito in “rimborsopoli”. 

 

Lo scandalo degli scontrini gonfiati fa solo da sponda a un bisogno più ampio di cambiamento. Che è cambiamento non anagrafico, ma generale, di contenuti, di profilo. Se si è arrivati a sciogliere un consiglio regionale, non si può accantonare - fanno capire - il tema delle responsabilità. Il tema sarà sul tavolo. 

E non è detto sia un muro contro muro. Non secondo confini precisi di partito, almeno. C’è infatti un’area del Pd, quella che fa capo a Vincenzo Folino e Vincenzo Bubbico, che del cambiamento fa discrimine importante. Fin qui, la via delle candidature. Ma ci sono altri argomenti pronti ad agitare equilibri e dialoghi interni di maggioranza.

 La sofferenza economica vicina al collasso di alcuni enti è tra questi. A manovra finanziaria approvata, il presidente della Regione De Filippo aveva spiegato che «no, non si era trattato di un conto politico». Il contributo mancato alla città di Potenza, proprio come il “no” ai fondi per il consorzio Asi del capoluogo erano il risultato di un contesto tecnico ed economico: le richieste erano arrivate in ritardo (nel primo caso) e non c’era possibilità di giustificare simili aiuti con i criteri dell’«urgenza e dell’indifferibilità». Con il consiglio regionale in via di scioglimento e il governatore dimissionario, insomma, a bilancio può solo andare ciò di cui non si può fare a meno, spiegavano da viale Verrastro. 

Rassicurazioni istituzionali a parte, in molti ci hanno visto un dato politico: la bocciatura tecnica dell’emendamento dedicato alle risorse per la città capoluogo è finita in lunghi botta e risposta sul perchè l’amministrazione potentina meriti quel sostegno. O sul perché non dovrebbe neanche chiederlo. Con le scadenze di bilanci locali sempre più vicine, la vicenda è tornata ad affacciarsi. E diventa  - questa volta senza dubbio - questione politica. Perché non investe solo il difficile rapporto istituzionale e politico tra Comune di Potenza e Regione Basilicata. 

Ci sono, per esempio, gli stipendi a rischio per i lavoratori del consorzio industriale, un ente commissariato e la cui riforma non è ancora stata attuata. Toccherà - si spera - al prossimo consiglio regionale farsene carico, diventerà tema di campagna elettorale. Ma nel frattempo, che cosa accadrà a questi lavoratori? E alle casse comunali di Potenza, praticamente a rischio dissesto? Nei dialoghi tra aree democratiche, alleati e aspiranti candidati, tra temi e richieste, sollecitazioni territoriali, si affacciano anche queste due emergenze. Del resto, ci pensano sindacati e oppositori a fare da post-it. 

«La Città di Potenza rischia il collasso a causa della decisione della regione Basilicata di negare i 6 milioni di euro già previsti e programmati quale fondo aggiuntivo per la città capoluogo - scrive Angelo Summa, segretario Cgil Potenza - Probabilmente, sfuggono i riflessi e le reali conseguenze che deriverebbero dal mancato trasferimento». Summa richiama in particolare i settori di trasporto urbano e rifiuti, i primi a rischio sofferenza. «La Basilicata - dice  - ha bisogno di un profilo alto nella gestione della cosa pubblica: si discuta di merito, di cosa fare della nostra regione, di come utilizzare le risorse nell’interesse dell’intera collettività». 

Il segretario della Cgil potentina riprende in qualche modo il conflitto latente tra i due enti. Le cattive relazioni tra De Filippo e il sindaco di Potenza Vito Santarsiero hanno finito spesso con il mescolarsi in questioni amministrative. Il sindaco continua a chiedere il sostegno per la città facendo leva sulla situazione debitoria del municipio. 

Ereditata dal dissesto e - ha detto più volte Santarsiero - in via di abbattimento. Per adesso sulla spese corrente grava un mutuo da 12 milioni di euro all’anno. Cifra che toglie ossigeno al capitolo di bilancio destinato ai servizi di tutti i giorni. Servizi che arrivano a una popolazione molto più ampia di quella residenziale. Su strade e rifiuti grava ogni giorno una popolazione pendolare di 50.000 cittadini. Potenza, insomma, chiede un sostegno per il ruolo di capoluogo e per i servizi (sede di università, uffici, strutture sanitarie, scuole) che offre. 

Nei giorni scorsi Santarsiero ha posto con forza la questione al suo partito, interpellando sia il capogruppo romano, Roberto Speranza, che quello regionale, Erminio Restaino. Ha fatto rilevare lo sforzo  di risanamento. 

Al netto delle valutazioni politiche, resta il dato - è il senso della richiesta - che l’ente sta abbattendo il debito ed è riuscito a recuperare quasi 80 milioni di euro di fondi extra regionali su alloggi e infrastrutture. Un aiuto sui servizi messi a rischio dai tagli, dicono così da Palazzo di città, non sarebbe «una concessione immeritata per la città». Che cosa accadrà? Nelle ore immediatamente successive all’approvazione della finanziaria, più fronti avevano suggerito la strada di un lavoro  di mediazione. Per arrivare magari a un consiglio regionale particolare. L’Asi è altro punto cruciale. 

Sono le segreterie regionali di Cgil e Uil a tornare sulla vertenza. «Per risolvere la grave situazione del Consorzio, in questi giorni abbiamo continuamente sollecitato l’adozione della delibera di consiglio regionale per trasferire altri 5 milioni di euro, allo scopo di garantirne la sopravvivenza - scrivono - È assolutamente intollerabile la condizione di forte incertezza e preoccupazione riguardo ai servizi alle imprese e al futuro dei dipendenti del Consorzio Asi». Nino Falotico e Giovanni Sarli (Cisl) e Carmine Vaccaro e Antonio Guglielmi (Uil) raccontano nel dettaglio il clima di urgenza. «Siamo fortemente preoccupati per le gravi ripercussioni a causa del probabile distacco delle forniture Enel, nelle 9 aree industriali di riferimento». 

Un risultato che, visto con gli occhi dell’opposizione, è la certificazione di un fallimento del governo di centrosinistra. «Chi si ricorda dei 16,750 milioni di euro che la Regione ha dato all’Asi per acquisire una serie di capannoni per il progetto Basilicata innovazione e la Fiera? Si aggiungono altri 15 milioni che nel corso degli anni la Regione stanzierà per finanziare un mutuo del Consorzio industriale». Le cifre sono fornite dal consigliere regionale Gianni Rosa (FdI). «Della missione iniziale dei consorzi industriali, “promuovere le aree industriali con servizi a costi contenuti” non resta nulla. Restano solo i debiti e gli sprechi. 

Tutto ciò l’abbiamo detto tante volte eppure nessuno ascoltava». Nel frattempo, però, a chiedere ascolto ci sono imprenditori e lavoratori. 

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